<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689</id><updated>2012-02-12T19:57:47.446+01:00</updated><category term='Mafie'/><category term='sindacato'/><category term='Grottaglie'/><category term='miracoli'/><category term='ILVA'/><category term='Ambiente'/><category term='Movimenti'/><category term='Sanità'/><category term='Istruzione'/><category term='elezioni'/><category term='Conflitti'/><category term='Tasse'/><category term='Agricoltura'/><category term='energia'/><category term='beni comuni'/><category term='asilo'/><category term='Puglia'/><category term='Nucleare'/><category term='bravate'/><category term='giustizia'/><category term='religioni'/><category term='Economia'/><category term='Lavoro'/><category term='furbate'/><category term='generi'/><category term='inquinamento'/><category term='dittature'/><category term='TV'/><category term='Alenia'/><category term='razzismo'/><category term='costume'/><category term='università'/><category term='disastri'/><category term='diritti'/><category term='Acqua'/><category term='Ceramica'/><category term='governo'/><category term='Democrazia'/><category term='terrorismo'/><category term='Europa'/><category term='comunicati'/><category term='Cultura'/><category term='Pubblica Amministrazione'/><category term='Informazione'/><category term='comiche'/><category term='lotte'/><category term='Dibattiti'/><category term='Rifiuti'/><category term='welfare'/><category term='Magistratura'/><category term='Satira'/><category term='Esteri'/><category term='Politica'/><category term='partiti'/><category term='Italia'/><category term='Taranto'/><category term='Crisi'/><title type='text'>Papaveri e Papere tante</title><subtitle type='html'>Quando l'acqua scarseggia la papera non galleggia</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>2635</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-4460365438824359693</id><published>2012-02-12T17:36:00.001+01:00</published><updated>2012-02-12T17:36:00.639+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Il delirio di onnipotenza tedesco</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;Ma chi comanda in Ger­mania: il ministro delle Finanze Schaüble, o il primo ministro Angela Merkel? Più volte - sui debiti sovrani e sul­la sregolatezza fiscale - Schaüble ha preso posizioni più dure rispet­to alla Merkel, che si affrettava poi a minimizzare le sue dichiara­zioni. Ma la direzione di marcia alla lunga è sempre stata quella di Schaüble e della Bundesbank, la banca centrale tedesca.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;L'atteggiamento di Berlino ha dell'incredibile. Prima si presenta­no alla Grecia una serie di condi­zioni ineludibili per evitare il default. Tra governo greco e partiti politici si apre una trattativa du­rissima: se, dove e come tagliare, mentre il paese sta esplodendo. Alla fine i partiti maggiori accetta­no, sottoposti a pressioni esorbi­tanti. Dopo di che Schaüble di­chiara l'impegno greco «poco cre­dibile». Perché mai? Eppure gli im­pegni precedenti a questo, duris­simi, erano stati accolti senza ri­serve. Inoltre, la crisi del governo greco ha seguito il rifiuto euro­peo, non preceduto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;Non si capisce perché il gover­no tedesco abbia imposto que­st'ultimo pacchetto se, per bocca di Schaüble, non credeva che la Grecia potesse rispettare l'impe­gno. A questo punto viene il ragio­nevole sospetto che la durezza del pacchetto fosse mirata a farlo rifiutare. Una volta che i politici greci non sono caduti nella trap­pola, allora si rovescia il tavolo. Ma la questione maggiore resta il perché.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;Vengono in mente certe ester­nazioni estemporanee dei giorni scorsi: la proposta di commissa­riare il governo greco, la dichiarazione del Commissario olandese Kroess che un default greco non sarebbe poi una catastrofe. E se si volesse davvero il default? Ancora più strano è che Schaüble sem­bra aver detto invece ai portoghe­si che li sosterrà. E poi, perché si sussurra in giro che il caso della Grecia rimarrebbe «unico e irripe­tibile»? Il risultato delle sue dichia­razioni non si è fatto attendere: venerdì gli spread di Italia e Spa­gna sono cresciuti, mentre quello del Portogallo è calato. Sembre­rebbe quasi che la Germania vo­glia far capire indirettamente che la salvezza per i paesi europei in difficoltà viene dalla copertura statale tedesca, e non dalla politi­ca della Banca centrale europea decisa dal Governatore Draghi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;In effetti, l'iniziativa - presa a dicembre - di concedere prestiti illimitati triennali alle banche, con l'implicito accordo che avreb­bero sostenuto i debiti sovrani eu­ropei, era riuscita a creare una fi­nestra di tranquillità; rimessa in discussione dall'atteggiamento tedesco. Draghi aveva messo in at­to la sua misura dopo un'intensa pressione dell'amministrazione americana. L'obiettivo di Obama era ovviamente di evitare una cri­si finanziaria europea per poter ri­lanciare l'economia americana, in vista della rielezione. Obiettivo raggiungibile, grazie anche al massiccio intervento della Fede­ral Reserve che è riuscita a inne­scare una ripresa negli Usa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;Si sa che ci sono stati, e ci so­no, malumori nella Bundesbank e in ambienti della Bce sulla misu­ra Draghi. Ma sembrava fosse sta­to raggiunto un compromesso tra la linea tedesca e, quella ameri­cana. Draghi accettava di condi­zionare l'emissione di moneta all'irrigidimento della politica fisca­le in Europa; come è avvenuto con l'accordo per l'inserimento del vincolo di pareggio del bilan­cio nelle Costituzioni europee. D'altra parte, la mossa Draghi po­teva servire anche alla Merkel, spezzando un possibile pericolo­so legame tra crisi dei debiti e re­cessione conseguente ai tagli di bilancio generalizzati in Europa. Il compromesso pareva essere: la politica monetaria agli Usa e la politica fiscale alla Germania.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;La mossa di Schaüble, di rifiuta­re l'impegno del governo greco, riapre la questione, riavvicinan­do quel default che le intense contrattazioni tra governo, partiti gre­ci, creditori e Ue sembravano aver allontanato; e rimettendo in questione il raggiunto equilibrio transatlantico. Sullo sfondo pare esserci una scommessa tedesca: o che i tagli fiscali generalizzati non porteranno alcuna grave re­cessione, o che - se anche ci fosse - comunque non toccherà la Ger­mania, grazie alla sostituzione (per le esportazioni tedesche) del mercato europeo con quelli emer­genti. Al più, renderà i paesi della periferia ancor più malleabili alle intenzioni egemoniche tedesche.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;C'è però una novità. Pare che qualcuno sia veramente intenzio­nato anche a correre il rischio di una crisi finanziaria per raggiungere l'obiettivo. Ma quale obietti­vo non si sa. La creazione di un'area a euro forte, nonostante che danneggi le esportazioni te­desche? O qualcuno pensa che una crisi monetaria che portasse a un euro del Nord fortissimo po­trebbe danneggiare il dollaro, e essere quindi una premessa per sostituirlo come moneta perno mondiale?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;Nulla è chiaro in questi scena­ri, tranne che la dirigenza tede­sca si sta muovendo animata da un irrefrenabile delirio di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10.5pt; line-height: 115%;"&gt;onnipotenza&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;Gabriele Pastrello&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-4460365438824359693?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4460365438824359693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4460365438824359693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/il-delirio-di-onnipotenza-tedesco.html' title='Il delirio di onnipotenza tedesco'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-6040825366841736878</id><published>2012-02-12T13:34:00.001+01:00</published><updated>2012-02-12T13:34:00.701+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Agricoltura'/><title type='text'>Agricoltura: la svendita dei terreni pubblici</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Agricoltura: la svendita dei terreni pubblici&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;di Antonio Onorati&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La nuova versione del pacchetto agroalimentare del governo Monti non affronta il nodo cruciale dell’agricoltura italiana: la concentrazione delle terre&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Italia il processo di concentrazione delle terre ha ripreso vigore negli ultimi 10 anni: l’1% delle aziende controlla il 30% delle terre agricole. Alla fine della seconda guerra mondiale le aziende agricole con una taglia di oltre 100 ettari, pur essendo lo 0,22 di tutte le aziende, controllavano un quarto di tutta la terra agricola del paese. Oggi circa 22.000 aziende si spartiscono oltre 6,5milioni di ettari di superficie agricola, e negli ultimi 10 anni c’è un crollo del numero delle aziende con una taglia sotto i 20 ettari. L’agricoltura familiare, quella con una taglia inferiore ai 20 ettari che è il cuore dell’agricoltura italiana, viene decimata. Il cosiddetto settore primario non appare mai quando il governo parla di “ripresa”, “sviluppo”, “occupazione”, come se quei 250-300 miliardi che vale la produzione agricola e le attività connesse, quel milione di occupati fossero invisibili ed un peso per il paese.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La nuova versione del pacchetto agroalimentare approvata dal governo Monti è migliorata rispetto a quella del dicembre scorso del governo Berlusconi ma non affronta i nodi cruciali della crisi dell’agricoltura italiana. Infatti non ci sono misure contro la concentrazione e a favore delle piccole aziende, che per poter resistere e sopravvivere alla crisi devono poter allargare la superficie coltivabile. Non serve vendere la terra per far cassa oggi, bisogna facilitare l'accesso alle risorse rendendole disponibile a “equo canone” creando così, attraverso l’affitto agrario, un flusso di risorse per la finanza pubblica. L’accesso alla terra attraverso il mercato fondiario non solo non favorisce l’ingresso dei giovani in agricoltura ma – considerando che di fatto quasi tutta la terra agricola è vicina ad insediamenti urbani – finisce per favorire la speculazione edilizia e il radicamento nell’economia legale di capitali di origine illegale o, comunque, non d’origine agricola.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Finora con le politiche agricole italiane e con la politica agricola comunitaria (PAC) europea è stata favorita l’agricoltura industriale di grande taglia, intensiva in capitali e scarsa utilizzatrice di manodopera; le piccole aziende familiari che hanno resistito - nonostante tutto - invece sono intensive in lavoro. E’ bene che i consumatori sappiano che, a differenza di qualunque altro settore produttivo, in agricoltura la qualità dei prodotti è direttamente legata alla qualità e alla quantità del lavoro umano impiegato e solo le piccole aziende agricole hanno la capacità di proteggere e mantenere alta la qualità delle produzioni, di operare una riconversione ecologicamente durevole dei sistemi agricoli del nostro paese, togliendoli dalla dipendenza del trasporto su gomma e quindi restituendo solidità ad un sistema distributivo reso fragile dalla concentrazione delle produzioni in ristretti ambiti territoriali. In mani sempre più ristrette. La concentrazione delle terre e del diritto a produrre è il risultato di politiche e non di una ineluttabile decadenza del settore agricolo. L’Italia, una delle 2 grandi agricolture europee, è oggi ostaggio delle proteste dei camionisti grazie alla innaturale concentrazione solo in alcune regioni delle produzioni agricole come latte, carne, frutta e verdura. E non è casuale se le mafie si impossessano del controllo del mercato dei prodotti ortofrutticoli, grazie, appunto, a questa fragilità e dipendenza da un mercato basato quasi esclusivamente sulle esigenze della GDO e quindi sul trasporto su lunghe distanze.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per riprendere la via dello sviluppo e dell’occupazione, come i presidente del Consiglio continua a ripetere, si dovrebbe ripartire dalle aziende agricole medie, piccole e piccolissime – che sono un milione e costituiscono il cuore produttivo del cibo in Italia - sono loro che potrebbero reagire più rapidamente alla crisi con misure strutturali e legislative che non comportano maggiore spesa per lo Stato. Ad esempio, favorire l'affitto agrario a un equo canone, metti la priorità ai giovani e alle donne, solo a agricoltura familiare di piccola taglia, al di sotto di 30 ettari.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Garantire un accesso facilitato all’uso della terra per i contadini e proteggerne prioritariamente l’uso che questi ne fanno. Di questo abbiamo bisogno anche per dare un contributo alle crisi che attanagliano il paese, quella economica, quella finanziaria e quella ecologica. Un po’ di neve e torniamo indietro di un secolo. Le aziende contadine che sono scomparse non possono rinascere e la sofferenza di quei fallimenti non sarà compensata, ma almeno si può immaginare di consolidare le piccole aziende che sopravvivono e di crearne delle nuove per fermare il processo di desertificazione agraria che ai più sembra ormai inarrestabile. Per questo una piccola significativa prova di coraggio del governo Monti, segnale di sensibilità sarebbe il cambiamento del Articolo 66. (Dismissione di terreni demaniali agricoli e a vocazione agricola) del “pacchetto sviluppo” e scrivere, al posto di “alienare..”, da concedere in locazione ai sensi della legge 203 del 1982 e successive modifiche a cura dell’Agenzia del demanio mediante procedura negoziata senza pubblicazione del bando per gli immobili a canone annuo inferiore a 20 mila euro e mediante bando pubblico per quelli di canone annuo superiore, riservati a coltivatori diretti, con priorità a giovani singoli o associati ed ad iniziative di rilevanza sociale (agricoltura sociale)”. In fondo non una rivoluzione ma solo l’applicazione del dettame costituzionale. In particolare per quanto riguarda l’uso agricolo della terra, l’Articolo 44 dice: “Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà …”. Un buon programma di governo, presidente Monti.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;Per ulteriori informazioni www.croceviaterra.it&lt;br /&gt;La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte: www.sbilanciamoci.info&lt;br /&gt;Vuoi contribuire a sbilanciamoci.info? Clicca qui&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-6040825366841736878?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6040825366841736878'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6040825366841736878'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/agricoltura-la-svendita-dei-terreni.html' title='Agricoltura: la svendita dei terreni pubblici'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-6589306778240348025</id><published>2012-02-12T10:30:00.000+01:00</published><updated>2012-02-12T09:19:00.252+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crisi'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-rpJ16jUkQ1E/TzZNt5vgBfI/AAAAAAAAEXc/KmEZUBemaKU/s1600/eurodissea.gif" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-rpJ16jUkQ1E/TzZNt5vgBfI/AAAAAAAAEXc/KmEZUBemaKU/s320/eurodissea.gif" width="223" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Alla Ue e al Fondo monetario internazionale «non basta» l'accordo tra le forze che in Grecia sostengono l'esecutivo sui nuovi tagli. Cinque dimissioni nel governo, la destra si sfila. Rimpasto drammatico per il premier «tecnico» Papadimos. Il paese paralizzato dalle proteste contro i diktat eurotedeschi, manifestazioni e violenti scontri ad Atene. &lt;/span&gt;&lt;span lang="EN" style="font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Oggi secondo giorno di sciopero generale.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;NON BASTA ANCORA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Galapagos&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non basta», ha dichiarato Jean-Claude Junker presidente dell'Eurogruppo. E ha chiesto che il governo greco si impegni per un ulteriore taglio di 325 milioni di euro del deficit del 2012. Insomma, se non ci sarà questo ulteriore sacrificio non sarà concesso a Atene il nuovo prestito di 130 miliardi. Eppure il governo greco aveva approvato (il parlamento lo voterà domani) un nuovo piano (da 3,3 miliardi) che prevedeva tra l'altro una riduzione del 22% del salario minimo (a 586 euro al mese) e il licenziamenti di 150 mila dipendenti pubblici entro il 2015 dei quali 15mila già quest'anno. E inoltre 50 miliardi di privatizzazioni, minori investimenti pubblici e perfino 600 milioni di tagli alla difesa. Ovviamente in aggiunta alle manovre già varate nel 2009, nel 2010 e nel 2011 che hanno distrutto il paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come risultato di queste manovre recessive il tasso di disoccupazione è salito a oltre il 20% e - secondo Eurostat - già nel 2010 il 27,7% della popolazione era a rischio di povertà o esclusione sociale e per la fine dell'anno la percentuale salirà a oltre il 30%. Le manovre «canaglia» imposte alla Grecia dall'Europa e dal Fondo monetario non sono per ora riuscite a modificare la crisi fiscale di Atene, ma hanno contribuito solo a frenare la crescita: nel triennio 2010-2012 il Pil diminuirà segnando una caduta superiore al 12% senza che i conti pubblici siano stati risanati. Basti pensare che i nuovi obiettivi prevedono una diminuzione del rapporto Debito/Pil dall'attuale 160% al 120%, ma solo nel 2020. D'altra parte se un paese non cresce è impossibile il risanamento dei conti pubblici. E tutto questo perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A maggior gloria del sistema bancario e dell'euro nell'egoismo dei paesi europei. Non è un caso che dal 4 ottobre 2009 quando Papandreou vince le elezioni anticipate e comincia a scoprire la bancarotta fraudolenta del precedente governo conservatore, è iniziata la guerra contro la Grecia. Prima il paese è stato tradito dagli stessi greci con una massiccia fuga di capitali all'estero frutto del disinvestimento dei titoli del debito pubblico. Poi è stata la volta del sistema bancario internazionale a mettere sotto tiro il debito pubblico, peraltro non enorme, visto che è circa un sesto di quello italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe stato possibile - all'inizio del 2010 - salvare la Grecia con costi notevolmente minori, ma non lo si è fatto. A non volerlo è stata soprattutto la Germania che per mesi ha ostinatamente rifiutato ogni aiuto, condizionandolo poi a enormi manovre correttive varate da Papandreou. Quando nel maggio del 2010 fu accordata la prima linea di credito era evidente che sarebbe stata insufficiente: le correzioni dei conti stavano stravolgendo il tessuto produttivo e sociale del paese. L'impressione - anzi la certezza - è che si volesse «colpire uno per insegnare a cento». Non è infatti possibile credere che nessuno avesse capito la mostruosità di quanto si stava chiedendo alla Grecia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'importante, però, era dare l'esempio, spingere i salari sempre più in basso, cancellare i diritti acquisiti e più in generale cancellare tutti i diritti, a cominciare da quelli dei lavoratori, depredando al tempo stesso il paese dei suoi beni pubblici con massicce privatizzazioni. Di più: quando Papandreou minacciò strumentalmenete (e forse senza un a vera volontà di farlo) di ricorrere a un referendum consultivo per chiedere ai cittadini se erano d'accordo con i sacrifici e quindi con la permanenza del paese nell'euro, fu subito stoppato dall'Europa. Insomma, dopo lo scippo dei beni archeologici e dell'economia, la Grecia ha subìto anche quello della democrazia. Ora Atene è a terra, ma all'Europa - come dimostra la pretesa di Junker - ancora non basta. Sarebbe il caso che la Grecia, con un gesto di orgoglio e di indipendenza, dicesse basta all'Europa e soprattutto all'euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-6589306778240348025?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6589306778240348025'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6589306778240348025'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/alla-ue-e-al-fondo-monetario.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-rpJ16jUkQ1E/TzZNt5vgBfI/AAAAAAAAEXc/KmEZUBemaKU/s72-c/eurodissea.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-7001612301001283624</id><published>2012-02-11T17:50:00.001+01:00</published><updated>2012-02-11T17:50:00.913+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='beni comuni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Messaggio dai lavoratori licenziati dei treni notte, da due mesi in presidio sulla Torre Faro della Stazione centrale di Milano: in difesa del posto di lavoro ma anche di un bene comune&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;"Noi restiamo quassù e non molliamo voi resistete e non lasciateci soli"&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Oliviero Cassini, Stanislao Focarelli - 11.02.2012&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Caro manifesto. La nostra non è solo una lotta per il diritto al lavoro, ma una battaglia civile a difesa di un vero e proprio bene comune, quello costituito dal trasporto pubblico su rotaia. La stiamo portando avanti, da ormai più di 60 giorni. Siamo i lavoratori licenziati dei treni notte in presidio sulla Torre Faro della Stazione Centrale di Milano. Siamo affiancati da «Binario 21 chiama Italia», un gruppo di cittadini presenti fisicamente sulla pensilina e nella «tenda degli attivisti» che ci seguono e sono protagonisti della nostra campagna di mobilitazione. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Stiamo portando avanti questa battaglia non solo per l'occupazione ma soprattutto per un servizio universale che non doveva essere soppresso, e che invece lo è stato il 12 dicembre scorso. I treni notte, che collegavano l'Italia, erano un vero e proprio servizio sociale, di cui usufruivano le fasce deboli. Per anni abbiamo accompagnato anziani che venivano a nord a trovare i figli che qui lavorano, oppure malati che si recavano all'ospedale Gaslini o al Niguarda, intere famiglie con bambini anche molto piccoli. O emigranti che tornano al loro paese dal nord, o dall'estero. Tutte persone che prima potevano fare un viaggio senza cambi intermedi e che ora, invece, sono costretti a non viaggiare, o a farlo affrontando condizioni assurde, numerosi cambi e una spesa molto più alta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' una situazione ingiusta. Il treno è un bene essenziale, e noi stiamo lottando per questo. Basta una settimana di neve per toccare con mano cosa significa vivere in un paese con un sistema di trasporti inadeguato. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La nostra battaglia assume quindi un significato più ampio: la difesa di un vero e proprio bene comune: il trasporto. Un bene essenziale come lo è anche l'informazione. Per questa ragione scriviamo al manifesto in questo momento così difficile anche per voi. Da quando siamo qui ci siamo resi conto che l'informazione non è tutta uguale. Ci sono giornalisti e giornali che ci sostengono, e li ringraziamo; purtroppo, però, al silenzio del governo si affianca anche il silenzio di molti organi di informazione che ricevono finanziamenti dai poteri forti. Ci sono chiare pressioni politiche, non parlano di noi perchè il trasporto è un settore delicato, ci sono in ballo molti interessi. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Siamo scomodi. Proprio come lo siete voi. Ma crediamo profondamente in questa battaglia e non abbiamo nessuna intenzione di mollare. Sempre più persone sono direttamente colpite da una crisi che, oltre a far sparire posti di lavoro, accomuna esperienze di lotta che però troppo spesso non fanno notizia e restano isolate. Guardate cosa dobbiamo fare noi per bucare l'indifferenza! Ecco perché, al binario 21, si sta pensando di creare una rete con altre realtà che sono nella stessa situazione. Ed ecco perché scriviamo proprio a voi. Dietro l'apatia momentanea di un paese sempre più sofferente si nasconde un disagio crescente che non può più sopportare il silenzio. Noi qui abbiamo tre presidi. Quello sulla torre lo chiamiamo presidio del coraggio, quello sulla banchina dove ci sono le persone che ci stanno vicino lo chiamiamo il presidio del cuore, e poi abbiamo aperto un ufficio in stazione. E' il presidio della conoscenza. Noi abbiamo tanto coraggio ma sappiamo che il coraggio da solo non basta. Per questo serve anche un giornale come il vostro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il mondo è bello visto da quassù. Fa molto freddo, ma la presenza di tante persone, gente comune, che vengono a portarci solidarietà, ci riscalda il cuore e ci sostiene. Ci fa capire che con la nostra lotta siamo nel giusto. Noi andiamo avanti. Voi non lasciateci soli.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-7001612301001283624?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/7001612301001283624'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/7001612301001283624'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/messaggio-dai-lavoratori-licenziati-dei.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-8167897108290948853</id><published>2012-02-11T09:21:00.001+01:00</published><updated>2012-02-11T09:21:00.611+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Il diciottismo di Monti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Claudio Gnesutta&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella nuova strategia del premier e del suo governo c'è una visione del mondo e un obiettivo tutto politico. Non è una scelta tecnica, ma risponde a un'idea precisa della crescita alla quale si vuole candidare l'Italia &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Monti ha preso in mano la situazione e si sta spendendo per convincerci che l’art. 18 è la causa della nostra arretratezza economica; una “campagna” ampiamente sostenuta come attesta il forte supporto di Scalfari e di tutta l’arco del (centro-)destra. Con l’alibi di essere un tecnico Monti asserisce che l’eliminazione dell’art. 18 è tecnicamente essenziale per rilanciare gli investimenti in Italia, specie quelli esteri, ma è proprio questa giustificazione che dimostra invece quanto “politica” sia la sua scelta nel scegliere questa questione come bandiera della sua politica di rilancio della crescita. E non solo per l’aspetto, politicamente piuttosto grossolano, di chiedere il sacrificio dell’art. 18 in cambio di una pseudo-patrimoniale mettendo sullo stesso piano la richiesta di rispettare un dovere (fiscale) con la rinuncia a un diritto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In questa scelta vi è tutta la visione politica di questo governo che, al di là del piglio serio (rispetto alla destra cui eravamo abituati), esprime in pieno – e nella sua collegialità, si vedano gli interventi reiterati di Fornero, ma anche di Cancellieri e altri - la sua visione neoliberale (libdem) della società. Sotto l’egida di un “keynesismo” che ha larghi tratti di consonanza con il monetarismo, manifesta le sue radici nella convinzione che è l’impresa il motore del nostro progresso civile, visione che rinsalda l’opinione comune che l’economista è strutturalmente un pensatore di destra per il considerare la società, con i suoi valori e suoi diritti, solo un’appendice del mondo della produzione; il divulgatore del mantra che è l’economia a determinare la forma reale della società (sempreché non neghi l’esistenza stessa della società).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Eppure Monti nelle sue Lezioni europee del 2009 su “L’Europa, il capitalismo di mercato e la crisi economica” sottolineava che la crisi sociale era tanto preoccupante quanto la crisi finanziaria e si preoccupava per la sostenibilità del modello sociale europeo, del quale rivendicava l’obiettivo di garantire solidarietà ed equità nella distribuzione delle “risorse”. Anche senza i toni da “welfare caritatevole”, rimane tuttavia l’impressione che il timore per la crescente iniquità e disuguaglianza sociale fosse, e sia, dovuta agli effetti che iniquità e disuguaglianza possano avere per il funzionamento del mercato e che gli interventi per contenerle siano solo un costo necessario per il suo corretto funzionamento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non tutti gli economisti hanno questa vista destrorsa (sebbene “illuminata”), ci sono anche quelli che guardano le cose in altro modo; l’esempio può essere quello di autori, come Stiglitz, Sen e Fitoussi del Rapporto Sarkozy, che, ponendo al centro dell’analisi economica la “qualità della vita” delle persone, sostengono tra le molte cose interessanti che “L'incertezza circa le condizioni materiali che possono prevalere in futuro ha conseguenze negative per la qualità della vita … La perdita di lavoro può portare a insicurezza economica … La paura di perdere il lavoro può avere conseguenze negative per la qualità della vita dei lavoratori (ad esempio, la malattia fisica e mentale, le tensioni nella vita familiare), nonché per le imprese (ad esempio gli impatti negativi sulla motivazione dei lavoratori e la produttività, ridurre l'identificazione con gli obiettivi aziendali) e la società nel suo complesso” (traduzione mia). Ridimensionare i diritti della parte più debole significa aumentare l’insicurezza sociale, ridimensionare l’inclusione nella vita pubblica, ridurre il cittadino a suddito il ridimensionamento del suo potere di contrattazione. Considerare i diritti acquisiti con lotte civili come risultato di “buonismo” è un’altra scivolata terminologica del nostro premier, che dimostra la scarsa comprensione di una democrazia dove i diritti vengono conquistati e non paternalisticamente concessi. L’obiettivo politico è quello di rafforzare il ruolo dell’impresa, trascurando le interazioni che un tale processo ha con gli altri processi sociali e quindi il suo effetto finale sull’efficienza del sistema economico. Visto in un’ottica di lungo periodo (sentiero sul quale ci indirizzano i nostri tecnici-politici) il rischio è di immiserire quelle risorse democratiche che dovrebbero essere il cuore del modello sociale europeo che perde però di senso se le parti sociali sono deboli per non essere portatrici di propri diritti. E la prevista monetizzazione del diritto a non essere ingiustamente licenziato esprime la concezione che la società va subordinata all’economia: gli individui non come cittadini, ma semplici produttori.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nessuno può negare che la realtà che stiamo vivendo non sia di particolare complessità e che il modo con il quale la affrontiamo costituisca un momento discriminate per il nostro futuro; ma proprio per questo non si possono affrontare le difficoltà assumendo in maniera semplicistica come taumaturgico un intervento che, dal punto di vista economico, non appare di per sé rilevante se non per le pericolose implicazioni sociali e politiche.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non è una conclusione eccessiva: la vicenda dell’art. 18 documenta l’angustia della visione espressa dal governo dei tecnici sul rilancio della crescita. Merita interrogarci su quale sia il modello di crescita presente di fatto nella visione di Monti. A suo avviso l’articolo incriminato è responsabile del blocco degli investimenti in Italia. Tale affermazione trascura però il fatto che di fronte alle difficoltà introdotte dall’euro per fronteggiare la maggiore concorrenza internazionale, la nostra classe imprenditoriale, invece di percorrere la via più complessa e difficile verso produzioni di più elevato tenore tecnologico per competere sulla qualità, ha scelto la strada più facile della compressione dei costi (delocalizzando e precarizzando il lavoro) per competere in termini di prezzo. Nella nostra storia industriale anche recente non mancano esempi del primo tipo, ma è il secondo che ha prevalso e ha dato il tono all’evoluzione della nostra economia. La pressione salariale e normativa del lavoro che, non permettendo lo statu quo, avrebbe dovuto costituire uno stimolo per i veri imprenditori a innovarsi nei metodi e nei prodotti, si è invece tradotta in un assetto produttivo che garantisce alle imprese i profitti (da destinare alla rendita finanziaria e ai consumi opulenti), ma non una solida prospettiva di crescita industriale e di progresso civile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non prendere in considerazione le determinanti della nostra accumulazione impedisce la corretta interpretazione di molti aspetti critici della nostra realtà, dalla precarizzazione alla fuga dei cervelli. La stessa disoccupazione, come scarto tra domanda e offerta ai saggi di salario correnti, non è credibilmente spiegata se non in termini di una domanda di lavoro da parte delle imprese che si presenta ristretta e rigida; in tale contesto la maggiore facilità al licenziamento si traduce in salari più bassi, in occupazione sostanzialmente immutata e quindi in ulteriore caduta dei redditi da lavoro (soprattutto a fronte di un più accentuato precariato). Con il contenimento del reddito dei lavoratori, il ridimensionamento delle pensioni, la compressione fiscale dei redditi più bassi, la maggiore insicurezza sul posto di lavoro fa grandi passi il processo di omogeneizzazione al ribasso all’interno di quella “società dei quattro quinti” che si presenta come possibile futuro. La scelta ossessiva di Monti sull’art. 18 si presenta allora come un fattore che favorisce l’ulteriore spostamento del baricentro della nostra industria verso un assetto basato sul contenimento dei costi del lavoro. Se questo è il modello di crescita di cui tanto si parla nel “salva-crescita” del governo è bene cominciare a pensare a come affrontare l’inevitabile contraddizione tra economia e società che si presenta con la partecipazione all’euro: la forza della prima comporterebbe il deterioramento della seconda; alla resistenza della seconda si assocerebbe la debolezza della prima. In entrambi i casi si registrerebbe una crescente fragilità della nostra società e della democrazia, nostra e europea.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’attuale crisi – è sempre più evidente - non è solo crisi economica ma anche crisi sociale; anzi è una crisi politica poiché è l’espressione dell’incapacità della “politica” di formulare un progetto credibile di come governare l’economia a supporto della crescita sociale e della democrazia. In questo senso nulla è cambiato con il governo Monti e i suoi tecnici. Il dramma è che di fronte alla “serietà” di Monti ci sono solo balbettii, non molto convinti e tanto meno convincenti, sulle possibili alternative in grado di irrobustire la nostra democrazia. Ma non c’è molto tempo per passare dai balbettii a una chiara voce.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte: www.sbilanciamoci.info&lt;/div&gt;Vuoi contribuire a sbilanciamoci.info? Clicca qui&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-8167897108290948853?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/8167897108290948853'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/8167897108290948853'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/il-diciottismo-di-monti.html' title='Il diciottismo di Monti'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-7908438330378731140</id><published>2012-02-10T17:25:00.001+01:00</published><updated>2012-02-10T17:28:41.537+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pubblica Amministrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grottaglie'/><title type='text'>La mossa</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-xkpE__2uh94/TzVFoTNblAI/AAAAAAAAEXQ/pZggRFdNz5U/s1600/mossa.gif" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="274" src="http://4.bp.blogspot.com/-xkpE__2uh94/TzVFoTNblAI/AAAAAAAAEXQ/pZggRFdNz5U/s320/mossa.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E’ proprio scatenato il giornale di famiglia ora in appoggio alle API, non passa giorno che non pubblichi qualcosa su Grottaglie, più che un giornale provinciale pare un giornaletto di paese che vuole imporsi alla provincia e magari trova anche credito. Non quello delle banche ma quello dei politici troppo spesso carponi pur di non provocare onde. Gli argomenti sono molteplici, e sono tutti nella gamma dell’ex sindaco Bagnardi, che ora si rivolta contro la sua ex gente. Aerotecsys, come si può volare senza che mister Alenia non sia protagonista? Liceo Artistico, come si può dimenticare il saccheggio delle aule praticato, Bagnardi in testa, per dare alloggio all’esuberante Moscati? Dipendenti comunali a Grottaglie, dimenticando la sua invenzione della pianta organica di oltre 300 addetti miseramente ridotti forse a 185?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;In effetti egli è una persona informata sui fatti, mica per niente è passato alla storia come l’ontopoieta, cosa non passava dalle sue mani per essere plasmato ma si riduceva miseramente in poltiglia! L’uomo delle istituzioni scortato senza che la Questura ne sapesse niente, colui che additava i facinorosi poi assolti da ogni addebito, chi si vanta d’aver procurato le royalties per il benessere dei grottagliesi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Passi per Aerotecsys ancora in itinere, dove tutti sono pronti a sbranarsi pur di accollarsi qualche merito, ma qual è l’interesse verso il liceo artistico quando anche i dirigenti e gli insegnanti hanno dato il loro assenso all’operazione? Si sente una grande puzza di interessi da tutelare!&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il massimo però si raggiunge oggi verso i dipendenti comunali che regnando Balestra, nella più completa approvazione di sindaco e giunta, fu raggiunto un accordo tra sindacati e amministrazione per distribuire ai dipendenti alcune provvidenze che la Corte dei Conti ha ritenuto irregolari chiedendone ragione. Tuoni e fulmini ma le spiegazioni non erano convincenti e così la Corte dei Conti, dopo vari anni e altrettanti solleciti ha obbligato a mettersi in regola. Chi c’era a quel tempo? Bagnardi, e con lui Alabrese. Ci sono stati anche dei pareri sfavorevoli dell’ufficio personale, ma chi se ne impipa e così oggi, dopo il danno la beffa, i dipendenti &amp;nbsp;chiamati a rifondere quanto percepito in più ma di responsabili dell’accordo che pagano in proprio neanche l’ombra. Ma come si dice: “sbagliare è umano, perseverare è diabolico”. Infatti la Corte ha costretto a interrompere il flusso continuo, e così pure il passaggio a full time di 9 lavoratori. A questi lavoratori urge trovare una soluzione, mica a coloro che clientelarmente hanno creato questa situazione che, oltretutto, &amp;nbsp;danneggia tutta la cittadinanza, non consentendo di disporre, per il mancato rispetto del patto di stabilità, di tutte le risorse spettanti al Paese.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E così il giornale di famiglia tromba su tutti i dipendenti della pubblica amministrazione cercando di ridare verginità al proprio suggeritore e suggerendo ad Alabrese la “mossa”. Ma quale?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-7908438330378731140?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/7908438330378731140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/7908438330378731140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/la-mossa.html' title='La mossa'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-xkpE__2uh94/TzVFoTNblAI/AAAAAAAAEXQ/pZggRFdNz5U/s72-c/mossa.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-863396403026056858</id><published>2012-02-10T12:28:00.000+01:00</published><updated>2012-02-10T12:28:09.982+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Informazione'/><title type='text'>"Monti sta riuscendo dove ha fallito Berlusconi"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-8Sg7zbx6Kp8/TzT_HSGIeWI/AAAAAAAAEXE/EIwgH5DCtpE/s1600/pupazzo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="388" src="http://4.bp.blogspot.com/-8Sg7zbx6Kp8/TzT_HSGIeWI/AAAAAAAAEXE/EIwgH5DCtpE/s400/pupazzo.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;b style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 12pt;"&gt;Conferenza stampa nella sede del giornale dopo l'annuncio dell'avvio della procedura per la liquidazione coatta amministrativa della cooperativa. La direttrice Norma Rangeri: "L'informazione è un bene pubblico. Stanno uccidendo il pluralismo". Giulietti: "Mobilitazione come per la legge bavaglio".&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 12pt; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN" style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 12pt; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/multimedia/?item=foto&amp;amp;uri=multimedia/immagini/mricN/6446/" target="_blank" title="Opens external link in new window"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;FOTO&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 12pt; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN" style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 12pt; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=t1wzSBMjcSw&amp;amp;list=UU5-X224ndse7Pqqe78qI0dg&amp;amp;index=1&amp;amp;feature=plcp" target="_blank" title="Opens external link in new window"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;VIDEO&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 12pt; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN" style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 12pt;"&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/fileadmin/archivi/PDF/volantino_OKOK.pdf" title="Initiates file download"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;SCARICA IL VOLANTINO&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 10pt;"&gt;redazione il Manifesto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;Sembrava una delle nostre assemblee - ne abbiamo fatte parecchie nell'ultimo periodo - e invece era una conferenza stampa. Affollatissima. Il motivo, triste: dovevamo comunicare i termini della liquidazione coatta amministrativa (il decreto è stato appena firmato dal ministero per lo Sviluppo economico). Per l'occasione abbiamo "addobbato" la sede: cartelloni che raccontano al nostra storia, fotografie del nostro passato ma anche del nostro lavoro di ogni giorno, immortalato dalle "mitiche" prima pagine del giornale (parecchie le trovate nell'&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/" target="_blank" title="Opens external link in new window"&gt;edizione di oggi)&lt;/a&gt;. Tutti hanno voluto sapere cosa significa liquidazione coatta amministrativa (in effetti è una procedura abbastanza inedita, e anche stavolta il manifesto&amp;nbsp;-&amp;nbsp;volente o nolente&amp;nbsp;-&amp;nbsp;rappresenta un&amp;nbsp;unicum&amp;nbsp;nel panorama editoriale),&amp;nbsp;e soprattutto quante sono le reali possibilità che il giornale sparisca dalle edicole.&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;A Valentino Parlato, fondatore del manifesto e presidente del Consiglio di amministrazione, l'onere di rispondere a questa domanda. Come sempre, non ha perso tempo in tecnicismi: "Arriverà un liquidatore che prenderà sulle sue spalle la baracca, dovrà vedere i conti e di conseguenza deciderà cosa si può fare. Ma se nel frattempo noi saremo in grado di rialzare le vendite, gli abbonamenti, di fare qualcosa di buono, allora ci sono speranze di continuare a vivere. Liquidazione non vuol dire chiusura. Se invece le cose continueranno ad andare male, dovrà vendere la testata. Vediamo se c'è qualcuno che la compra". Ed è stato ancora lui a rivolgersi ai nostri lettori e sostenitori "che sono tantissimi": "Non vi chiediamo soltanto soldi - ha detto - ma anche idee e suggerimenti. Il giornale si è un po' addormentato, non ci ha fatto bene il governo dei tecnici, dobbiamo tornare a fare un giornale battente. Articoli più brevi, pungenti. Anche più ironico". &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;Ma fare il punto politico sul significato della crisi del manifesto è toccato alla direttrice, Norma Rangeri, in apertura di conferenza stampa: "Siamo giunti a questo punto a causa dei tagli dei fondi per l'editoria - ha spiegato - Il governo Monti, il governo tecnico, il governo delle regole finirà l'opera iniziata da Berlusconi e Tremonti".&amp;nbsp; E se contro Berlusconi il manifesto era andato in piazza, con il governo dei tecnici "non staremo zitti". Un fondo per finanziare le testate senza padroni che è finito nel gorgo delle (giuste) polemiche contro gli sprechi e gli imbrogli "i Lavitola, gli Angelucci e Caltagirone che sono stati foraggiati come specchiati direttori e editori". "La pulizia nel settore è nostro interesse - ha sottolineato Rangeri - tant'è che alcune di queste irregolarità le abbiamo denunciate per primi". Ma il gorgo delle polemiche ha anche altri vortici insidiosi, come quello che vorrebbe la stampa no profit ormai un retaggio del passato "mentre è un modello che si sta affermando persino negli Usa come risposta ai problemi del conflitto di interessi e della libertà di informazione". O quello che vorrebbe il mercato come l'unico imparziale metro di giudizio sulla bontà di un'impresa: "Chi lo invoca dovrebbe spiegare quale", ha detto ancora Rangeri, ricordando che in Italia viviamo una situazione drogata, in cui la fetta più grossa della torta pubblicitaria viene mangiata dalla tv (56%) mentre ai quotidiani rimangono le briciole (16,9%).&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;Ma la crisi del manifesto, ha detto la direttrice,&amp;nbsp;in fondo non ha a che fare con tutto questo: ha a che fare con la volontà di fare piazza pulita del pluralismo, di una qualità della democrazia che cammina insieme alla qualità dell'informazione. "Se la qualità dell'informazione coincide con il profitto - ha detto Rangeri - la sfera pubblica diventa fragile terreno di un populismo governato dalle multinazionali delle news". &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;Insomma, non stiamo parlando solo del problema del manifesto, come ha detto il presidente di Articolo 21, Beppe Giulietti, portando la solidarietà dell'associazione: "Non siamo qui per salvare qualche compagno, ma per dire che se chiude il manifesto stiamo infrangendo l'articolo 21 della Costituzione".&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;Cosa sta succedendo, come mai non si fa chiarezza sui fondi all'editoria? E perché se il presidente del Consiglio Mario Monti ha detto di voler fare una legge in questo senso, poi non la presenta? E perché se è stato lasciato intendere che potrebbero essere utilizzati i soldi dell'ex Fondo Letta, nessuno dice quanti sono, e quando potrebbero essere utilizzati? "Esiste una maggioranza nelle Commissioni parlamentari - ha sottolineato Giulietti - che è disponibile a votare anche domani, anche in sede legislativa se viene presentata una legge. Ma non viene fatto, non so se per incompetenza o per altro. Ma stanno uccidendo 100 testate". Che, è il caso di ricordarlo, hanno 400 mila lettori.&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;Ed è questa incertezza, questo muro di gomma, che sta affondando il manifesto, tanto da instradarlo sul sentiero incerto della liquidazione coatta amministrativa: "Sfido chiunque a fare impresa senza avere certezza delle entrate" ha denunciato Mario Salani, presidente di Mediacoop, l'Associazione dell'editoria in cooperativa, molto vicina al manifesto nella sua battaglia e promotrice di proposte&amp;nbsp;per la riforma del settore. Walter Pilato della Flc Cgil ha ricordato che la nostra cooperativa ha affrontato "ristrutturazioni molto dure", cercando sempre e comunque di rilanciare il prodotto, facendo sacrifici, senza mettere in mobilità nessuno (per ora). E' anche questa una faccia di quel "bene comune" che ha richiamato Paolo Butturini, segretario dell'Associazione Stampa romana. Ribadendo la vicinanza e il sostegno ai giornalisti del manifesto se l'è presa con quel trend che sta uccidendo gli spazi di espressione: il sottile tentativo di "privitizzare anche il sapere".&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;Il manifesto è invece da sempre un'impresa collettiva, sostenuta - come ha ricordato Loris Campetti - da circoli territoriali che già si stanno mobilitando per far conoscere la nostra storia, per cercare sostenitori: "E' quello che vi chiediamo - ha detto il vicedirettore Angelo Mastrandrea - Di campagne ne abbiamo fatte tante, questa è la più importante, comprateci e se potete abbonatevi, che è il modo migliore per aiutarci". &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;Al collettivo è arrivato anche il saluto del Comitato di redazione di Liberazione, occupato dai giornalisti e che è già purtroppo uscito dalle edicole a causa dei tagli: "Siamo con voi, un abbraccio fraterno, la vostra lotta è la nostra", ha detto uno dei memebri del Comitato di redazione, Guido Caldiron.&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;L'appello del manifesto è chiaro: non siamo chiusi, ma abbiamo bisogno di voi. Comprateci, ogni giorno in edicola.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-863396403026056858?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/863396403026056858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/863396403026056858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/monti-sta-riuscendo-dove-ha-fallito.html' title='&quot;Monti sta riuscendo dove ha fallito Berlusconi&quot;'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-8Sg7zbx6Kp8/TzT_HSGIeWI/AAAAAAAAEXE/EIwgH5DCtpE/s72-c/pupazzo.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-3032435965237522475</id><published>2012-02-09T18:45:00.001+01:00</published><updated>2012-02-09T20:17:57.934+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pubblica Amministrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grottaglie'/><title type='text'>Il laboratorio Grottaglie</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sembra che sia stato scelto a livello nazionale come luogo in cui si sperimentano nuove strategie, alleanze, formazioni, solo che il ruolo è stato assunto con zelo eccessivo, per cui ogni ricetta pare abbia degli ingredienti che mal si amalgamano tra loro, tanto che, più di qualcuno si è spinto a paragonarlo alla legge 30, che ormai annovera 46 tipi di lavoro precario. Nella panoplia vorticosa dei pezzi, che si dovrebbero incastrare, c’è sempre qualcosa che non combacia, che si tira fuori, così si assiste ad un tourbillon dove è quasi impossibile raccapezzarsi. Al confronto il documento programmatico di bagnardiana memoria è di una linearità unica, tu si e tu no, anche se al termine della consigliatura, tutti avevano cambiato casacca e schieramento. Da qualche mese però Grottaglie oltre, la coalizione del sindaco Alabrese, che annoverava al suo interno anche i resti di Socialità e Sviluppo, assieme a quelli del PD, rinforzati dall’IDV e UDC, nonché nuovi aggiunti tra API che punzecchiano per non perdere l’abitudine e più o meno indipendenti in cerca di collocazione, pare sia andata “oltre” ogni limite, non si parla di politica ma c’è un’ammucchiata con spintonamenti per far fuori il vicino e prenderne il posto. A tutt’oggi, pur minacciando di fuoriuscire dalla coalizione e dalla maggioranza, ancora non si è visto nessuno che abbia lasciato il suo posto in giunta, anzi no! pare che solo Anastasia abbia perso la trebisonda&amp;nbsp;per aver rivendicato il primato della politica sul funzionariato. Centra qualcosa la cosiddetta Casa di Riposo dove pare non si possa trapassare per riposare in pace?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C’è qualcuno che conosce la vergogna? Ancora non c’è una proposta o provvedimento di questa maggioranza che ne certifichi l’esistenza in vita; essa pare vada spedita sulla strada tracciata dai predecessori, qualcuno dice che fa peggio nei giorni di pioggia, “piove governo ladro”. Infatti è un pessimo inverno, ma se non ci sarà uno scatto, un colpo di reni, per proiettarsi “oltre” si potrebbe pensare a richiamare in servizio un vecchio arnese della politica grottagliese al grido di “aridatece Donatelli”, che almeno, quando le calamità naturali procuravano danni, le giustificava con l’eccezionalità dell’evento, mentre oggi l’eccezione è la norma.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un piccolo consiglio al sindaco: invece di girovagare tra inaugurazioni e rendez-vous, stili una lista delle proposte inserite nel programma della coalizione “Grottaglie oltre” e le realizzazioni, corredata anche dalla formazione della coalizione iniziale con quella che governa, si fa per dire, attualmente. Magari organizzi una fo’cra al mese, così si potrà verificare se ad ogni fo’cra corrisponde un piano di lottizzazione, è più redditizio. Almeno si potrà capire perché, a volte, le sperimentazioni non sortiscono l’effetto sperato!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-3032435965237522475?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/3032435965237522475'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/3032435965237522475'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/il-laboratorio-grottaglie.html' title='Il laboratorio Grottaglie'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-1143453126354488489</id><published>2012-02-09T11:50:00.002+01:00</published><updated>2012-02-09T11:50:01.224+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Informazione'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/nH4SetFHgr8" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Liquidazione coatta amministrativa: abbiamo bisogno di voi.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;Il ministero dello Sviluppo economico ha avviato la liquidazione coatta amministrativa della cooperativa. Oggi abbiamo avuto notizia che è stato firmato il decreto. Domani in edicola giornale speciale: il manifesto non chiude ma rilancia. Il comunicato del collettivo.&lt;br /&gt;Il ministero per lo Sviluppo economico ha avviato la procedura di liquidazione coatta amministrativa della cooperativa editrice il manifesto. Ma il giornale resta in edicola e rilancia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa procedura particolare - alternativa alla liquidazione volontaria e riservata tra gli altri alle cooperative - cautela la cooperativa da eventuali rischi di fallimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' il momento più difficile della storia quarantennale de il manifesto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La decisione di non opporsi alla procedura indicata dal ministero si è resa inevitabile dopo la riduzione drastica e retroattiva dei contributi pubblici per l'editoria non profit. Nonostante le promesse di intervento fatte dal presidente del consiglio Mario Monti e l'esplicita richiesta in tal senso del presidente della Repubblica, a oggi nessuna soluzione è stata trovata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cooperativa editrice del quotidiano lancia una campagna straordinaria a sostegno del giornale e convoca una conferenza stampa presso la sede di via Angelo Bargoni 8 a Roma per domani alle 14.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roma, 8 febbraio 2012 il collettivo del manifesto&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-PzzJiEA5-Ss/TzOAigJeJ4I/AAAAAAAAEWs/Ks7IwoJXFE0/s1600/senza%2Bfine.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="283" src="http://2.bp.blogspot.com/-PzzJiEA5-Ss/TzOAigJeJ4I/AAAAAAAAEWs/Ks7IwoJXFE0/s400/senza%2Bfine.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-1143453126354488489?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/1143453126354488489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/1143453126354488489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/liquidazione-coatta-amministrativa.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/nH4SetFHgr8/default.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-4069306807026800235</id><published>2012-02-09T09:08:00.001+01:00</published><updated>2012-02-09T09:08:01.018+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Lo spread ai tempi dell’art. 18</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;Galapagos&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;Lo spread è sceso e scenderà ancora», ha ripetuto Monti a più riprese. E, anche ieri, il diffe­renziale dei tassi tra i Btp italia­ni e i Bund tedeschi ha fatto un nuovo passettino indietro scendendo Poco sopra i 360 punti base, ovvero il 3,6%. Ov­vero oltre 210 punti in meno ri­spetto ai massimi del duo Ber­lusconi/Tremonti. Le cose, insomma, sembrano andare be­nino visto che meno spread si­gnifica (dato che i tassi tede­schi sono bassissimi) che lo sta­to italiano pagherà meno inte­ressi sull'enorme debito pub­blico. Non a caso - secondo pri­mi calcoli - con questo livello di spread, il Tesoro risparmie­rà circa 40 miliardi di interessi nel prossimo triennio. Ma per gli analisti il ribasso è ancora insufficiente: l'ideale sarebbe che lo spread si riducesse alme­no a 200 punti. Ma come fare?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;C'è da dire che la Bce ce la sta mettendo tutta rifornendo le banche continentali di liqui­dità (cioè soldi) quasi, gratis: nei prossimi giorni è attesa una nuova asta con la quale dovrebbero essere collocati cir­ca 1000 miliardi per tre anni all’1%. Se non soldi dati gratis, poco ci manca. Draghi, inol­tre, sta seguitando ad acquista­re (un po' meno, però) titoli pubblici italiani, spagnoli e di altri paesi «derelitti» per cerca­re di frenare l'ascesa dei rendimenti e possibilmente ridurli. Di più: l'inflazione - salvo im­pennate climatiche - sembra si stia riducendo. D'altra parte la concomitanza di politiche economiche recessive sta fre­nando la domanda interna di molti paesi, ma anche la do­manda europea visto che l'in­terscambio commerciale sta segnando II passo. Non è un caso che in Germania - il dato è stato comunicato ieri-la pro­duzione industriale in dicem­bre abbia registrato una bru­sca frenata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;Ma torniamo all'Italia. Se­condo gli economisti una di­scesa dei tassi e dello spread si può realizzare a due condizio­ni: a) una secca contrazione del debito pubblico; b) una ri­presa sostenuta della crescita. La prima condizione implica una forte tassa patrimoniale straordinaria da 200-400 mi­liardi che, però, Monti non è politicamente in grado di far digerire al Pdl, azionista di maggioranza del governo. Quanto alla ripresa, Monti so­stiene che con la sua azione di governo - in particolare le libe­ralizzazioni e le semplificazio­ni - il Pil potrebbe risalire di circa il 10%. Un incremento straordinario al quale tutta­via, pochi economisti credo­no. E allora, come ridurre lo spread? La soluzione l'ha trova­ta ieri Roberto Mania su la Re­pubblica: bisogna abolire o ta­roccare l'articolo 18, in quanto «agli occhi degli investitori in­ternazionali abbiamo recupera­to credibilità, ma non comple­tamente». Scrive ancora Mania che «la prossima discesa passa secondo il governo Monti - da un intervento netto e chiaro sul mercato del lavoro compre­so l'articolo 18. Perché questo può dare il segno della disconti­nuità e può 'regalarci'- stando alle stime dei tecnici al tavolo del lavoro - altri duecento pun­ti di affidabilità, quasi tornan­do alla situazione pre-crisi».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;Mania è giornalista serio e non si inventa quello che scri­ve, ma è bravo a raccogliere progetti e voci. Che in questi ul­timi tempi non sono mancate da parte sia del premier che della Fomero anche se - subdo­lamente - hanno preso l'argo­mento alla larga. Sostenendo, tra l'altro, che il lavoro fisso non esiste più, è antistorico vi­sto che la globalizzazione obbli­ga alla massima flessibilità. Cer­to, l'articolo 18 non sarà aboli­to di colpo, ma sarà depoten­ziato per poi - in un prossimo futuro - dargli il colpo finale. Sarà introdotta, ad esempio la possibilità del licenziamento individuale per motivi econo­mici. Banalmente: vi sembra possibile che licenziando un la­voratore su cento l'impresa possa raddrizzare il proprio bi­lancio? Falso ovviamente. La novità sa tanto di escamotage per togliesi da torno i lavorato­ri che contestano ritmi di lavo­ro, nocività e bassi stipendi. Confindustria lo sa bene, ma incasserà con piacere la novità e sciaguratamente l'accetteran­no anche Cisl e Uil. Sarà restau­rata la parità di condizione tra lavoratori giovani e quelli anzia­ni. Al ribasso e con piena flessi­bilità e licenziabilità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-4069306807026800235?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4069306807026800235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4069306807026800235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/lo-spread-ai-tempi-dellart-18.html' title='Lo spread ai tempi dell’art. 18'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-5773287402816728472</id><published>2012-02-08T20:36:00.001+01:00</published><updated>2012-02-08T20:36:00.357+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ambiente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rifiuti'/><title type='text'>Condannati i disobbedienti di Chiaiano</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 12.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;a href="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Napoli Centrale&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Zitto zitto miezo o mercato&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;traduzione: "cittu cittu cu no lu sapinu mienzu a la chiazza"&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 12.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;da: il Manifesto a cura di Francesca Pilla&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Non ha importanza se dalla loro azione di disobbedienza civile la magistratura abbia poi aperto un’inchiesta che ha portato alla chiusura di gran parte della discarica di Chiaiano, i manifestanti sono colpevoli. Su quella cava infatti vige l’etichetta di sito militare apposta dall’allora commissario straordinario Guido Bertolaso nel 2008. Così a quattro disobbedienti è arrivata speditissima la notifica di condanna per l’occupazione dello scorso 16 luglio, 600 euro a testa. Poi ci si lamenta per la lentezza della giustizia italiana!&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Gli attivisti presi a campione per dimostrare che una legge va rispettata – sebbene ormai oltrepassata dai fatti e dagli eventi, e anche alquanto orwelliana visto che trasforma le discariche in siti militari e gli abitanti in pericolosi golpisti – sono Pietro Rinaldi, consigliere comunale di Napoli è tua, Antonio Musella protavoce della rete Commons, Ivo Poggiani consigliere della VIII Municipalità e Palma Kaiser dei comitati di Chiaiano. Persone da sempre impegnati nelle battaglie ambientali, esponenti del centro sociale Insurgencia, che hanno commentato così la notifica: “Se non avessimo violato la zona militare, se quella mattina non avessimo dato il via a una serie di nuove mobilitazioni, oggi quella discarica sarebbe ancora aperta. A seguito di quell’occupazione – spiegano – fu autorizzato dalla Sapna, società proviciale che gestisce l’invaso, il sopralluogo del 27 luglio al termine del quale un geyser di percolato esplose da un pozzo di captazione. Da quell’episodio nacque poi il supplemento di inchiesta che ha portato, grazie alla mobilitazione dei cittadini, alla chiusura della discarica nel novembre scorso”. Per questo motivo a loro è andata immediatamente la solidarietà del vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano: “E’ anche grazie a queste azioni di disobbedienza civile, condotte dalla popolazione e dai comitati territoriali, che si sono accesi i riflettori sulla discarica di Chiaiano, evidenziando l’assurdità di considerare zona militare un sito su cui, invece, dovrebbe essere garantita la massima trasparenza”. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;E se già si può immaginare qualche titolo o editoriale sull’amministrazione che copre le illegalità dei centri sociali, confidiamo almeno in un po’ di buon senso: visto che la discarica è stata chiusa dalla magistratura gli attivisti avevano qualche ragione a violare l’ennesima zona rossa di uno stato troppo lontano dai cittadini.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;E infatti l’avvocato Rinaldi commenta: “Rifarei tutto anche cento volte. Grazie a quell’azione si è poi arrivati alla chiusura della discarica. Violare le leggi ingiuste spesso è necessario per arrivare alla giustizia”. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-5773287402816728472?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/5773287402816728472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/5773287402816728472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/condannati-i-disobbedienti-di-chiaiano.html' title='Condannati i disobbedienti di Chiaiano'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-7873275808972237561</id><published>2012-02-08T15:55:00.000+01:00</published><updated>2012-02-08T15:55:06.151+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='generi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>FIAT • Una lettera a Fornero denuncia discriminazioni nel contratto-truffa</title><content type='html'>&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;b style="line-height: 42pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Bookman Old Style&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 32.0pt; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Bookman Old Style&amp;quot;;"&gt;Padroni che odiano le donne&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Bookman Old Style&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 7.5pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Bookman Old Style&amp;quot;;"&gt;Lo. C.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Il &amp;nbsp;nuovo contratto Fiat firmato da sindacati che rappresentano la minoranza dei lavoratori fa male alla salute perché introduce un'orga­nizzazione del lavoro che taglia le pause e aumenta i ritmi, cioè intensi­fica lo sfruttamento. Riduce ai mini­mi termini la democrazia, impeden­do ai dipendenti di scegliere da chi farsi rappresentare, dato che le Rsa (Rappresentanze sindacali azienda­li) vengono nominate dai sindacati, e per di più solo da quelli firmatarie del contratto-truffa. Se poi provassi­mo a leggere il nuovo contralto con lenti diverse, per la precisione con lenti femminili, scopriremmo che le cose stanno ancora peggio perché si aumentano ulteriormente le discri­minazioni ai danni delle donne.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Lo scrivono con una lettera molto documentata inviata alla ministra del lavoro e delle pari opportunità più di 200 dipendenti Fiat che hanno giustamente identificato in Elsa For­nero la loro principale interlocutrice proprio per la sua doppia delega. «Noi donne abbiamo una ragione in più per voler cancellare quell'accor­do, perché in esso sono contenute norme gravemente discrimatorie nei confronti di madri e padri, lesive del­la legislazione vigente e dei principi di parità, sanciti dalla Costituzione e riaffermati dalle normative euro­pee», scrivono, spiegando di avere, in quanto donne, un motivo aggiunti­vo per chiedere che un referendum, qualora esprimesse la contrarietà dei e delle dipendenti, possa liberare 86 tute blu dalla nuova prigionia. Per questo sono state raccolte ventunmila firme che ancora aspettano una ri­sposta da Fiat, Fim e Uilm.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Venendo al merito delle ingiusti­zie denunciate dalle dipendenti di tutti gli stabilimenti Fiat, la più cla­morosa riguarda i salari: già oggi quello delle operaie è mediamente di 200 euro inferiori a quello degli operai, come dimostra un'inchiesta di massa effettuata dalla Fiom tre an­ni fa. Ora, con il nuovo contratto, la discriminazione aumenterebbe per­ché il premio di risultato «straordina­rio» di 600 euro per il 2012 prevede un numero di ore lavorate nel primo semestre non inferiore a 870. «Nel te­sto dell'accordo è chiaro che è esclu­sa dal computo delle ore di effettiva prestazione lavorativa ogni assenza retribuita e non retribuita a qualsiasi titolo, ivi comprese le assenze la cui copertura è per legge e/o contratto parificata alla prestazione lavorativa. Detto in parole semplici, ciò vuol di­re che in Fiat qualsiasi assenza dovu­ta a maternità (ivi compreso il perio­do di congedo obbligatorio), le due ore di riposo per allattamento, conge­di parentali, assenze per malattia fi­glio... faranno perdere il diritto a per­cepire il premio».&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Le firmatarie fanno riferimento al­la legislazione italiana e alle direttive europee in materia di pari opportuni­tà e, di conseguenza, denunciano le grave discriminazione di genere con­nessa al nuovo contratto separato. Aggiungono che essendo il premio detassato «secondo le normative in­trodotte dal suo predecessore mini­stro Sacconi», si allarga «ulteriormen­te il differenziale salariale tra uomini e donne nelle nostre aziende». Ma c'è un altro aspetto grave, si legge nel­la lettera, connesso all'organizzazio­ne del lavoro e all'intensificazione dei ritmi: « Il nuovo sistema di orari, la metrica e la turnistica determina­no un notevole peggioramentoo dei carichi di lavoro e dell'affaticamento sulle linee di produzione. Nessuno ci ha dimostrato che tali aggravi non avranno conseguenze negative sulla salute riproduttiva delle donne» im­piegate alla catena di montaggio. Al­la ministra Fornero «chiediamo che si faccia promotrice di una commis­sione d'inchiesta indipendente che approfondisca sul piano scientifico i possibili rischi per la salute riprodut­tiva delle lavoratrici».&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;Per queste e altre ragioni appena accennate nella missiva, le 205 firma­tarie dipendenti di tutti gli stabili­menti Fiat chiedono alla ministra Fomero un incontro «al fine di poter­le illustrare in forma più articolata e documentata la nostra situazione e farle conoscere la Fiat a partire dalle concrete condizioni di lavoro e di vi­ta delle operaie e delle impiegate che vi lavorano». La parola ora passa alla ministra Fornero.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.6pt; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial Narrow', sans-serif; line-height: 115%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.6pt; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial Narrow', sans-serif; line-height: 115%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;DIMISSIONI IN BIANCO&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 8.5pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-top: 9.0pt;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«188 donne per la 188» Ieri !'incontro con Fornero&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial Narrow', sans-serif; line-height: 115%;"&gt;Le 14 donne promotrici dell'appello «188 donne per la legge 188» hanno incontrato ieri il ministro del welfare per chiedere il ripristino della legge contro le dimissioni in bianco: «sono una pratica medievale, non degna di un paese civile». II ministro Fome­ro ha espresso la volontà di trovare una soluzione al problema. Ma per avere rispo­ste concrete, il 23 febbraio ci saranno ini­ziative in tutta Italia. A firmare l'appello «donne diverse per cultura politica e collo­cazione lavorativa, unite dalla convinzione del grande valore dello spirito di quella legge». «Nell'incontro abbiamo ribadito l'urgenza del ripristino di una procedura semplice e priva di costi per impedire che alle persone al momento dell'assunzione venga fatta firmare una lettera di finte di­missioni volontarie da utilizzare quando quelle persone incorrano in un infortunio, un incidente o non siano più gradite oppu­re quelle donne inizino una gravidanza».&lt;span style="font-size: 8.5pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-7873275808972237561?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/7873275808972237561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/7873275808972237561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/fiat-una-lettera-fornero-denuncia.html' title='FIAT • Una lettera a Fornero denuncia discriminazioni nel contratto-truffa'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-853136550801395680</id><published>2012-02-08T11:22:00.008+01:00</published><updated>2012-02-08T16:04:41.035+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='miracoli'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-iGBy26YNqPA/TzIi4cXbr0I/AAAAAAAAEWU/3cRUrdpg0Hc/s1600/disgelo.gif" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-iGBy26YNqPA/TzIi4cXbr0I/AAAAAAAAEWU/3cRUrdpg0Hc/s200/disgelo.gif" width="198" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-51v34z7i66o/TzIjIny_BgI/AAAAAAAAEWg/DUTkUVWdbi8/s1600/discesa%2Blibera.gif" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-51v34z7i66o/TzIjIny_BgI/AAAAAAAAEWg/DUTkUVWdbi8/s320/discesa%2Blibera.gif" width="258" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;DISCESA&amp;nbsp;LIBERA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;strong&gt;«I tagli di Berlusconi ci hanno bloccato». Diretta e pesante la denuncia del capo della Protezione civile Gabrielli: «Costretti a lavorare con i mezzi messi a disposizione dalle amministrazioni». Le bufere di neve mettono a nudo la fragilità dell'Italia. Ieri altri dieci morti, i Comuni non dovranno pagare i militari&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-853136550801395680?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/853136550801395680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/853136550801395680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/discesa-libera-i-tagli-di-berlusconi-ci.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-iGBy26YNqPA/TzIi4cXbr0I/AAAAAAAAEWU/3cRUrdpg0Hc/s72-c/disgelo.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-2102624996206643775</id><published>2012-02-07T23:29:00.000+01:00</published><updated>2012-02-07T23:29:34.852+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><title type='text'>Il governo svende la terra l'allarme degli agricoltori</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Manifestazione stamattina a Montecitorio contro il progetto contenuto nel decreto sulle liberalizzazioni: svendere il terreno agricolo del demanio per fare 6 miliardi di "cassa". L'Italia esposta al land grabbing.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;redazione il Manifesto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A quanto sembra - secondo i calcoli di Palazzo Chigi - vendere i terreni a destinazione agricola di proprietà del demanio porterà nelle casse dello Stato circa 6 miliardi di euro. A pensarci bene, neanche così tanti. Quale sia il rischio e la perdita in termini strettamente economici di una così colossale dismissione, invece, lo può capire anche un bambino. Eppure, tutto ciò sta succedendo. Senza che si sentano in giro grandi lamentele. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Forse ha proprio ragione Cesare, che stamattina era a piazza Montecitorio insieme a molti altri agricoltori come lui: "L'agricoltura - diceva Cesare - non interessa a nessuno ma c'è sempre qualcuno che decide come deve morire l'agricoltore". Appoggiati da associazioni come Aiab, Slow Food, la cooperativa agricola laziale Agricoltura Nuova, Legambiente e varie altre grandi e piccole realtà, gli agricoltori chiedono che sia fermata questa follia e che sia invece permesso ai contadini di affittare le terre. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Comprarle, come vorrebbe il governo, no. Per un semplice motivo: i soldi non ce li hanno, nonostante il decreto (l'articolo 66 è quello che tratta la dismissione dei terreni) preveda forme agevolate per l'accesso all'acquisto dei giovani agricoltori. In ogni caso, come è noto non basta acquistare un pezzo di terra: poi ci vogliono i macchinari, i soldi necessari per avviare l'impresa, i soldi per pagare tasse e lavoratori. In un periodo in cui - ricordava ancora ieri il Financial Times - le aziende europee sono sotto pressione, e a rischio fallimento, proprio per la rigidità del credito: le banche non prestano soldi. Figurarsi agli imprenditori agricoli, tanto più se giovani e alla loro prima esperienza. Ma in generale, non sembra proprio il periodo adatto per comprarsi qualche ettaro di terreno agricolo e avviare un'impresa. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chi saranno, allora, i clienti interessati a comprare il terreno demaniale? "Di interessi ce ne sono molti e variegati - osserva Alessandro Triantafyllidis, presidente dell'Aiab - l'esperienza dei paesi del sud del mondo ci ha già mostrato il fenomeno del 'land grabbing'. La popolazione aumenta, c'è grande interesse da parte di multinazionale e corporazioni a comprare terreno 'vuoto', sia per coltivare cibo, che per utilizzarlo ad altri scopi: biodisel, pannelli fotovoltaici e cose varie. O anche per fare semplicemente rendita, ovvero latifondo. Poi c'è da temere che vi si possano infiltrare anche interessi della criminalità organizzata: mafia, 'ndrangheta, che così potrebbe riciclare denaro sporco". &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il decreto prevede che i terreni siano venduti senza asta per un valore inferiore ai 100 mila euro e con asta pubblica per valori superiori. Il prezzo è quello stabilito annualmente da un decreto presidenziale : in pratica circa 20 mila euro l'ettaro. Lo Stato ne metterà in vendita 340 mila. L'affare si ingrossa se si considera che il decreto stabilisce la non edificabilità e il mantenimento delal vocazione agricola soltanto per i primi 20 anni. Come dire, il futuro è già qui. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La destinazione dei soldi che verranno messi insieme è stabilità dall'ultimo comma dell'articolo 66: diminuzione del debito, e qualora la compravendita sia gestita dagli enti locali senza debito (per lo Stato questa eventualità non è considerata) le risorse sono da destinare al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato. Ma con una previsione di entrata di "soli" 6 miliardi di euro, non si può certo pensare di ripagare il debito pubblico che ammonta (attualmente) a circa 2 mila miliardi. Neanche una goccia nel mare. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le associazioni hanno inviato una lettera ai senatori che in 9.a e 10.ma Commissione si stanno occupando della conversione del decreto in legge, proponendo di "cambiare l'impostazione del testo" e, invece di alienare i terreni agricoli, darli in affitto agli imprenditori agricoli, con priorità per i giovani singoli e associati e per le imprese a rilevanza sociale (agricoltura sociale). Il tutto a equo canone. Dove sta il guadagno? I promotori fanno notare che prima di tutto si produrrebbe lavoro, poi si garantirebbe un'entrata - minore ma costante - nelle casse dello Stato e, ovviamente, si genererebbe un gettito di Iva dovuto alla vendita di beni e serviiz delle aziende create. Ma, soprattutto, i contabili di Palazzo Chigi dovrebbero calcolare quanto perde sul lungo periodo uno Stato che non ha terreni agricoli. E chi bisognerà incolpare, in futuro, quando alluvioni e eventi atmosferici estremi si abbatteranno su comunità inermi, non più difese da un territorio curato e coltivato. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-2102624996206643775?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/2102624996206643775'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/2102624996206643775'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/il-governo-svende-la-terra-lallarme.html' title='Il governo svende la terra l&apos;allarme degli agricoltori'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-980701594310952522</id><published>2012-02-07T17:42:00.002+01:00</published><updated>2012-02-07T19:07:13.087+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='furbate'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Furbate da prof</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-vLtNx3AYZZE/TzEOjbSQ-lI/AAAAAAAAEWI/aNQmfZ5Gydc/s1600/fornero_ministro_welfare.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-vLtNx3AYZZE/TzEOjbSQ-lI/AAAAAAAAEWI/aNQmfZ5Gydc/s320/fornero_ministro_welfare.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Fornero: posto fisso, illusione per molti, ma non per tutti&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: 10pt;"&gt;Qualcuno, su twitter, ha proposto di «fare il test antidoping» al governo Monti dopo le affermazioni dell’insospettabile ministro degli Interni &lt;a href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201202061514-ipp-rt10172-fornero_e_cancellieri_contro_posto_fisso_mondo_sta_cambiando" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Anna Maria Cancellieri&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;«Gli italiani sono fermi, come struttura mentale, al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà, ma occorre fare un salto culturale».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;Ma questa non è, forse, una questione di alterazione delle coscienze, nè solo di «cinismo» che da più parti – a sinistra, da Diliberto a Bonelli – viene rinfacciato al governo. La campagna contro il «posto fisso», iniziata dal presidente del Consiglio Monti (ha cercato di calmare le acque, inutilmente), è totalmente sfuggita di mano agli spin-doctors che alimentano l’immagine di un governo austero, l’avatar dei riformatori lombardi di fine Settecento alla Melzi D’Eril che trattavano sprezzantemente il «popolo» come il legno storto dell’umanità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;Nel memorabile ritratto che ne fece &lt;a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/giulio-bollati/l-italiano/978880614264" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Giulio Bollati ne “L’Italiano&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;“, si capisce che non ebbero alcun riscontro, quei &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;riformatori senza popolo, isolati moralisti bistrattati da austriaci e francesi (ogni analogia con l’oggi è casuale). In compenso diventarono il simbolo di una certa «classe dirigente», inflessibile sui principi, insofferente dei limiti altrui e amante del progetto di un paese ideale senza riscontro nella realtà: erano i teorici dell’«Italia senza gli italiani».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;Come quella casta di patrizi illuminati, anche gli esponenti del governo Monti – molti dei quali sono professori ordinari all’università – pensano di usare lo stesso approccio: stigmatizzare i «costumi» degli italiani, veri o presunti, per imporre una scossa antropologica al loro destino di lazzaroni, sfigati, falliti o, per essere generosi (qualità che sembra mancare a questo governo) “sfortunati”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;Oggi questo approccio sta producendo contraccolpi imprevedibili e rivelatori. Prendiamo la dichiarazione del ministro del Welfare Elsa Fornero che, sempre ieri dalla natìa Torino, ha messo un altro carico da novanta sull’ossessione sul posto fisso:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;«Uno degli scopi di questo governo è spalmare le tutele su tutti. Chi oggi promette un posto fisso a vita promette facili illusioni».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;Questa frase è composta da due concetti: il primo sarebbe positivo, visto che è difficile immaginare di assumere a tempo indeterminato un esercito di 3,315.580 precari (con busta paga media di 836 euro), dati della Cgia di Mestre. Ma, affiancato alla condanna delle illusioni delle garanzie a vita, assume un altro significato: sono i figli degli altri a dovere abbandonare queste illusioni, non quelli dei ministri in carica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: 10pt;"&gt;Dopo &lt;a href="http://blog.ilmanifesto.it/quintostato/2012/01/25/martone-concorso-perfetto/" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;il caso di Michel Martone &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;è infatti spuntato quello della figlia di Elsa Fornero e Mario Deaglio, entrambi ordinari. Si chiama Silvia Deaglio, e incarna quello che il ministro Cancellieri scongiura: il posto fisso accanto a mamma e papà. Professore associato in genetica medica all’università di Torino, la stessa dove lavorano madre e padre, Silvia Deaglio ha un Cv di 21 pagine e 93 pubblicazioni. La sua biografia è stata ricostruita dal blog «&lt;a href="http://demata.wordpress.com/" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;demata&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;» che ha raccolto notizie apparse sullo «&lt;a href="http://www.lospiffero.com/buco-della-serratura/sopra-la-banca-la-famiglia-deaglio-campa-2691.html" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Spiffero&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;», su «&lt;a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/la-fornarina-fornero-tiene-famiglia-sar-certamente-stata-la-pi-brillante-del-suo-concorso-32993.htm" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Dagospia&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;» e sul «&lt;a href="http://violapost.wordpress.com/2012/02/02/quante-monotona-la-figlia-della-fornero-ha-piu-di-un-posto-fisso/" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;popolo viola&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: 10pt;"&gt;L’indagine non si è soffermata sul Cv, quanto sulla carriera sprint della figlia d’arte. Nel suo &lt;a href="http://demata.files.wordpress.com/2012/02/silvia-deaglio-curriculum.pdf" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;«biographical sketch»&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, risaltano diverse anomalie: quella di una dottoranda (2002-2006) che, nel gennaio 2005 diventa «assistant professor», cioè ricercatrice (poi confermata il 1 gennaio 2008).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: 10pt;"&gt;Nello stesso periodo, la figlia di Elsa Fornero lavorava come «Instructor» e «Visiting Professor» a Harvard.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: 10pt;"&gt;Avrebbe dunque assunto tre cariche: dottoranda, ricercatrice e professore, disattendendo al divieto di cumulo del dottorato con altri assegni. Gli incarichi possono esserle stati conferiti nell’ambito del dottorato, ma ci si chiede con quali titoli una dottoranda, sia pur meritevole, possa avere vinto un concorso da ricercatrice. Nel 2010 la figlia di Elsa Fornero è diventata responsabile della &lt;i&gt;Immunogenetics Research Unit&lt;/i&gt; torinese finanziata dalla HuGef, una fondazione della Compagnia di San Paolo, di cui sua madre Elsa è stata vicepresidente dal 2008 al 2010. Ultima curiosità: il numero di insegnamenti ricoperti dalla professoressa Deaglio: &lt;a href="http://demata.files.wordpress.com/2012/02/silvia-deaglio-corsi.pdf" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;sarebbero 7&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: 10pt;"&gt;Sorge il sospetto che, oggi, sono le mamme al governo a volere, solo per i propri figli, il posto fisso accanto a loro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;di &lt;b&gt;Roberto Ciccarelli&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-980701594310952522?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/980701594310952522'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/980701594310952522'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/furbate-da-prof.html' title='Furbate da prof'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-vLtNx3AYZZE/TzEOjbSQ-lI/AAAAAAAAEWI/aNQmfZ5Gydc/s72-c/fornero_ministro_welfare.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-262468871665815930</id><published>2012-02-07T12:18:00.000+01:00</published><updated>2012-02-07T12:18:40.787+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bravate'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Vite monotone da prof</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Cocca di mamma&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;Loris Campetti&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Sfigati» e «monotoni». Signora mia, i giovani d'oggi sono viziati, mica come quelli di una volta. Volete sapere perché? Perché pretendono «il posto fisso vicino a mamma e papà». E poi i giovani di ieri hanno troppe tutele, «bisogna spalmarle» come si fa con il burro e la marmellata per coprire l'intera fetta di pane. È un crescendo di provocazioni quello messo in atto dai pezzi da novanta del governo dei professori, da Monti a Fornero, passando per Cancellieri. Questi giovani di ieri che vogliono salvare l'Italia sì che la sapevano lunga, già da ragazzi, tant'è che cambiavano lavoro in continuazione, dalla Ue al Fmi, dall'università al sistema bancario, dalle fondazioni alle compagnie. Adesso dalla cattedra di palazzo Chigi spiegano a figli e nipoti che se li insultano lo fanno per il loro bene. Infatti vogliono spalmare tutele, diritti, ammortizzatori sociali; li vogliono licenziabili per farli assumere da qualcun altro come paria, per dar loro, infine, tutte le tutele di questo mondo e addio precarietà. Tutte le tutele, tranne quelle che avranno già tolto a tutti. Vogliono far schiattare di fatica i più anziani fino a settant'anni così sarà più facile liberare i posti per i suddetti sfigati, monotoni, cocchi di mamma. Anzi, i cocchi di mamma si diano da fare per creare loro stessi lavoro, parola di un altro professore centravanti, Profumo. Se non ci pensano loro ci penserà l'ala destra Passera con la privatizzazione di tutto ciò che è ancora pubblico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qualche provocatore pessimista, fuori dal coro che inneggiava a Monti per liberarsi da Berlusconi, aveva sussurrato che immolare Berlusconi per santificare Marchionne non ci avrebbe fatto fare un gran salto in avanti. Quei provocatori che vedono il bicchiere mezzo vuoto invece che mezzo pieno lo dicevano dopo aver sentito il professor Monti giurare che i campioni del momento (un anno fa) erano Marchionne e Gelmini. Sempre con i giovani nel cuore, Fornero dice che il tempo dell'art.18 è scaduto e i diritti non vanno estesi ma "spalmati", appunto. Va bene ascoltare tutti, persino la Cgil. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'importante è che poi il governo se ne fotta delle loro critiche e finalmente decida in piena autonomia quel che aveva già deciso fin dalla sua nascita. Tanto, qualche sindacato ha già abbassato la cresta, e tutti, comunque, danno per scontati tre anni senza la tutela dell'art. 18 per i nuovi assunti. Così gli imprenditori nostrani, d'oltre Alpe e d'oltre Oceano si precipiteranno a investire i loro capitali nel Belpaese. E la crisi, come la pancia nella vecchia pubblicità dell'olio Sasso, non c'è più.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il posto fisso per tutti, dice mamma Fornero, è un'illusione. Ma c'è già in rete qualche buontempone che precisa: per qualcuno il posto fisso c'è, anzi ce ne sono due. Sarebbe proprio il caso della figlia della ministra Elsa Fornero che insegna nella stessa università di mamma e papà, che in più sarebbe «responsabile unità di ricerca» per conto della HuGeF, una fondazione creata e finanziata dalla Compagnia San Paolo di cui mammà è stata vicepresidente. Niente da invidiare a quel giovane Michel Martone, vice di Fornero, che ha fatto carriera con gli aiutini del padre, nonché di Dell'Utri, Brunetta e Previti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci mancherebbe solo che, andando avanti di questo passo, dopo aver peccato pensando «aridatece Berlusconi!», i soliti disfattisti fossero spinti a compiere un crimine ancor più grave, gridando «aridatece Sacconi!».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dal Fatto Quotidiano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il posto fisso per Monti è monotono &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ma la figlia del ministro Fornero ne ha due&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Silvia Deaglio, 37 anni, risulta professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino. Il secondo impiego è quello di responsabile della ricerca presso la HuGeF, una fondazione attiva nel campo della genetica&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il ministro del Lavoro che ha un figlia con doppio lavoro e per giunta nella stessa università torinese di mamma e papà. Silvia Deaglio, 37 anni, risulta così ricercatrice in oncologia e professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino. Il secondo impiego è quello di responsabile della ricerca presso la HuGeF, una fondazione attiva nel campo della genetica, genomica e proteomica umana.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La figlia del ministro ha preso a insegnare medicina, a soli 30 anni, proprio nella stessa università in cui insegnano economia il padre Mario e la madre neoministro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma anche l’altro posto fisso che affligge Silvia è sotto tiro. Dietro l’incarico presso la “Human Genetics Foundation” ci sarebbe ancora lo zampino di mamma. Solo perché la fondazione è stata creata dalla Compagnia di San Paolo di cui la Fornero era vicepresidente, dall’università di Torino in cui insegnano i genitori e dal Politecnico di Torino il cui rettore era nel consiglio direttivo della Fondazione, fino a che non è diventato ministro dell’Istruzione con il nome di Francesco Profumo. Sarà che Torino è piccola. E che – come scrive Dagospia – la figlia del ministro è “l’incarnazione del ceto accademico-bancario della sinistra liberale sabauda” (e lei, per non smentire l’alto lignaggio, ha sposato un alto dirigente di banca, Giovanni Ronca, già responsabile dell’area Nord–ovest di Unicredit). Ma queste son chiacchiere da bar, gossip, tutto fumo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per diradare nebbie e dubbi bisogna scorrere tutto il curriculum senza fermarsi all’intestazione. Si scopre allora che Silvia il suo successo lo merita tutto quanto perché è una calamita di fondi pubblici e privati, un prodigio della natura nel finanziare la ricerca. Soprattutto la propria. In un Paese che investe in questo campo meno dell’1% del Pil Silvia Deaglio è riuscita a ottenere dai ministeri della Salute e della Ricerca quasi un milione di euro in due anni (500mila nel 2008, 373.400 e 69mila nel 2009). Le briciole arrivano dalla Regione Piemonte con finanziamenti a progetti per 12mila e 6mila euro. Altrettanto frenetica l’attività di ricerca fondi per il secondo posto fisso, dove l’intervento delle “alte sfere” è palese. La Compagnia di San Paolo, quella “vicepresieduta” dalla mamma, nello stesso biennio ha finanziato a Silvia un progetto di ricerca da 120mila euro divisi in due trance da 60mila. Nel 2010 la fondazione “Human Gentics Foundation”, creatura della Compagnia stessa, ha garantito il posto da responsabile di unità di ricerca affidandole un progetto da 190mila euro. Silvia, alla fine dei conti, è una donna da un milione e mezzo di euro. A fronte di tutto questo ha pubblicato su Blood, la bibbia mondiale della ricerca sulle malattie del sangue.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-262468871665815930?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/262468871665815930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/262468871665815930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/vite-monotone-da-prof.html' title='Vite monotone da prof'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-1546896993837514176</id><published>2012-02-07T09:07:00.001+01:00</published><updated>2012-02-07T09:07:00.679+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pubblica Amministrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grottaglie'/><title type='text'>Come fanno due quotidiani a dire sullo stesso evento parole così diverse?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-LSc_9nP72nQ/TzAkwrZ8vPI/AAAAAAAAEVw/yY7HcA55cEI/s1600/soldi%2Bin%2Bbusta.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="249" src="http://1.bp.blogspot.com/-LSc_9nP72nQ/TzAkwrZ8vPI/AAAAAAAAEVw/yY7HcA55cEI/s400/soldi%2Bin%2Bbusta.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Potrebbe entrarci un coinvolgimento differente nella vicenda.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Se Taranto Sera parla di impinguamento delle casse comunali con prelievi dalle tasche dei dipendenti effettuato a Gennaio del 2012, deve avere delle informazioni di prima mano, a cominciare da chi in 10 anni di amministrazione a Grottaglie, ha consentito accordi che la Corte dei Conti ha ritenuto illegittimi. Caro Bagnardi, è vero che l’indebito è stato riscosso dai dipendenti, ma chi ha sottoscritto gli accordi? Chi ha consentito che l’orario di lavoro normale si trasformasse in extra? Logica vorrebbe che fossero chiamati a pagare i firmatari degli accordi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Anche a voler prendere in esame quanto rappresentato nell’articoletto del Quotidiano, la perdita di efficienza “peggioramento” dei servizi e l’irridere la dignità dei lavoratori, non è segno dell’arroganza del potere che, dopo aver provocato l’intervento della Corte dei Conti per il mancato rispetto del Patto di Stabilità, che impedisce di utilizzare risorse e assumere lavoratori in sostituzione del turn-over, tende a scaricare con disonore le responsabità e il danno sulle spalle dei più deboli?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;A questo punto speriamo che in Prefettura si valutino a dovere le responsabilità e si faccia pagare ai responsabili, senza chiamare a pagare ancora i cittadini grottagliesi che, incolpevoli, già lo fanno col “peggioramento” dei servizi e su cui, qualche “splendido col culo degli altri”, vorrebbe scaricare anche l’ulteriore addebito.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-1546896993837514176?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/1546896993837514176'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/1546896993837514176'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/come-fanno-due-quotidiani-dire-sullo.html' title='Come fanno due quotidiani a dire sullo stesso evento parole così diverse?'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-LSc_9nP72nQ/TzAkwrZ8vPI/AAAAAAAAEVw/yY7HcA55cEI/s72-c/soldi%2Bin%2Bbusta.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-8390502244690988990</id><published>2012-02-06T21:01:00.001+01:00</published><updated>2012-02-06T21:01:00.683+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Informazione'/><title type='text'>Si prepara la strada per invadere la Siria? Cominciò così anche in Iraq</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Garamond&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 10.5pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-family: Garamond;"&gt;DUBBI &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14.5pt; line-height: 150%;"&gt;• &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Garamond&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 14.5pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-family: Garamond;"&gt;L'«Osservatorio siriano» basato a Londra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;&lt;span style="font-size: 20pt; line-height: 150%;"&gt;La conta dei morti: chi dà le notizie e chi le verifica?&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Garamond&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 14.5pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-family: Garamond;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 8pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Marinella Correggia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Si susseguono le denunce contro il regime di Assad per le stragi di civili diffuse senza batter ciglio dai media e sempre provenienti dal­l'opposizione siriana. Le ultime, quelle del londinese Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), dei Comitati di coordinamento locale, del Cns (Consi­glio nazionale siriano) e dei Fratelli musulmani, parlano di un «massacro di civili» a Homs venerdì sera, con ol­tre 200 morti, vittime dei bombarda­menti dell'esercito. L'agenzia siriana Sana nega i bombardamenti e afferma che i video di corpi sono di gente ucci­sa dalle squadre armate, le stesse che compiono rapimenti di civili e attenta­ti. Il fatto certo sono gli scontri fra ar­mati dell'opposizione e l'esercito. Un contesto di guerriglia urbana dove la popolazione è esposta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Ma c'è un aspetto interessante di cui non si parla ed è la lotta intestina nel principale informatore dei media occidentali e arabi in materia di morti in Siria: il già citato Sohr di Londra.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Un'inchiesta pubblicata sulla versio­ne inglese del giornale Al Akhhar rivela l'inattendibilità di quella che è la fonte regina dei media. Il Sòhr infatti ha due teste ora apertamente in lotta fra loro e due siti con notizie divergenti. I due siti sono &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.syriahr.org/"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;www.syriahr.org&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt; e www. syriahr. net (o anche &lt;/span&gt;&lt;a href="http://syrîahr.com/"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;syrîahr. com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;). Il pri­mo si definisce «sito ufficiale dell'Os­servatorio». Il &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;secondo ... anche, preci­sando di essere «l'unico sito ufficiale».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Su &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.syriahr.org/"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;www.syriahr.org&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt; è in bella evi­denza dal 17 gennaio una lettera collet­tiva firmata da siriani dell'opposizione che «sconfessa» Rami Abdul Rahman (alias Osama Ali Suleiman), «direttore» dell'Osservatorio stesso con accuse pe­santi. Scusandosi con i lettori per la «confusione», i firmatari affermano di aver chiesto allo stesso «direttore» di la­sciare perché egli scriveva anche di vit­time fra le forze di sicurezza nazionali e altre notizie «non verificabili» oltre a non dare i nomi dei morti. Poi hanno aperto un loro sito, il &lt;/span&gt;&lt;a href="http://syriahr.org/"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;syriahr.org&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Dietro la rottura c'è il fatto che Sulei­man è vicino all'opposizione del Ncb (Natiorurt Coordisaation Body for Democratic Change in Syria) di al-Manna che vuole una soluzione interna e ne­goziata della crisi e condanna la lotta armata, mentre gli altri sono del Cns di Gharioun, filo-occidente, finanziati dai paesi del Golfo e collaboratori del cosiddetto «Esercito libero siriano» che conta parecchi arruolati da altri pa­esi. Ovvio che media e governi occi­dentali e arabi diano più eco al Cns.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Suleiman ha denunciato le pressio­ni da parte dei membri pro-Cns i quali gli hanno intimato di schierarsi per un intervento Nato e di non parlare dei morti fra i soldati siriani.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Le notizie più efficaci propagate dal­le due teste del Sohr sono quelle sui «martiri bambini» e sulle famiglie massacrate. Madre Agnès-Mariam de la Croix, superiora palestinese del mona­stero siriano di San Giacomo, che sta diffondendo dal canto suo liste di vitti­me delle bande armate, ha fatto ricer­che su un caso recente che ha fatto il giro del mondo: la mattanza nel quar­tiere Nasihine di Homs di 12 membri della famiglia Bahadour fra cui vari bambini. Secondo la versione ripresa da Le Monde e Cnn, gli assassini sono «7 uomini in divisa, lealisti del regi­me». La suora si è messa allora in con­tatto con la famiglia che le ha dato una versione opposta: «Abdel Ghani Baha­der, fratello di una delle pittime, ci ha detto testualmente: "Siamo una fami­glia sunnita che lavora per lo stato. Vo­gliamo essere neutri. Ma gli insorti ci hanno attaccati più volte tanto che mio fratello voleva spostarsi altrove do­po aver rifiutato l'invito a unirsi al­l'Esercito siriano libero. Ma non ha fat­to in tempo"».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-8390502244690988990?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/8390502244690988990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/8390502244690988990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/si-prepara-la-strada-per-invadere-la.html' title='Si prepara la strada per invadere la Siria? Cominciò così anche in Iraq'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-3446733438488752035</id><published>2012-02-06T17:21:00.001+01:00</published><updated>2012-02-06T17:28:00.639+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Istruzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='università'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>E ora la prof. contestata</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-5EZexkcdlEE/Ty_8aLIdZOI/AAAAAAAAEVY/vXEX3szZZpY/s1600/giovani%2Be%2Blavoro.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="218" src="http://3.bp.blogspot.com/-5EZexkcdlEE/Ty_8aLIdZOI/AAAAAAAAEVY/vXEX3szZZpY/s320/giovani%2Be%2Blavoro.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Fornero parla della bella flessibilità. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN" style="font-family: 'Times New Roman', serif; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Gli studenti la contestano.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 12pt;"&gt;&lt;b&gt;Il ministro all'inaugurazione dell'anno accademico all'università di Torino: "Non vogliamo usare la clava, ma dobbiamo poter prendere decisioni". Sull'articolo 18: "Si deve poter licenziare per ristrutturazione, ma il lavoratore deve trovare un nuovo lavoro". Gli studenti: "Non siamo merce".&lt;/b&gt; &lt;/span&gt;&lt;span lang="EN" style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=59X-UcKowUE" target="_blank" title="Opens external link in new window"&gt;&lt;span lang="IT" style="color: blue;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;VIDEO.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 12pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 12pt;"&gt;Da redazione il Manifesto - 06.02.2012&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-H9A06_bI5Pg/Ty_9pXwBTOI/AAAAAAAAEVk/sosBubjquxU/s1600/fornero.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-H9A06_bI5Pg/Ty_9pXwBTOI/AAAAAAAAEVk/sosBubjquxU/s320/fornero.jpg" width="206" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;Questa sarà una settimana decisiva sulla questione della riforma del Lavoro. L'elemento "vero" e di sostanza su cui il governo Monti potrebbe fare storia veramente. Se in senso positivo, è tutto da vedere. Il tavolo con le parti sociali per il momento non ha portato ancora a casa niente, e le professioni di dialogo continuamente sbandierate dal governo, sembrano in realtà lasciare molto poco spazio alla contrattazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;Oggi la palla delle dichiarazioni è di nuovo in mano al ministro del Lavoro Elsa Fornero, che inaugurando l'anno accademico della città di Torino è tornata sul fronte caldo della riforma: "Nessuno vuole usare la clava, ma ferma restando la via parlamentare, un governo deve avere la capaictà e la possibilità di prendere decisioni - ha detto il ministro - il confronto con le parti sociali è aperto, vogliamo ascoltare". E l'articolo 18? Simbolo e pomo della discordia della trattativa? Monti ha detto esplicitamente che sarebbe l'articolo 18 a scoraggiare gli investimenti: "Stiamo lavorando - ha spiegato Fornero - per eliminare le flessibilità cattive e limitare quelle forme di abuso che ci sono state. Ma c'è un'altra parte di flessibilità, quella buona, che implica che un'azienda possa avere bisogno di un alleggerimento del personale per motivi di riorganizzazione". In questo caso sarebbe prevista la possibilità di licenziare: "Ma dobbiamo fare in modo che una persona licenziata possa trovare una nuova occupazione in un ragionevole arco di tempo". il ministro fornero ha detto di non voler "usare la clava". Mentre parlava il ministro, e per la precisazione mentre prendeva la parola Renato Balduzzi, ministro della Salute, ci sono state contestazioni nella sala. Gli studenti si sono alzati mostrando cartelli: "Il numero chiuso indebolisce la diffusione del sapere". "Un metro di Tav costa come 46 borse di studio". "L'università è un bene collettivo, non una merce". &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma gli studenti si trovavano anche fuori dall'Università degli studi, dove denunciano di aver trovato una vera e propria "zona rossa" di fronte al Conservatorio che ospitava la cerimonia. Gli studenti hanno tentato di raggiungere il palazzo in corteo, ma sono stati respinti da diverse cariche che "hanno causato feriti e contusi". Cariche e chiusura che, sottolineano "non ci intimidiscono". Voglio ribadire, invece, il perché della contestazione al governo Monti: "in un'università che va verso la privatizzazione, con una didattica sempre peggiore e inqualificante e il diritto allo studio mutilato in favore delle speculazioni di impresari e politicanti - dicono - non c'è spazio per i bisogni degli studenti. Il trattamento che ci è stato riservato oggi lo testimonia ancora una volta". &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;Se la contestazione da parte degli studenti, che si sentono l'ultima ruota del carro delle riforme del governo, è assicurata, per ora non va meglio neanche il dialogo con le parti sociali. Parlando a Radio Popolare stamattina Susanna Camusso ha detto: "Questo è un governo che pensa di poter fare da solo, invece c'è ancora molto da discutere. Sugli ammortizzatori sociali che devono essere allargati, e sulla precarietà". E a proposito dell'articolo 18, Camusso si è detta contraria "a una manutenzione che ne limiti l'efficacia". "Quello che ci preoccupa di più - ha detto - è che da un confronto sul mercato del lavoro e sul tema fondamentale del dualismo del mercato del lavoro e della precarietà si è passati ad una discussione su come indebolire le tutele dei lavoratori". &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;Insomma, nonostante da entrambe le parti sembri esserci la consapevolezza che il mercato del lavoro, per come è strutturato, non garantisce né mobilità reale, né adeguati compensi, né sviluppo, rimangono lontane le posizioni su come affrontare la riforma. Di base, c'è il "non detto": e cioè che non ci sono soldi per garantire nuovi ammortizzatori da "spalmare" su tutte le categorie, e che dunque si rischia di indebolire le garanzie esistenti per "vendere" meccanismi di ricollocamento sul mercato tutti da verificare e per nulla garantiti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; line-height: 18px; text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Di seguito il comunicato degli studenti e borsisti:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;"&gt;Questa mattina come studenti, borsisti e lavoratori dell'università e del politecnico di Torino abbiamo organizzato una manifestazione per contestare l'inaugurazione dell'anno accademico alla presenza del ministro del lavoro Elsa Fornero, quello della Sanità Renato Balduzzi, i rettori e i baroni dell'università. La cerimonia si è tenuta nel palazzo che ospita il Conservatorio in piazza Bodoni.&lt;/span&gt;&lt;br style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;" /&gt;&lt;span style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;"&gt;Appena arrivati nei pressi del Conservatorio lo scenario che ci si è presentato è stato quello di una zona rossa in piena regola, con tutte le vie d'accesso blindate dalle forze dell'ordine in uno schieramento esagerato.&lt;/span&gt;&lt;br style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;" /&gt;&lt;span style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;"&gt;Dopo un presidio di un paio d'ore, si è deciso di muoversi in corteo per aggirare gli sbarramenti di polizia e entrare in piazza Bodoni. Si è più volte tentato di deviare verso il Conservatorio: le forze dell'ordine hanno risposto caricando ripetutamente e in maniera violenta, provocando diversi feriti e contusi.&lt;/span&gt;&lt;br style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;" /&gt;&lt;span style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;"&gt;Il corteo non si è fatto intimidire dalle cariche: si è mosso compatto verso il centro città, bloccando il traffico in Via Po e in seguito il ponte della Gran Madre. Dopo un blocco davanti alla Gran Madre, il corteo ha deciso di spostarsi verso l'università, per raccontare agli studenti quanto accaduto.&lt;/span&gt;&lt;br style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;" /&gt;&lt;span style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;"&gt;Mentre ministri e baroni brindavano all'inaugurazione di un anno accademico, dove da inaugurare ci sono solo le macerie dell'università, gli studenti subivano la violenza immotivata delle forze dell'ordine.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;" /&gt;&lt;span style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;"&gt;Ribadiamo le ragioni che ci hanno portato in piazza: in un'università che va verso la privatizzazione, con una didattica sempre peggiore e inqualificante e il diritto allo studio mutilato in favore delle speculazioni di impresari e politicanti, non c'è spazio per i bisogni degli studenti. Il trattamento che ci è stato riservato oggi lo testimonia ancora una volta.&lt;/span&gt;&lt;br style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;" /&gt;&lt;span style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;"&gt;Non ci intimidiscono le violenze gratuite della polizia, nè l'indifferenza delle istituzioni. Continueremo senza indugi la nostra lotta, per un'università a modello di studente, libera e pubblica.&lt;/span&gt;&lt;br style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;" /&gt;&lt;span style="background-color: #ebebeb; color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;"&gt;Verdi Quindici Occupata&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-3446733438488752035?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/3446733438488752035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/3446733438488752035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/e-ora-la-prof-contestata.html' title='E ora la prof. contestata'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-5EZexkcdlEE/Ty_8aLIdZOI/AAAAAAAAEVY/vXEX3szZZpY/s72-c/giovani%2Be%2Blavoro.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-871780581236364428</id><published>2012-02-06T12:39:00.003+01:00</published><updated>2012-02-06T12:44:25.034+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>La macchinetta incantata</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Questo governo forse è veramente tecnico, e come le cose tecniche - le macchinette o giù di lì - sembrava &lt;strong&gt;essersi incantato e ripete errori su errori. Ha cominciato con il posto fisso, monotono e noioso rispetto all'allegria di andare da portone a portone per cercare lavoro. Se ne è un po' scusato ma - si sa - le tecniche sono tecniche, e se l'è presa con il «buonismo sociale» che avrebbe ridotto l'Italia in crisi e fatto ingigantire il debito. Ma suvvia, una volta gli inglesi ci avevano insegnato che ci voleva un po' di welfare, ora bisogna buttarlo via&amp;nbsp;&lt;/strong&gt; tecniche? E poi, il presidente Monti pensa che il debito sia proprio colpa dei lavoratori italiani e non di qualcos'altro? Perché non ci fornisce una chiara indicazione sulle cause del debito? E se in Italia siamo da un po' d'anni in calo di produttività, è davvero perché i lavoratori erano sfaticati? E oggi, se siamo in recessione, è sempre responsabilità di chi lavora? 0 dell'art. 18 che blocca gli investimenti esteri e anche indigeni? Il presidente Monti lo spieghi, ci erudisca. E tutto questo «buonismo» dopo una quindicina d'anni di governo Berlusconi? L'allegro e indenne da monotonia popolo dei precari gradirebbe una risposta. v.p.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;OCCUPAZIONE • Elsa Fornero prova far dimenticare la scivolata di Monti sul posto fisso, ma non ci riesce&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Parola d'ordine: indorare la pillola&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;«Lo facciamo per il vostro bene». La ministra difende sia la riforma delle pensioni che il progetto - fin qui non esplicitato - di modifica «radicale» del mercato del lavoro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Piccioni&lt;br /&gt;Vent'anni di Berlusconi non passano invano. Ma i ministri di questo governo sembrano aver fatto tesoro di tutti quegli insegnamenti. Almeno sul piano mediatico. Qualcuno dirà: però, questi, mica raccontano barzellette... Ammettiamolo: non gli viene bene, ma ci provano. Prendiamo la sortita della ministra Elsa Fornero, ieri, su SkyTg24. «La nostra riforma delle pensioni aiuta i giovani, sottrae loro un onere, quello del debito che era un peso enorme sulle spalle delle nuove generazioni». I «giovani» di oggi, secondo quella riforma, andranno in pensione a 70 anni, con un assegno miserabile. Tra periodi di lavoro precario - per non render loro la vita «monotona», direbbe qualcuno - e altri altamente instabili, avranno infatti un montante contributivo ridicolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma - dice la ministra - avranno «meno debito pubblico sulle spalle». Questo non lo sa nessuno, in verità. Se lo stato italiano governerà una crescita economica sostanziosa e duratura nel tempo, sarà vero. Se ci saranno lunghi periodi di stagnazione o recessione (è già iniziata, e per quest'anno ci resteremo dentro), anche il debito pubblico aumenterà per effetto degli interessi sul debito (la legge dello spread è ferrea) e della spesa «incomprimibile».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma alla ministra non basta raccontarne una. «Nessuno potrà mai licenziare per motivi di discriminazione. E inaccettabile in qualunque paese civile e quindi anche in Italia». Belle parole. Ma la Fiat, che in altra parte della sua intervista benedice, in quel di Pomigliano sta ben attenta a non «riassumere» neppure un solo iscritto a un sindacato storico come la Fiom Cgil. Al di là del codicillo giuridico lì usato. Dunque, in Italia i licenziamenti discriminatori sono praticati già oggi, nonostante l'articolo 18. E, a voler esser pignoli, in quel di Melfi - come documentato con tanto di registrazione video vista da tutti in Servizio pubblico - la Fiat paga come «capi» personaggi che usano con molta disinvoltura linguaggi e minacce di stampo mafioso (a meno di non voler considerare un «ti stacco la testa» come normali relazioni industriali).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La distanza tra paese reale e favole di governo sta diventando solare (neve permettendo). E il dire, senza piangere, «questo governo è tecnico, non ha parti della società italiana che vuole favorire», rivela grandi doti di recitazione, ma ben poca verità. Veniamo infatti da una riforma delle pensioni che lascia 70.000 lavoratori senza più lavoro né copertura Inps; che allunga in alcuni casi di 4 o 5 anni l'età del ritiro; che riduce l'importo dell'assegno per tutti (più grave, in proporzione, per i redditi più bassi). E da un decreto «semplificazioni,, improntato a una filosofia elementare: tutto ciò che disturba l'impresa va eliminato. Persino i controlli dello stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul tema del momento - la riforma del mercato del lavoro - la ministra ha largheggiato in allusioni, senza entrare mai nel merito. Esempio. «Il posto fisso rimane un'importante aspirazione per molti», ma «se non la possiamo realizzare per tutti, l'importante è che chi accetta la flessibilità non ne paghi i costi». Traducendo un po', si capisce che le aziende potranno utilizzare ancora i contratti «atipici», ma dovranno aumentare le relative retribuzioni, in modo da evitare la critica principale: quella di utilizzare i precari per abbattere il costo del lavoro e basta. Ma «si parla troppo di art. 18». Non perché sia falso che il governo vuole abolirlo. «non è giusto legare i lavoratori all'impresa in tutte le circostanze; non è ottimale». Non si dice «ottimale per chi», ma «questa sarebbe la flessibilità buona». il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero - tra i pochi a interloquire con la ministra, ieri - ha facile gioco nello svelare l'artîficio retorico: «la flessibilità buona in Italia non esiste».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se si vuol capire quel che bolle in pentola, dunque; sarà bene uscire dal gioco depistante delle dichiarazioni tv e studiare quel che «consigliano» gli esperti di Confindustria. L'assunto indiscutibile è sempre lo stesso: «in Italia, il mantenimento di salari rigidi ed elevati per una fascia di lavoratori è stato pagato dalla fascia meno protetta», scrive Carlo Basatsin sul Sole. Con i secondi a pagare di più la fase di crisi, com'era previsto. La soluzione, appena accennata, sembra il vero programma di questo governo: abbassare i salari al livello dei «secondi» - più o meno - in modo da far decollare la «competitività». Quella stessa che i tedeschi riescono a mantenere senza problemi pur pagando salari più alti del 30-50%? Non è un calcolo difficile: usiamo la stessa moneta e lassù i prezzi delle merci sono in genere anche più bassi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-871780581236364428?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/871780581236364428'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/871780581236364428'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/la-macchinetta-incantata.html' title='La macchinetta incantata'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-309311560993645967</id><published>2012-02-06T10:00:00.001+01:00</published><updated>2012-02-06T10:00:13.041+01:00</updated><title type='text'>"Il Teatro Vale per 2!" di Valerio Manisi - Hanno detto dello spettacolo...</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-0uckNddWKKw/Ty7MW9Q2ZXI/AAAAAAAACNw/rbltztLG8a4/s1600/il%2BRoma%2B05-02-2012%2B160.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 283px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-0uckNddWKKw/Ty7MW9Q2ZXI/AAAAAAAACNw/rbltztLG8a4/s400/il%2BRoma%2B05-02-2012%2B160.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5705722472699422066" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;    &lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:documentproperties&gt;   &lt;o:template&gt;Normal.dotm&lt;/o:Template&gt;   &lt;o:revision&gt;0&lt;/o:Revision&gt;   &lt;o:totaltime&gt;0&lt;/o:TotalTime&gt;   &lt;o:pages&gt;1&lt;/o:Pages&gt;   &lt;o:words&gt;846&lt;/o:Words&gt;   &lt;o:characters&gt;4826&lt;/o:Characters&gt;   &lt;o:company&gt;*****&lt;/o:Company&gt;   &lt;o:lines&gt;40&lt;/o:Lines&gt;   &lt;o:paragraphs&gt;9&lt;/o:Paragraphs&gt;   &lt;o:characterswithspaces&gt;5926&lt;/o:CharactersWithSpaces&gt;   &lt;o:version&gt;12.0&lt;/o:Version&gt;  &lt;/o:DocumentProperties&gt;  &lt;o:officedocumentsettings&gt;   &lt;o:allowpng/&gt;  &lt;/o:OfficeDocumentSettings&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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Eccoli i veri teatranti! Bravissimi!"&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align: justify;mso-pagination:none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:georgia;font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Giuseppe Gifuni&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(Mitico e gentilissimo amico... nostro e di Massimo Troisi!)&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align: justify;mso-pagination:none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="font-family:georgia;font-size:100%;"&gt;- &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align: justify;mso-pagination:none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:georgia;font-size:100%;"&gt;"Per la prima volta si è assistito all'alternarsi in scena non solo dei "pilastri" del teatro come Eduardo De Filippo ed altri, ma anche l'inserimento suggestivo e magico di Dante con il 5° canto della Divina Commedia. Il tutto accostato alla genialità di Troisi nel suo “Monologo con Dio”. Si parla dell'amore nella sua tragicomicità. Spettacolo molto gradito dal pubblico. Il Teatro "Vale" veramente "per 2"!"&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align: justify;mso-pagination:none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:georgia;font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Loredana Di Martino&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align: justify;mso-pagination:none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:georgia;font-size:100%;"&gt;-&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align: justify;mso-pagination:none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:georgia;font-size:100%;"&gt;"Il teatro Vale per 2! di Valerio Manisi con Valerio Di TellaCosa succede se la metro di Roma si blocca per un allagamento? Presto detto. Due mondi si incontrano. Campania e Puglia unite dall'amore per il palcoscenico, in particolare per il grande Eduardo, motivo che li ha spinti ad intraprendere questo cammino e al quale dedicano questo appuntamento. Il teatro Vale per due: il titolo e' già esplicativo. Valerio Di Tella e Valerio Manisi mettono in scena un lavoro originale, dinamico che mette in evidenza versatilità e impegno. Un escamotage, quello del problema tecnico, che accompagna lo spettatore in un viaggio,“condito” da versatilità e professionalità, introdotto dalla presentazione di Giuseppe Gifuni. La mimica poi e’ la ciliegina sulla torta. “Un’ arma” che riesce a far ridere di cuore il pubblico. Ad intrecciarsi sono le note di Don Raffaè firmato De Andrè accompagnato dal Maestro Domenico Carlucci, lo struggente quanto famoso monologo di Filumena Maturano affidato alla sentita interpretazione di Rossana de Pascale e il Dialogo con Dio dell’indimenticato Massimo Troisi. Il tutto accompagnato dalla simpatia e bravura di Pedone Luigi e Francesco Manisi presenti in scena. Due ore circa scorrono via veloci in allegria grazie ad una recitazione spontanea. Insomma una performance che coniuga amabilmente tradizione e innovazione con sincera voglia di divulgare l’arte del recitare. La gradevole ambientazione del Piccolo Teatro, dedicato all’indimenticato attore di San Giorgio a Cremano poi, rende ancora piu’ familiare il clima. Una serata piacevole dove le emozioni la fanno da padrona, perché ricordando le parole di De Filippo, quell’istante nel quale l’attore sente la responsabilità del proprio compito è la marcia in più chiamata sentimento."&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align: justify;mso-pagination:none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:georgia;font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Monica Fabaro&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align: justify;mso-pagination:none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:georgia;font-size:100%;"&gt;-&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align: justify;mso-pagination:none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:georgia;font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;Recensione da “ilRoma” del 5 febbraio 2012&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align: justify;mso-pagination:none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:georgia;font-size:100%;"&gt;VALERIO MANISI E VALERIO DI TELLA PROTAGONISTI AL “PICCOLO MASSIMO TROISI”&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align: justify;mso-pagination:none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:georgia;font-size:100%;"&gt;Ai Colli Aminei un “viaggio” nel teatro di ieri e di oggi&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align: justify;mso-pagination:none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:georgia;font-size:100%;"&gt;NAPOLI. Applausi e risate a denti stretti al “Piccolo Teatro Massimo Troisi” dei Colli Aminei, per lo spettacolo comico scritto e diretto da Valerio Manisi “Il teatro vale per 2”. Interpretato dallo stesso autore diGrottaglie in compagnia con il napoletano Valerio Di Tella, il lavoro sottotitolato “Viaggio nel teatro di ieri, oggi e... domani!” ha saputo portare nello spazio passionalmente voluto da Giuseppe Gifuni, una storia divisa tra finzione e realtà imperniata sull’incontro dei due protagonisti avvenuto durante un viaggio in metropolitana a Roma interrotto da un allagamento e presto tramutatosi in un viaggio senza tempo attraverso i più svariati sentieri del teatro e della sua storia. Conosciutisi in rete, Valerio Manisi e Valerio Di Tella (il primo pugliese ed il secondo campano) così come si legge anche nelle note dello spettacolo, si sono incontrati su internet a differenza di quando lo si faceva per i viali, per le vie, per le piazze, per le parrocchie, nella case del popolo o tra amici comuni... ed è stata proprio la loro comune vocazione per il teatro di Eduardo De Filippo insieme allo stesso nome di battesimo ad accomunarli con un sito internet totalmente dedicato al grande maestro. Ed è dalla curiosità di Valerio Manisi che decide di contattare il suo simile napoletano così vicino a lui per le passioni riferite al Teatro ed alla propria terra ed ancora dal suo pallino di autore di testo teatrali che è nato “Il teatro vale per 2!” un lavoro che dopo un breve tour è giunto a Napoli, portando in palcoscenico le interiorità artistiche dei due giovani protagonisti che dalle loro terre sono approdati in una Roma fatta di speranze e mete da conquistare. In scena, il lavoro di Manisi vulcanico e poliedrico interprete insieme al più introspettivo e misurato Di Tella, ha inteso trasformarsi in un sentito ed “assortito” omaggio al teatro in generale spaziando da una impegnativa “Lectura Dantis” di appannaggio negli anni di mostri sacri come Carmelo Bene, Vittorio Gassman, Vittorio Sermonti e Giorgio Albertazzi, ora coraggiosamente nelle mani del giovane Manisi alle canzoni d’autore e quelle popolari e dai monologhi Eduardiani come quello di Raffaele, il portiere anima nera di “Questi fantasmi” del grande De Filippo interpretato dall’altrettanto giovane Di Tella agli sketch modello cabaret. Con la partecipazione di Francesco Manisi, del chitarrista Domenico Carlucci e del bravo attore Luigi Pedone che ha offerto il suo amichevole contributo alla messinscena tirando in ballo la poetica di Totò con i versi della celebre “Filosofia”, la serata al Piccolo Massimo Troisi ha conquistato i benevoli spettatori che hanno piacevolmente vissuto una lunga maratona teatrale vista con gli occhi di due artisti in erba con tutte le carte in regola per sperare in un lusinghiero futuro fatto di successi ed amore per la scena.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align: justify;mso-pagination:none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:georgia;font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;giugio&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-309311560993645967?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/309311560993645967'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/309311560993645967'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/il-teatro-vale-per-2-di-valerio-manisi.html' title='&quot;Il Teatro Vale per 2!&quot; di Valerio Manisi - Hanno detto dello spettacolo...'/><author><name>Vamà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09424819484420952515</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='29' src='http://bp1.blogger.com/_HGm6UhHx6aM/R_4pNjZfIsI/AAAAAAAAAEQ/KKQMt76DUiM/S220/FirmaNegativo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-0uckNddWKKw/Ty7MW9Q2ZXI/AAAAAAAACNw/rbltztLG8a4/s72-c/il%2BRoma%2B05-02-2012%2B160.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-5851850378729398478</id><published>2012-02-05T21:23:00.001+01:00</published><updated>2012-02-05T21:23:00.121+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><title type='text'>Risotti al tartufo con articolo 18</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'ufficio stampa del professor Monti si scusa con gli italiani. Purtroppo, per sopraggiunti impegni, il Presidente del Consiglio Tecnico non ha ancora potuto essere presente alle seguenti trasmissioni televisive: "Novantesimo minuto speciale serie B'; "Elisir dossier prostata" e "Uomini e donne" di Maria De Filippi, dove avrebbe trovato inaccettabile sottoporsi a un contraddittorio con due giovani cubiste precarie. In compenso, lo stesso ufficio stampa rileva gli ottimi esiti della partecipazione del professor Monti al segnale orario, dove ha precisato con puntiglio che le tredici e trenta erano in realtà le tredici e trentuno grazie all'azione del suo governo, per la cui stabilità ringrazia, in ogni caso, il suo predecessore. Buonissima anche la performance televisiva del Primo Ministro a "Debitodebitibù", trasmissione per bambini dove ha intrattenuto i piccoli ospiti spiegando che i papà gli rubano il futuro restando aggrappati alle loro mirabolanti garanzie sociali, e che se pro¬prio ambiscono ad avere un futuro (che razza di pretese per un ragazzino!) è meglio che lo affidino a lui o a maga Fornero.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le divertenti ospitate televisive, tutte rigorosamente senza nessuno che faccia una domanda che non somigli a un salamelecco, non hanno distratto il Premier dal suo indefesso lavoro per la risoluzione della crisi e per il rilancio dell'economia. In particolare, ecco alcune cose che nessuno prima di lui aveva fatto: ordinare dei sondaggi sull'operato del suo governo (una vera novità!), e sostenere di essere stato frainteso dopo una frase particolarmente infelice (anche questa, cosa mai accaduta prima). Forte di questa discontinuità con gli esecutivi che l'hanno preceduto, il professor Monti tiene a precisare che è ora di finirla con il buonismo sociale che ha portato l'Italia ai vertici delle classifiche mondiali della diseguaglianza economica. Non perdete comunque, questa sera, l'edizione speciale di "Risotti al tartufo ", dove il Premier spiegherà che l'articolo 18 non è un tabù.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Alessandro Robecchi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-5851850378729398478?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/5851850378729398478'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/5851850378729398478'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/risotti-al-tartufo-con-articolo-18.html' title='Risotti al tartufo con articolo 18'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-1839302344578501566</id><published>2012-02-05T13:45:00.001+01:00</published><updated>2012-02-05T13:45:00.657+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='disastri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti'/><title type='text'>Quelle ferrovie che non uniscono più</title><content type='html'>Paolo Berdini &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cronache di un disastro annunciato. Dopo giorni di avvertimenti sull'avvicinarsi di una perturbazione, il sistema paese è andato in frantumi. Autostrade bloccate. Interi comprensori senza elettricità per ore e ore. Comuni colpiti dalle politiche del rigore monetarista che non hanno i mezzi per riaprire la viabilità secondaria. Treni fermi per guasti a Carsoli o per problemi di linea a Cesano, comune di Roma, capitale di un paese disgregato dal neoliberismo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La rete ferroviaria costruita nell'Italia post-unitaria aveva alla base l'obiettivo di unificare fisicamente il paese. Attraverso l'uso della spesa pubblica si perseguì l'obiettivo di mettere in rete ogni angolo, anche il più remoto, dell'Italia. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I treni avevano all'epoca tre classi. C'era dunque una concezione molto gerarchica della società e non mancarono scandali. Ma c'era anche il pensiero che il paese intero dovesse beneficiare del miglioramento economico e sociale. Con il trionfo della cultura neoliberista sono state spese decine di miliardi di euro (Ivan Cicconi li ha contati uno ad uno) per costruire la linea di alta velocità tra Napoli e Torino. Il resto è stato abbandonato a se stesso. Non è conveniente dal punto di vista economico, ci dicono i grandi strateghi del fallimento. Città e regioni del sud e delle aree interne sono stati abbandonati a se stessi. Milioni di persone non contano nulla: la competitività si gioca tra le aree forti e lo Stato ha abdicato alla funzione principale sancita dalla Costituzione, quella di rendere più uguale e giusta la società e gli individui.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il pilastro ideologico che ha reso possibile questa devastante involuzione è la cultura delle privatizzazioni. Ferrovie dello Stato, come tutte le società pubbliche, è stata privatizzata e disarticolata in tante società, ognuna delle quali ha perseguito l'unico obiettivo del fare cassa. Licenziando, diminuendo le tutele ai lavoratori e alla stessa rete. La tragedia di Viareggio è inscritta in questa logica. Non paghi di quanto hanno provocato, i super stipendiati strateghi del liberismo stanno completando il disegno. Da qualche settimana le sale d'aspetto, ad eccezione di Roma e Bologna sono state chiuse. Chiuse e basta. Uno dei paesi più ricchi del mondo non può permettersi di "sprecare" metri quadrati senza valorizzarli. Lunedì scorso, in un dibattito sulla prima rete radiofonica, un dirigente di Grandi stazioni (uno dei pezzi dell'ex FS) nascondendo a stento il fastidio per le mie argomentazioni, ha affermato che non c'è nessuna necessità di sedersi: meglio camminare tra negozi e gadget. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo disprezzo delle persone in carne ed ossa, degli anziani, di chi viaggia per motivi di salute, o per le tante vicissitudini della vita, mi è tornato in mente ieri sera nell'apprendere che in ogni angolo del paese - ad eccezione della tratta dell'alta velocità, naturalmente - i treni si erano fermati. Potevano seguire il consiglio del nostro intrepido manager di cartone. Potevano scendere e camminare nel buio di una notte senza fine cui ci sta condannando la troppo lunga stagione del liberismo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-1839302344578501566?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/1839302344578501566'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/1839302344578501566'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/quelle-ferrovie-che-non-uniscono-piu.html' title='Quelle ferrovie che non uniscono più'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-6831488148209909990</id><published>2012-02-05T09:58:00.001+01:00</published><updated>2012-02-05T10:02:25.593+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Informazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Un operaio: "Castelli, non rompere i coglioni" e lui se ne va. Non ditemi che è sempre stato così facile che m'incazzo. (Da IL MALE)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-8n3FZ8uHkt8/Ty5EGCqx61I/AAAAAAAAEVA/JFWxeLm_eac/s1600/monti%2Bfornero.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-8n3FZ8uHkt8/Ty5EGCqx61I/AAAAAAAAEVA/JFWxeLm_eac/s320/monti%2Bfornero.jpg" width="298" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Mario Monti e Jessica Rabbit&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Ida Dominijanni&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;L’ ultimo Mario Monti è in versione lessica Rabbit: lui non è cattivo e non è colpa sua se lo disegnano così. «Non tocca a me dire se abbiamo un cuore buono. Di certo lo abbiamo», dice il premier al forum tv-on line con i lettori di Repubblica. Non troppo buono però: perché è pre­cisamente colpa di quel troppo se l'Italia è andata a scatafascio. «Per decenni i governi hanno avuto troppo cuore, troppo buonismo sociale. I governi politici erano un cuore esuberante», e fu così che la spesa sociale crebbe più delle entrate e si accu­mulò il debito che oggi grava sui più giovani. Inve­ce «un governo ha il compito di spiegare che ciò che sembra sgradevole ha il compito di far riparti­re la macchina della produzione italiana. E giusto avere attenzione all'equità, ma se ci presentassimo con il cuore saremmo più simpatici e faremmo il male dell'Italia e dei giovani».&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Sgradevolezza versus buonismo, ecco dunque il nocciolo del «progetto pedagogico» che lo stesso premier, nello stesso forum, ammette e premette essere alla base del suo programma di governo: promuovere una «modifica della mentalità» del Pa­ese. Quando un governo parte con un'intenzione pedagogica c'è pochissimo da stare tranquilli sulle sue professioni di liberalismo, ma lasciamo perde­re ed entriamo nel merito. Avallare i peggiori luo­ghi comuni dell'antipolitica di destra, per cui la spe­sa sociale equivale allo spreco che ne hanno fatto i decenni democristiani, non significa promuovere un cambio di mentalità. E per come si va ormai configurando nei provvedimenti e nell'agenda del governo, la «modifica della mentalità», che è poi un'idea di società, si riduce a questo: più competi­zione, più flessibilità, più mercato, più potere al­l'impresa, più tasse (inique, ma prendiamo in paro­la il premier e aspettiamo la Tobin), più meritocra­zia, meno garanzie, meno diritti. Un'agenda liberi­sta doc, con una continuità strategica e due diffe­renze tattiche, nient'affatto irrilevanti, rispetto a quella berlusconiana: lo spostamento dalla filoso­fia della deregulation alla riabilitazione delle rego­le (dalla parte dei forti), e lo spostamento dall'etica dissipativa del consumo alla disciplina rigorista del debito (di tutti, per primi i deboli). Per entram­bi, si capisce che la pedagogia acquisti un ruolo de­cisivo, da cui il tono fastidiosamente predicatorio della retorica di questo governo. Nelle prediche pe­rò si sa che la verità sta nei dettagli. E sono tutt'al­tro che «battute sbagliate» o «errori di comunica­zione» gli ultimi in cui il governo è incorso.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Quando Monti dice che l'articolo 18 è un disin­centivo per gli investimenti stranieri, è chiaro qual è la misura della sua politica sociale: la convenien­za dell'impresa, non i diritti del lavoro. Quando parla della monotonia del posto fisso, è chiaro qual è il settore privilegiato dei lavori qualificati che ha in testa, a meno che non pensi che spostar­si da un call center a un altro sia il massimo delle aspirazioni di un giovane. Quando dice che in Ita­lia nessuno è disposto a spostarsi per lavorare, è chiaro che si dimentica che la storia del capitali­smo italiano è una storia di emigrazione forzata dal sud al nord. Quando Martone dà degli sfigati ai suoi coetanei meno fighi di lui, è chiara la scala del­le gerarchie sociali cui spontaneamente aderisce. Quando Fornero distingue fra flessibilità «buona» e «cattiva», non è chiaro invece perché abbia irrigi­dito l'età pensionabile delle donne, invece di flessibilizzarla secondo le esigenze della vita e della cu­ra della vita. E via dicendo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;La favola pedagogica del governo Monti promet­te una società in cui tutti ogni mattina ci sveglia­mo e andiamo al mercato portandoci tutto - com­petenze, curriculum, tariffari&amp;nbsp; - tranne desideri e di­ritti. Quelli li lasciamo a casa, per un'altra stagione. Quando non si parlerà di buonismo ma di giusti­zia sociale e non si annegherà il criterio regolativo dell'uguaglianza nella promessa fasulla dell'equi­tà.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-6831488148209909990?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6831488148209909990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6831488148209909990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/mario-monti-e-jessica-rabbit-ida.html' title='Un operaio: &quot;Castelli, non rompere i coglioni&quot; e lui se ne va. Non ditemi che è sempre stato così facile che m&apos;incazzo. (Da IL MALE)'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-8n3FZ8uHkt8/Ty5EGCqx61I/AAAAAAAAEVA/JFWxeLm_eac/s72-c/monti%2Bfornero.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-9078232424429138911</id><published>2012-02-04T21:19:00.003+01:00</published><updated>2012-02-04T21:19:00.633+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='comiche'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>I leghisti vogliono i vitalizi da investire in Tanzania?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Vitalizio dei parlamentari, 26 ricorsi contro i tagli. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ecco gli irriducibili del privilegio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Molti parlamentari fanno ricorso contro la riforma del loro vitalizio: non vogliono andare in pensione a 60 oppure a 65 anni. I tagli ai vitalizi dei politici fanno insorgere molti fra deputati che vogliono andare in pensione a 50 anni. Sono in tutto 26 i parlamentari che hanno presentato ricorso contro la riforma delle pensioni attuata dal Governo Monti, con i vitalizi che sono stati ricalcolati già dall’inizio di quest’anno. Alcuni di questi, sono ancora in carica e sono Jannone e Rosso, del Pdl, e Molgora, della Lega Nord. Un altro parlamentare si è dimesso, nel corso del mese di gennaio, mentre impazza la diffusione del documento fornito da Giuseppe Consolo, il presidente del consiglio di giurisdizione della Camera, che è l’organo di controllo per i contenziosi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella lista diffusa dall’ufficio, quindi, risultano in maggioranza i politici leghisti, a opporsi alla pensione posticipata: sono in tutto 15. Nel Pdl, invece, ci sono sette parlamentari, inclusi quelli che appartengono, adesso, a Fli. Tre sono appartenenti all’Ulivo ed uno al Prc. C’è da giurare che, nel corso della prossima riunione del consiglio di giurisdizione, il 18 aprile, ci sarà una grande ribellione di quei politici che non vogliono una pensione a 60 anni piuttosto che a 65 anni: vogliono essere baby pensionati. A carico, ovviamente, dei normali contribuenti italiani: altri pensionati ottuagenari! &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Consiglio di giurisdizione&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Stamani si è svolta una riunione preliminare dello stesso consiglio di giurisdizione, fra i tre componenti del direttivo, durante la quale si è organizzato il modo migliore per accogliere i 26 deputati contestatori. Non è detto, comunque, che il numero dei parlamentari si fermi qui, visto che c’è ancora tempo per iscrivere i ricorsi al taglio dei vitalizi parlamentari entro la giornata di sabato. Potrebbe, quindi, aumentare il numero dei cosiddetti “Onorevoli” che si battono strenuamente al metodo di pensione contributivo e all’innalzamento dell’età da pensione. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nuova Pensione&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il nuovo metodo per calcolare la pensione dei parlamentari è scattato dopo la delibera dello scorso dicembre e attuata all’inizio dell’anno: il calcolo contributivo ha sostituito il vitalizio. Una procedura che prevede la pensione a 65 anni per coloro che hanno un periodo contributivo minimo di cinque anni. Nello specifico, per ogni anno in più di mandato parlamentare, l’età è diminuita di un anno ma con il limite, inderogabile, dei 60 anni. Si tratta di una disposizione che vale per tutti i deputati, qualunque sia la data di inizio del loro mandato: un sistema detto pro-rata e che si applica ai parlamentari in carica, fin dal primo gennaio 2012, a quelli che hanno esercitato il loro mandato nel periodo prevedente e a quelli che saranno rieletti. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I nomi dei deputati&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;I deputati che hanno presentato ricorso contro i tagli ai vitalizi appartengono alla XII Legislatura, Esecutivo Berlusconi I:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lega Nord.&lt;/strong&gt; Elisabetta Castellazzi; Franca Valenti; Roberta Pizzicara; Diana Battaggia; Enrico Cavaliere; Oreste Rossi; Alberto Bosisio; Francesco Stroili; Edouard Ballaman; Daniele Molgora (in carica); Flavio Bonafini; Fabio Padovan; Salvatore Bellomi; Giulio Arrighini; Roberto Asquini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ulivo&lt;/strong&gt;. Michele Cappella; Antonio Borrometi; Ugo Malagnino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;AN&lt;/strong&gt;. Domenico Basile; Daniele Franz.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Pdl&lt;/strong&gt;. Roberto Rosso; Giorgio Jannone (classe ’64); Adriano Paroli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Rifondazione comunista&lt;/strong&gt;. Martino Dorigo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-9078232424429138911?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/9078232424429138911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/9078232424429138911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/i-leghisti-vogliono-i-vitalizi-da.html' title='I leghisti vogliono i vitalizi da investire in Tanzania?'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-3608329486790370311</id><published>2012-02-04T16:13:00.000+01:00</published><updated>2012-02-04T16:13:32.429+01:00</updated><title type='text'>I profughi della stazione Ostiense in tenda sotto la neve</title><content type='html'>&lt;div style="border: none; margin-bottom: 0cm; padding: 0cm;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border: none; margin-bottom: 0cm; padding: 0cm;"&gt;redazione il Manifesto&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="border: none; margin-bottom: 0cm; padding: 0cm;"&gt; Nonostante il freddo e la neve siano stati&amp;nbsp;annunciati con largo anticipo, nessuna soluzione è stata trovata per i profughi afghani che, in mancanza di meglio, si riparano alla stazione Ostiense.&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/57258320@N05/sets/72157629167030311/" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;GUARDA LE FOTO&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border: none; margin-bottom: 0cm; padding: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="border: none; margin-bottom: 0cm; padding: 0cm;"&gt; Ci hanno pensato solo gli attivisti di Medici per i diritti umani (Medu), che da anni si occupano di questa situazione, a portare dei sacchi a pelo (come spesso hanno distribuito le tende) agli afghani che si rifugiano alla stazione Ostiense di Roma. In questi giorni di freddo, e nella notte che ha imbiancato Roma, nulla è stato pensato per trovare una situazione più dignitosa almeno temporaneamente a questi ragazzi.&amp;nbsp;  &lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="border: none; margin-bottom: 0cm; padding: 0cm;"&gt; La stazione Ostiense di Roma è uno dei punti nella "mappa" dei giovani afghani che fuggono dal loro paese una volta giunti in Europa. Sono anni che dietro la stazione trovano riparo queste persone. Lo sa il Comune, lo sanno le istituzioni, lo sanno tutti. Eppure, nonostante l'annuncio dell'"emergenza freddo" sia stata data con largo anticipo, nessuno ha pensato di trovare una sistemazione migliore per queste persone, o almeno portare qualche genere di conforto in più per chi è costretto a vivere sotto la neve.  &lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="border: none; margin-bottom: 0cm; padding: 0cm;"&gt; &amp;nbsp;"La tendopoli attuale c'è da aprile doveva essere una situazione provvisoria invece si è cronicizzata come sempre. Con il freddo la situazione è peggiorata, sono in mezzo a quella poltiglia di neve e acqua, una condizione terribile, ma oltretutto ci sono rischi oggettivi perché cercano di riscaldarsi facendo dei fuochi sia fuori dalle tende che dentro. Tanto che 20 giorni fa due persone sono finiti al Pronto soccorso", racconta Alberto Barbieri , medico di Medu. "La Protezione civile è passata, ieri l'Agesci ha dato le coperte - racconta Barbieri - Per quanto riguarda l'emergenza nella capitale il Comune ha riaperto l'ex Fiera per 250 posti, ma per tutta Roma , quindi ci è stato detto che&amp;nbsp; potevano accogliere qualcuno, ma solo i casi più critici. Chiaro che con 3 mila persone senza tetto non si tratta di risposte adeguate". &lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="border: none; margin-bottom: 0cm; padding: 0cm;"&gt; Intanto a quanto pare le risposte - più a lungo termine - sulla tendopoli sembra stiano finalmente arrivando. Dopo anni di sostanziale scarica barile sulla questione dei profughi afghani, sembra che il Comune stia cercando una soluzione concreta. Il motivo? Ad aprile apre la nuova stazione della Ntv, la società di Montezemolo, e il nuovissimo polo enogastronomico molto chic. I profughi si sono messi nel posto sbagliato. O, meglio: nel posto giusto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border: none; margin-bottom: 0cm; padding: 0cm;"&gt;&lt;a href="" name="iltesto_img"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-3608329486790370311?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/3608329486790370311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/3608329486790370311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/i-profughi-della-stazione-ostiense-in.html' title='I profughi della stazione Ostiense in tenda sotto la neve'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-4310376183313014060</id><published>2012-02-04T11:50:00.000+01:00</published><updated>2012-02-04T11:50:47.389+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ambiente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='energia'/><title type='text'>Biodiesel, peggio del petrolio</title><content type='html'>Paola Desai &lt;div style="text-align: justify;"&gt;Altroché «benzina verde». Gli agrocombustibili sono più sporchi, in termini di emissioni di gas di serra, di molti combustibili fossili, se si include nel conto la deforestazione che inducono - per la precisione, il «cambiamento d'uso indiretto dei terreni». A dirlo sono dati raccolti dalla Commissione europea, che sta preparando una nuova direttiva sui «biocarburanti» e per questo ha stimato l'impatto di queste benzine: la nuova legislazione è attesa in primavera, ma intanto alcuni dati di quello studio sono filtrati, e sono arrivati alla rete di ong europee EurActiv. E sono dati che demoliscono l'idea che gli agrocarburanti siano un'alternativa «sostenibile».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Spieghiamoci meglio. Per «cambiamento d'uso indiretto» si intende ad esempio quando un terreno coperto di boschi, o acquitrini, o zone umide o altro viene ripulito e coltivato per sostituire altre terre prese per produrre agrocarburanti. È noto che l'Unione Europea si è data l'obiettivo di mettere nel mix di benzine usate nel settore dei trasporti almeno il 10% di agrocarburanti entro l'anno 2020 (al momento è a circa metà strada dall'obiettivo, con Slovacchia, Austria e Francia all'avanguardia). L'idea propagandata è che i carburanti derivati dalle piante migliorano la qualità dell'aria nei centri urbani, aiutano l'agricoltura e contribuiscono a tagliare le emissioni di anidride carbonica (di cui i combustibili fossili, come il petrolio, sono la principale fonte). Idea contestata da diversi punti di vista, e in particolare perché trasformare canna da zucchero o mais in etanolo - o soia e olio di palma in biodiesel - solleva almeno due problemi. Il primo è che grandi estensioni di terra arabile (e grandi quantità di acqua) sono usate per produrre carburante invece che cibo. Il secondo è che per produrre sempre più olio di palma, mais, soia etc si accelera la deforestazione. E l'Europa, che non ha abbastanza terre disponibili per produrre tutti gli agrocarburanti che si è prefissata, per rispettare il su obiettivo dipende dall'importazione di olii vegetali, che infatti è aumentata del 21% nel 2011: abbiamo importato circa 2,42 milioni di tonnellate di olii, con l'Argentina come primo fornitore e l'Indonesia (grande produttrice di palma da olio) al secondo posto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le critiche sono state così estese e argomentate che l'Unione europea ora cerca di incoraggiare fonti di combustibile «sostenibili», come ad esempio gli olii usati industriali o della ristorazione: li chiamano agrocombustibili di «seconda generazione». E, in vista di una nuova direttiva in tema, la Commissione ha fatto valutare l'impatto dei diversi agrocarburanti calcolando le emissioni prodotte nell'intero ciclo di vita (così la questione del «cambio d'uso indiretto» delle terre diventa rilevante: se per produrre quell'olio di palma, o altro, sono stati distrutti ettari di foresta o torbiera, questo ha prodotto emissioni di CO2 che vanno messe nel conto). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ecco dunque. L'ultima revisione della direttiva europea sulla qualità dei carburanti assegna un valore di default al petrolio ottenuto dalle sabbie bituminose (107 grammi di CO2 equivalente per megajoule di carburante (CO2/mj) e al petrolio convenzionale (87,5 grammi di CO2/mj) e poi paragona a questo i diversi agrocarburanti. Risulta che il biodiesel ottenuto da olio di palma è vicino alle sporchissime sabbie bituminose: produce 105g CO2/mj, e quello da soia 103g CO2/mj, da semi di girasole 86g CO2/mj. Solo nei combustibili «di seconda generazione» i valori scendono in modo sensibile. I portavoce dell'Unione europea non hanno voluto commentare i dati, poiché si tratta di una «fuga», un'anticipazione. Ma è chiaro che quando pubblicati, dati simili saranno una condanna per l'industria europea del biodiesel. O almeno, dovrebbero.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-4310376183313014060?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4310376183313014060'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4310376183313014060'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/biodiesel-peggio-del-petrolio.html' title='Biodiesel, peggio del petrolio'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-6545127183199185059</id><published>2012-02-04T09:33:00.001+01:00</published><updated>2012-02-04T11:52:25.871+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Aspettando la neve a casa nostra</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-G2sIyerN_Gw/TyztBIFT7zI/AAAAAAAAEU0/OqLlXYjDnmU/s1600/fiocchi%252520di%252520neve_roma.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; height: 188px; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em; width: 295px;"&gt;&lt;img border="0" height="213" src="http://2.bp.blogspot.com/-G2sIyerN_Gw/TyztBIFT7zI/AAAAAAAAEU0/OqLlXYjDnmU/s320/fiocchi%252520di%252520neve_roma.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-wfaH1DbQiTs/TyzrFmltoLI/AAAAAAAAEUc/OyBaekntOC0/s1600/roma%2Bimbiancata.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="186" src="http://2.bp.blogspot.com/-wfaH1DbQiTs/TyzrFmltoLI/AAAAAAAAEUc/OyBaekntOC0/s400/roma%2Bimbiancata.jpg" width="271" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-L64fchYB6RA/TyzrY652ukI/AAAAAAAAEUo/2klRjKPNB-E/s1600/gorilla%2Bdi%2Baltan.gif" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Calibri; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Un po’ di neve paralizza Roma. Il piano Alemanno è un flop&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-6545127183199185059?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6545127183199185059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6545127183199185059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/aspettando-la-neve-casa-nostra.html' title='Aspettando la neve a casa nostra'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-G2sIyerN_Gw/TyztBIFT7zI/AAAAAAAAEU0/OqLlXYjDnmU/s72-c/fiocchi%252520di%252520neve_roma.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-5588232965264343074</id><published>2012-02-03T19:31:00.000+01:00</published><updated>2012-02-03T19:31:00.468+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>E' la cattedra che conferisce infallibilità ai prof? Se perfino la scoperta del secolo viene contestata a Einstein, quanta credibilità hanno i bocconiani?</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Una proposta che non si può rifiutare&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;Un «metodo» che ricalca in pieno quello di Marchionne: si discute solo se direte sì. Unica «concessione»: resta la cig. E la mobilità? Il ministro Elsa Fornero gela ogni speranza. «Via l'art. 18, faremo la riforma comunque, che siate d'accordo o meno»&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt;"&gt;&lt;span lang="EN" style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;Francesco Piccioni&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;«O così, o pomì», recitava un vecchio spot. Ma a qualcuno la sortita iniziale del ministro Elsa Fornero - «se faremo insieme questa riforma, siamo contenti, altrimenti il governo cercherà comunque di farla» - sembra più simile a quella micidiale battuta («una proposta che non si può rifiutare» ) che faceva da tormentone efficacissimo nella saga Il padrino.&lt;br /&gt;Suggestioni a parte, lo schema del governo non potrebbe essere espresso in modo più ultimativo e chiarificatore. «Abbiamo un vincolo di tempo e di risorse», ha spiegato alle controparti Fornero, ormai investita ufficialmente del compito di coordinare questa partita (Mario Monti era assente anche ieri; come se la questione per lui fosse già risolta); «dobbiamo chiudere in due o tre settimane».&lt;br /&gt;Ma chiudere cosa? Qui la materia diventa molto più fumosa. «L'art. 18 è stato messo sul tavolo», gongola il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Che però sembra lamentarsi dell'eccessiva nonchalance con cui il governo procede: «nessun documento è stato presentato dal ministro». Ma è solo una piccola nube, visto che la reintegra sul posto di lavoro rimarrebbe soltanto per i «licenziamenti discriminatori» (secondo quali parametri? le opinioni politiche e sindacali ci stanno dentro? o solo le scelte sessuali e il colore della pelle?). Il ministro, infatti, avrebbe dichiarato di voler ammettere i «licenziamenti per motivi economici»; un controsenso, se la si dovesse prendere in parola, perché «per motivi economici» vengono licenziate ogni giorno centinaia di persone, tra uno «stato di crisi aziendale» e l'altro. Evidente, dunque, che sotto quella formula si nascondono ben altri «motivi».&lt;br /&gt;La resistenza sindacale non sembra davvero eccessiva. Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, ha invitato l'esecutivo a «usare molta cautela, perché siamo in una fase delicata». Susanna Camusso, pari grado della Cgil, ha apprezzato la «disponibilità del governo a trovare un accordo». Vecchi frequentatori di trattative sindacali spiegano che «se accetti di parlare di certe cose, vuol dire che le hai già digerite». Nessuno, comunque, sembra aver posto veri limiti a una discussione che nel merito si annuncia durissima per chi dovrà sottostare alla nuova «riforma».&lt;br /&gt;Sia dal governo che dai sindacati, infatti, si spiega con dovizia di ripetizioni che ci si muove «su obiettivi condivisi». Ma l'unico soggetto che mette sul tavolo «soluzioni» per raggiungere quegli obiettivi è il governo.&lt;br /&gt;Il solo punto su cui Fornero sembra aver accennato un minimo passo indietro è relativo agli ammortizzatori sociali. Oltre alla cassa integrazione ordinaria (applicata solo per le crisi temporanee o imprevedibili), dovrebbe restare anche la straordinaria (per crisi o ristrutturazione aziendale). Ma nessuno sa dire ora che fine farà la mobilità, che pure ha permesso di risolvere molte crisi senza buttare la gente per strada senza più nulla. Non c'è da essere per niente ottimisti, dunque.&lt;br /&gt;Anche perché i sindacati qualche richiesta l'avevano anche portata. A proposito di «esodati» (i prepensionati o i «precoci» che ora non possono più andare in pensione, ma intanto sono usciti dal lavoro: 70.000 persone), per esempio, invitavano a trovare soluzioni nemmeno troppo difficili o costose. Fornero è stata invece di una durezza degna di miglior causa: «la riforma delle pensioni non si tocca, ha determinato la riduzione dello spread».&lt;br /&gt;Del resto «i mercati» sono lo straccio rosso sventolato davanti a ogni perplessità. «Il mercato, noi e voi sappiamo che questa è un'occasione per fare una cosa buona per il mercato, e che, se non la cogliamo, perdiamo», spiega Fornero. Con punte di ideologia difficilmente tollerabili per un ministro che sta ridisegnando la vita di decine di milioni di persone. Un esempio? Riprendendo il tema dell'art. 18, a cui viene disinvoltamente addebitata la «responsabilità» per l'esistenza della precarietà, ha detto «saremo giudicati dagli italiani che hanno subito esclusioni e non hanno avuto prospettive, appiattendosi su precarietà e basse aspirazioni». Come se togliendo diritti a chi ne ha, senza nemmeno darne di equivalenti a chi non ne ha, si facesse in qualche misura «una cosa equa».&lt;br /&gt;O anche: «rafforzare la posizione dei lavoratori, sia di quelli che già lavorano che di quelli che lo cercano». Quale «rafforzamento» sia perseguibile con meno tutele è un mistero che ci verrà svelato non prima di dieci giorni. È questa la scadenza fissata per il prossimo incontro con sindacati, Confindustria e altre associazioni di categoria. In quella data probabilmente il ministro arriverà con un «pacchetto completo», ovviamente «intrattabile» perché «i mercati se lo aspettano». Nel frattempo, le parti potranno vedersi tra loro o con esponenti del governo, magari per «gruppi di lavoro flessibili». Lasciando comunque agli interlocutori - ripetiamo: che discutono senza avere nemmeno un documento ufficiale davanti agli occhi - «la libertà di organizzarvi come meglio credono». Tanto, vien da concludere, il governo sa già quel che vuole fare e del parere delle «parti» (Confindustria e Abi escluse, visti i vantaggi che imprese e banche riceveranno da queste misure) sa fare volentieri a meno, come ha detto in premessa lo stesso ministro. È o non è «una proposta che non si può rifiutare?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-5588232965264343074?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/5588232965264343074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/5588232965264343074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/e-la-cattedra-che-conferisce.html' title='E&apos; la cattedra che conferisce infallibilità ai prof? Se perfino la scoperta del secolo viene contestata a Einstein, quanta credibilità hanno i bocconiani?'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-8531413483873306632</id><published>2012-02-03T15:19:00.000+01:00</published><updated>2012-02-03T15:19:41.664+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dibattiti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grottaglie'/><title type='text'>ci è o ci fa!</title><content type='html'>Ieri, ignorato dai media, si è svolto l'incontro tra il sindaco e la comunità Campitelli, che benchè pubblicizzata con manifesti comunali, ha visto una ridotta partecipazione di cittadini.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il sindaco non poteva mancare, infatti c'era, senza bagno di folla ma non poteva lasciarsi sfuggire una occasione così ghiotta per dimostrare la sua vicinanza ai problemi della gente, che da parte sua ha apprezzato almeno la disponibilità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Senonchè le problematiche rappresentate dai cittadini erano tutte legate alla normale amministrazione, al dovuto alla cittadinanza; infatti riguardavano la sicurezza di strade e cittadini, il controllo e la vigilanza per consentire una vita decente in un paese che ha smesso di essere riferimento per altri paesi, anche alla luce degli avvenimenti di cronaca che in alcuni casi si sono trasformati in tragedia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il sindaco si è destreggiato da par suo, addossando la responsabilità ai minori conferimenti statali alle casse comunali, ormai impossibilitate a offrire il meglio in fatto di servizi alla cittadinananza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quì sorge un problema: non si può dichiarare un giorno sulla stampa che il comune, benchè a corto di personale, riesce a offrire alla cittadinanza tutti i servizi e poi nel contradditorio dire che ci sono grosse difficoltà di gestione e emanazione degli stessi servizi, si potrebbe pensare a propaganda ingannevole.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C'è stato un punto dove però il sindaco è stato parecchio reticente e su cui la gente ha focalizzato le attenzioni, sulla raccolta differenziata sperimentale porta a porta sospesa, a suo dire, per la fallimentare gestione dell'ATO3. Caro sindaco, sei stato 10 anni all'assessorato all'ecologia nonchè responsabile dell'ATO3, nello stesso tempo hai contribuito a creare il piano dei rifiuti provinciale da una postazione privilegiata, come puoi scaricare responsabilità su altri quando ti dovresti accollare almeno le tue? Se la raccolta non sfonda neanche il 20%, partendo dal 13/14% dei primi anni 2000 quando l'ATO3 non c'era, una ragione ci sarà e se i protagonisti sono sempre gli stessi, ci sarà qualcosa che non quadra o il sistema messo in piedi non potrà portare benefici per garantire interessi differenti da quello della popolazione? E così, quello che avrebbe dovuto essere una risorsa, è un aggravio per i cittadini, che saranno chiamati ad un ulteriore esborso per risultati di raccolta differenziata mai raggiunti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La comunità ha chiesto un nuovo incontro al sindaco, verrà con nuove lagnanze o concretizzerà qualche risultato? &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-8531413483873306632?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/8531413483873306632'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/8531413483873306632'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/ci-e-o-ci-fa.html' title='ci è o ci fa!'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-7600055154755775289</id><published>2012-02-03T10:57:00.001+01:00</published><updated>2012-02-03T10:57:00.284+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sindacato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>“boni, no boni”… LICENZIABILI</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-vgck1MeL2KU/TyuiUYJio6I/AAAAAAAAEUQ/iYWGCae0f_0/s1600/licenziabili.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-vgck1MeL2KU/TyuiUYJio6I/AAAAAAAAEUQ/iYWGCae0f_0/s320/licenziabili.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-V9j-4Lr2D4c/TyuhxLwNqSI/AAAAAAAAET4/hcJRqmz0cls/s1600/LUSI.gif" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-V9j-4Lr2D4c/TyuhxLwNqSI/AAAAAAAAET4/hcJRqmz0cls/s320/LUSI.gif" width="286" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Avanti con la riforma del lavoro anche senza intesa con i sindacati. Il governo getta la maschera e forza i tempi. Fornero: «Legge incisiva in poche settimane, come per le pensioni». Bufera sulle dichiarazioni di Monti contro il posto fisso «monotono». Confindustria plaude all'abolizione dell'art.18&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;da il&amp;nbsp;Manifesto&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dice all’incirca una plurilaureata non bocconiana: sono precaria, devo fare il mutuo per la casa e mettere su famiglia ma le banche superfinanziate accettano solo chi ha il posto fisso. Propongo ai bocconiani uno scambio, loro precari, io e quelli come me nella “monotonia” del posto fisso. Si attende risposta!&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;da Servizio Pubblico&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-7600055154755775289?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/7600055154755775289'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/7600055154755775289'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/boni-no-boni-licenziabili.html' title='“boni, no boni”… LICENZIABILI'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-vgck1MeL2KU/TyuiUYJio6I/AAAAAAAAEUQ/iYWGCae0f_0/s72-c/licenziabili.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-1075910033414874497</id><published>2012-02-03T08:41:00.001+01:00</published><updated>2012-02-03T08:41:00.723+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crisi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Car pooling contro il caro-benzina</title><content type='html'>Dolori e motori dei nostri tempi a cura di Francesco Paternò &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sulla prima pagina del Wall Street Journal Europe, questa mattina è apparso il seguente titolo: “Off the rails: Car Pools are booming”. A pagina 29 si racconta di come in Europa la gente si difenda dal caro-benzina: dividendo gli oneri del viaggio casa-ufficio utilizzando lo stesso veicolo. Il car pooling, insomma, è una risposta alla crisi e da questa crisi potrebbe ricevere anzi una bella spinta. La storia più illuminante è quella di Scott Williams, un manager 34enne di HSBC (una delle più grandi banche del mondo) che ogni giorno da Cambridge si reca al lavoro alla City di Londra. Il treno costa caro a Londra, il tragitto è da 42 sterline, circa 60 euro. Due anni fa, mr. Williams compra una Volkswagen Sharan usata del 1998, una monovolume con sette posti, e comincia un altra vita, oltre che un altro business: ogni giorno imbarca tre persone per lo stesso tragitto, cui fa pagare 12,50 sterline ognuna (circa 20 euro). Tutti risparmiano, lui guadagna e sono pure contenti: “Non volevo rinunciare alla flessibilità e alla musica prendendo il treno, qui abbiamo una radio sempre accesa. E siamo tutti professionisti, la maggior parte lavora nel mondo della finanza e condividiamo le nostre esperienze”. Unica lamentela: “Il lunedì è più triste. Ma portiamo la discussione sul fine settimana, quando la gente tende ad animarsi di più”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-1075910033414874497?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/1075910033414874497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/1075910033414874497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/car-pooling-contro-il-caro-benzina.html' title='Car pooling contro il caro-benzina'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-2366601895253905895</id><published>2012-02-02T18:32:00.001+01:00</published><updated>2012-02-02T18:32:00.305+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Quando si dice la bolla immobiliare</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Paolo Berdini&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;La vicenda del palazzo di via della Stamperia, uno dei luoghi più belli di Roma, ha la forza simbolica per mostrare dove si trova una delle cause profonde della crisi economica e morale italiana. Finché si consentirà di guadagnare 18 milioni nel giro di poche ore senza - apparentemente - violare la legge e senza essere tassato drasticamente, utilizzando gli strumenti della speculazione immobiliare, nessun imprenditore vero - soprattutto se straniero - avrà mai l'idea di investire su una qualsiasi attività produttiva. Fare impresa costa fatica e investimenti. Speculare è facile e non ci si mette un soldo. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;E iniziamo da qui. Il senatore Riccardo Conti non anticipa nulla al proprietario del prestigioso palazzo. Eppure quel proprietario è un fondo immobiliare della galassia Intesa-San Paolo che tanto sprovveduto dal punto di vista della gestione finanziaria non dovrebbe essere. È noto che a Torino Intesa-San Paolo ha ottenuto un vertiginoso aumento di volumetria e sta costruendo un enorme grattacielo. Pochi mesi fa un piccolo e coraggioso comitato aveva occupato le gru del cantiere per denunciare la speculazione (il manifesto, 19 luglio 2011). Conoscono dunque il meccanismo della valorizzazione immobiliare. Eppure in questo caso accetta di essere pagato da Estate 2 dopo che l'Enpap, Ente nazionale di previdenza e assistenza degli psicologi, ha pagato la società del senatore Conti.&lt;br /&gt;Più importante sotto il profilo del corretto funzionamento della cosa pubblica è il ruolo dell'Enpap, un soggetto creato per il trattamento assistenziale e pensionistico ai propri iscritti. La sua attività si svolge sulla base di un decreto legislativo (103/1996) «Tutela previdenziale obbligatoria dei soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione». Non credo che l'Ente, anche se privato, proprio in virtù dei vincoli di funzionamento - se va in default è lo Stato a farsi carico di non lasciare chi ha versato i contributi sul lastrico - possa acquistare alcun immobile senza la preventiva valutazione economica da parte di un soggetto pubblico. Delle due l'una. O questa valutazione c'era ed indicava la cifra dell'esborso (44 milioni più iva) oppure è stata presa sulla base di valutazioni discrezionali.&lt;br /&gt;Ma fino a questo punto siamo ancora nella zona grigia che divide il lecito dall'illecito. Nei comportamenti istituzionali poco consoni ad un paese civile. Nelle disinvolte attività di parlamentari che non si curano di ristabilire la certezza del diritto ma si muovono come pesci nell'acqua nelle mille pieghe legislative.&lt;br /&gt;È la questione del prezzo di vendita a portarci alla questione principale: chi stabilisce i valori immobiliari nelle nostre città. Non è la prima volta che operatori immobiliari e finanziari (si pensi agli indimenticabili furbetti del quartierino) comprano e vendono in brevissimi lassi di tempo facendo lievitare i valori immobiliari a tutto vantaggio delle società venditrici che possono mettere in bilancio le somme della vendite. Un meccanismo che è l'applicazione alle città delle logiche della finanza neoliberista: si specula, si guadagna e si scappa.&lt;br /&gt;Applicato alle città questa logica sta producendo un disastro di dimensioni irreversibili. Il fondo Omega della Fimit vende già ad un prezzo da capogiro 28,5 milioni, 6.800 euro al metro quadrato. Con la seconda vendita si arriva a 54 milioni: 14 mila euro al metro quadrato. Un monolocale di 30 metri quadrati costa oggi 420 mila euro. Ma anche fermandoci al primo valore si arrivava a 200 mila euro. E, specie in un periodo di crisi così grave, chi può permettersi prezzi così folli? Una piccola minoranza, gli altri - ecco il disastro sociale - sono costretti ad andare a vivere in periferie sempre più lontane e i centri storici sono immensi luoghi di consumo senza abitanti.&lt;br /&gt;L'attuale governo è di solida cultura liberale. Faccia dunque lo sforzo di colpire queste folli plusvalenze. L'intollerabile speculazione immobiliare si ferma soltanto con una severa tassazione e così facendo si potranno calmierare i valori immobiliari. Forza professori, non fermatevi a tassare i redditi da lavoro dipendente. La vicenda di via della Stamperia è una bella occasione per dimostrarci che l'equità non è una parola vana. E se si iniziasse a colpire in modo sistematico la rendita immobiliare si potrebbe davvero liberare il paese dall'unico laccio che da venti anni la sta soffocando, altro che articolo 18: un paese ostaggio della rendita immobiliare non potrà mai essere attrattore di innovazione e di nuove idee.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-2366601895253905895?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/2366601895253905895'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/2366601895253905895'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/quando-si-dice-la-bolla-immobiliare.html' title='Quando si dice la bolla immobiliare'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-4536701796190558497</id><published>2012-02-02T15:32:00.000+01:00</published><updated>2012-02-02T15:32:53.075+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grottaglie'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-A7xMBj7m-zA/Tyqalt5udfI/AAAAAAAAETs/sczyjQ8UNOk/s1600/manifesto%2Bcampitelli.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-A7xMBj7m-zA/Tyqalt5udfI/AAAAAAAAETs/sczyjQ8UNOk/s400/manifesto%2Bcampitelli.jpg" width="237" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Oggi il sindaco Ciro Alabrese, dopo le defaticanti gesta dei giorni scorsi, impegnato nella celebrazione della ricorrenza del santo più amato, prosegue nel suo progetto itinerante. Vorrebbe essere la dimostrazione di un contatto diretto coi cittadini, di una discontinuità col passato. Solo che c'è qualcosa che non quadra, dal momento che la sua amministrazione si caratterizza per una continuità con la gestione Bagnardi che di più non si può. Avranno qualcosa da dire, che non hanno rivendicato anche nel passato, i cittadini di Campitelli?&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-4536701796190558497?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4536701796190558497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4536701796190558497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/oggi-il-sindaco-ciro-alabrese-dopo-le.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-A7xMBj7m-zA/Tyqalt5udfI/AAAAAAAAETs/sczyjQ8UNOk/s72-c/manifesto%2Bcampitelli.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-5517862315816612389</id><published>2012-02-02T12:33:00.002+01:00</published><updated>2012-02-02T12:33:00.612+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Aumenta l'occupazione ma tutti più precari e meno pagati</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Gli occupati tedeschi tornano a superare la "soglia simbolica" dei tre milioni. Di «miracolo» si parla dall'inizio di gennaio, quando l'ufficio federale di statistica constatò che in media nel 2011.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;Guido Ambrosino - 01.02.2012&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel dicembre scorso erano ufficialmente registrati in Germania 2.780.000 disoccupati. Nel gennaio 2012 erano aumentati di 302.000 unità a 3.082.000. Sono così tornati a superare la soglia simbolicamente rilevante dei tre milioni. Anche la quota di disoccupazione è aumentata di 7 decimi di punto rispetto al mese precedente, al 7,3%. Ma niente paura: all'agenzia federale per il lavoro di Norimberga assicurano che l'incremento è tutto attribuibile ai soliti influssi stagionali. D'inverno i cantieri edili si fermano. Rallenta l'agricoltura. I ristoranti non possono sistemare tavoli all'aperto. Dopo natale il commercio si libera del personale supplementare ingaggiato per le feste. Se si depura il dato dai fattori stagionali, i disoccupati sarebbero diminuiti di 34.000 unità in confronto al mese precedente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quel che più conta è il confronto col gennaio 2011. Rispetto a un anno fa il computo delle persone senza lavoro si riduce di 264.000 unità. E anche la quota di disoccupazione, che nel gennaio 2011 era al 7,9%, è scesa da allora di 6 decimi di punto. È dunque legittimo scrivere, come fa la Frankfurter Allgemeine, che «il miracolo del lavoro continua».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di «miracolo» si parla dall'inizio di gennaio, quando l'ufficio federale di statistica constatò che in media nel 2011 gli occupati in Germania erano stati per la prima volta più di 41 milioni. Più precisamente 41,04 milioni, con un incremento di 535.000 persone rispetto al 2010. Mentre la media annua di 2,9 milioni di disoccupati nel corso del 2011era la più bassa mai registrati nell'arco degli ultimi 20 anni. Rispetto ai 4,9 milioni di disoccupati del 2005, col cancelliere socialdemocratico Schröder, si è fatto un bel passo avanti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Su questi vistosi record il governo Merkel batte la grancassa. Il ministro dell'economia, il liberale Philipp Rösler, ha fatto affiggere con un budget di 330.000 euro in tutte le grandi stazioni ferroviarie cartelloni che recitano «Grazie Germania. Ora tante persone, come mai prima, hanno un lavoro». Ma di che lavoro si tratta? Non c'è bisogno di scavare troppo per scoprire che spesso si tratta di lavoro a tempo parziale, precario, mal pagato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Conviene per esempio guardare i dati delle ore lavorate. Nel 2000 sono state contate 57,7 miliardi di ore di lavoro retribuito, nel 2010 si era più o meno allo stesso punto, con 57,3 miliardi di ore. Se questo monte-ore si è distribuito su più spalle, e chiaro che a aumentare sono stati soprattutto i rapporti di lavoro part-time.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il conglomerato di 41 milioni di occupati segnalato nel 2010 sussume situazioni assai diverse. Occorre innanzitutto distinguere tra i 4,5 milioni di lavoratori autonomi e di parenti che li aiutano in imprese di famiglia e 36,5 milioni di lavoratori dipendenti. Di questi solo 29 milioni hanno un lavoro passabilmente regolare e protetto, con l'obbligo di versare pienamente contributi assicurativi per la pensione, l'assistenza sanitaria, l'assegno di disoccupazione (a carico del lavoratore per metà, del datore di lavoro per l'altra metà). Più complesso lo status degli altri 7,5 milioni (circa il 30 per cento).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Circa 1,2 milioni non vengono conteggiati tra i disoccupati (definiti come coloro che lavorano meno di 15 ore a settimana, e vorrebbero lavorare di più) ma compongono la cosiddetta «riserva silenziosa» della schiera dei senza lavoro. Si tratta di persone inserite in programmi di riqualificazione professionale, o di avvio a lavori socialmente utili in cambio di un compenso di un euro all'ora. Oppure di persone che avendo superato i 58 anni di età non vengono di fatto considerate come effettivamente proponibili per un nuovo impiego.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli altri sono «mini-jobber», persone che guadagnano fino a 400 euro al mese. Costoro - in buona parte donne - sono esonerati dal versamento di contributi assicurativi, a carico del solo datore di lavoro in misura assai ridotta. E in vecchiaia finiranno in carico all'assistenza sociale. Nell'aprile 2011 si contavano 7,3 milioni di mini-jobber. Non pochi di loro affiancano uno di questi lavoretti a un primo lavoro, che però non dà da solo abbastanza per vivere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-5517862315816612389?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/5517862315816612389'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/5517862315816612389'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/aumenta-loccupazione-ma-tutti-piu.html' title='Aumenta l&apos;occupazione ma tutti più precari e meno pagati'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-8051348765907800281</id><published>2012-02-02T09:53:00.000+01:00</published><updated>2012-02-02T09:53:48.268+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sindacato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Dopo aver ripulito le tasche dei soliti noti, vola piazza affari</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-X81FBDtNtKM/TypNbEbItyI/AAAAAAAAETg/IYmqd2qW-FE/s1600/cassa%2Bcontinua.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="314" src="http://1.bp.blogspot.com/-X81FBDtNtKM/TypNbEbItyI/AAAAAAAAETg/IYmqd2qW-FE/s400/cassa%2Bcontinua.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Fiat, armi pesanti contro la Fiom&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La strategia contro il sindacato che pretende di rappresentare i lavoratori e non l'azienda: non vi facciamo avere i soldi degli iscritti. Nuovo contratto alla mano, Marchionne tenta di cancellare ogni forma di critica. Contro le discriminazioni, il sindacato di Maurizio Landini ha già annunciato un ricorso alla magistratura&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Loris Campetti&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anno nuovo vita nuova. La novità è targata Fiat e il fatto che fosse attesa non ne diminuisce l'impatto devastante. Grazie all'accordo separato voluto da Sergio Marchionne tra l'azienda e i sindacati postmoderni dell'era «Dopo Cristo», la Fiom non ha più diritto di svolgere attività sindacale in tutti i siti Fiat italiani e non le vengono riconosciute le Rsu che ora sono sostituite dalle Rsa di nomina delle sole organizzazioni firmatarie del nuovo contratto che cancella il contratto nazionale. Ma c'è di più: la multinazionale di Detroit-Torino da gennaio non raccoglie più le trattenute sindacali per la Fiom, avendo strappato le deleghe sulla cessione del credito come previsto dall'accordo separato. Non basta: da martedì anche le Rsl (i rappresentanti per la sicurezza) della Fiom, elette dai lavoratori, sono state sostituite dalle Rsa dei sindacati firmatari.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alla Sevel di Atessa, una delle fabbriche che lavorano a buon ritmo alla produzione di furgoncini per Fiat e Peugeot, capita addirittura che mentre alla Fiom non viene più garantita dall'azienda la trattenuta sindacale agli iscritti, il sindacato di base Usb può invece usufruire, come Uilm, Fim, Ugil e Fismic, del servizio. Non fraintendete: non è che la Fiat faccia dei favori sottobanco all'Usb, è soltanto che questo sindacato, a cui il servizio era stato negato prima ancora della Fiom, ha fatto causa all'azienda e l'ha vinta. Secco il commento del responsabile auto dei metalmeccanici Cgil: «La Fiat paga solo se glielo impone il magistrato». &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Contro le discriminazioni ai suoi danni e ai danni dei lavoratori a cui è impedito di scegliere liberamente da chi farsi rappresentare, il sindacato guidato da Maurizio Landini ha già annunciato il ricorso alla magistratura, naturalmente non solo alla Sevel ma in tutti gli stabilimenti del gruppo. Una sentenza emessa da un giudice torinese ha già condannato per antisindacalità la Fiat per il contratto, sempre separato, di Pomigliano, sulla cui base è stato scritto quello oggi in vigore in tutti gli stabilimenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C'è chi sostiene che una delle ragioni per cui nella fabbrica napoletana resettata e rinominata da Marchionne, tra i mille assunti (dei quasi 5 mila dipendenti in attesa di un nuovo contratto) non c'è un solo iscritto Fiom stia proprio nella condanna inferta dal giudice torinese: se degli operai della Fiom chiedessero, sentenza alla mano, di nominare i loro rappresentanti, la Fiat sarebbe costretta ad abbassare la testa. Ma questa non è che una ragione aggiuntiva delle discriminazioni ai danni della Fiom alla ragione principale: la Fiom deve scomparire dalle mie fabbriche, ha deciso Marchionne con l'aiuto dei sindacati complici e il silenzio o addirittura il plauso di gran parte della politica, di centrodestra come di centrosinistra.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Fiom sarà intanto costretta a raccogliere direttamente le quote sindacali dagli iscritti nelle fabbriche in cui è presente (tutte tranne Pomigliano, per le ragioni di cui sopra), ma dovrà farlo durante la pausa mensa o addirittura fuori dai cancelli, essendole interdetta ogni agibilità sindacale. Insomma, Marchionne usa tutte le carte a sua disposizione per mettere in ginocchio l'unico grande sindacato che non è riuscito a ipnotizzare - diciamo così, per un'opera di misericordia - nella speranza che avendo trasformato la Fiom in un sindacato clandestino la sua fine sia segnata. Salvo sorprese, naturalmente, che potrebbero arrivare dai giudici. Ma l'impegno non è sul solo piano legale: sabato 11 febbraio i metalmeccanici che rivendicano insieme al contratto nazionale il diritto della Fiom a tornare in Fiat sbarcheranno in massa a Roma. Non saranno soli: l'organizzazione di Landini ha raccolto adesioni importanti nel mondo della cultura e tra gli studenti, così come tra i movimenti che si battono nel territorio in difesa dell'ambiente e dei beni comuni. Iniziative in preparazione dell'11 si stanno svolgendo nelle principali città italiane. Sabato 4 a Roma, al cinema Palazzo a San Lorenzo, è previsto un incontro promosso insieme dalla Fiom e dalla rivista Micro Mega, a cui hanno dato la loro adesione intellettuali ed esponenti dei movimenti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-8051348765907800281?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/8051348765907800281'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/8051348765907800281'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/dopo-aver-ripulito-le-tasche-dei-soliti.html' title='Dopo aver ripulito le tasche dei soliti noti, vola piazza affari'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-X81FBDtNtKM/TypNbEbItyI/AAAAAAAAETg/IYmqd2qW-FE/s72-c/cassa%2Bcontinua.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-6285028633992121189</id><published>2012-02-01T18:17:00.000+01:00</published><updated>2012-02-01T18:17:13.564+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Istruzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='università'/><title type='text'>Cnr: Si dimette Profumo, restano i problemi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il ministro dell’Istruzione e della Ricerca Francesco Profumo non ha atteso il parere dell’Antitrust e si è dimesso dalla presidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Lo ha seguito anche il ministro dell’ambiente Corrado Clini che, nelle stesse ore, ha comunicato di essersi dimesso dalla presidenza dello Science Park di Trieste.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Diversamente da quanto affermato venerdì scorso durante la conferenza stampa del governo sul decreto semplificazioni, Profumo ha preferito lasciare l’incarico prima del 16 febbraio, giorno in cui l’Antitrust non solo avrebbe ratificato l’incompatibilità del doppio incarico, ma avrebbe confermato la decadenza dalla carica sin dal primo giorno della sua nomina a ministro, cioè il 16 novembre.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’antitrust avrebbe così ratificato una situazione paradossale: per quasi tre mesi il Cnr sarebbe stato diretto da un presidente decaduto. Avvertito del problema, Profumo ha provato a schernirsi, più volte ha detto di essersi “autosospeso” da presidente del Cnr (dove era stato nominato da pochissimo). Alla fine si è arreso all’evidenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel comunicato rilasciato nella serata di ieri, Profumo conferma di avere lasciato la direzione alla vicepresidente del Cnr Maria Cristina Messa, conferendo i poteri di vigilanza al sottosegretario Marco Rossi D’Oria. Una decisione che aveva annunciato la settimana scorsa durante una visita a Cracovia, dimenticando però di citare il nome di D’Oria che assumerà il nuovo incarico. Fino ad oggi erano in pochi al Cnr ad avere avuto notizia di questa decisione del ministro. «La scelta di non dimettermi immediatamente – spiega – aveva la sola finalità di preservare la continuità di azione del Cnr, in una fase particolarmente delicata, evitando in quel momento uno stallo amministrativo che avrebbe rischiato di pregiudicare il processo avviato».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non c’è dubbio che, a seguito di questo pasticcio, già denunciato dall’ex ministro dell’Istruzione e Università Giuseppe Fioroni (Pd), lo stallo del Cnr continuerà in attesa che si trovi un modo per nominare il successore di Profumo. La situazione però è complicata: Profumo è stato scelto dalla Gelmini da una rosa di cinque nomi indicata da un “search committee”. Insieme a lui c’erano l’ex presidente del Cnr, Luciano Maiani, Andrea Lenzi, Luigi Nicolais e Tullio Pozzan. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi Maiani non può sostituirlo perché è stato nominato alla presidenza della commissione grandi rischi. Si attendono lumi sugli altri nomi in lizza. Resta il fatto che a sceglierli, oppure a riconvocare il comitato che dovrà stabilire una nuova lista di potenziali presidenti, sarà sempre Profumo, cioè il ministro ex presidente del Cnr.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La brevissima parentesi dell’ex rettore del Politecnico di Torino alla presidenza del più grande ente di ricerca italiano non ha permesso di affrontare, com’è ovvio, nessuno dei suoi problemi. Ad esempio il nuovo statuto, approvato solo pochi mesi fa, segna una svolta dirigista nella sua gestione. Non solo perché accentra nelle mani del ministero (cioè ancora di Profumo) una serie di prerogative da sempre custodite gelosamente dal Cnr (anche per vincolo costituzionale). Ma soprattutto perché impone di rispettare il tetto alla spesa per il personale che non potrà superare il 75% del budget annuale ricevuto dal governo (550 milioni di euro).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da ministro, o da presidente del Cnr, Profumo non sembra avere ancora pensato di modificare questa norma dello statuto – anche perché bisognerebbe scriverne un altro. Il problema del Cnr – come di tutta l’università italiana che non può superare il 90% del budget (ma sembra che ci sia una modifica in arrivo) – è l’imposizione di questo tetto di spesa sugli stipendi del personale già assunto. Questo vincolo condizionerà pesantemente tutte le scelte scientifiche del Cnr che coordina oltre 100 istituti sparsi in tutta Italia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non ci sarà concorso, né borsa di studio, che potrà essere concessa senza prima avere considerato la loro compatibilità con il bilancio generale. Questa norma è stata introdotta sulla scia di un’evidente falsificazione della realtà. Anche di recente, un articolo pubblicato su un importante quotidiano ha ripreso un tema assai popolare con il governo precedente. E duro a morire anche in quello attuale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al Cnr, come del resto all’università, è stato imposto un vincolo alla spesa del personale, cioè i ricercatori, perchè sono troppi, assorbirebbero il 75% (e oltre) del bilancio, non producono. È in base a questo assunto che la riforma Gelmini ha limitato l’autonomia scientifica dell’ente. Solo che questo assunto è falso. Una lettura del recente rapporto della Corte dei Conti sul Cnr, rivela infatti che le spese per gli stipendi di ricercatori e tecnologi impegna al Cnr il 30% delle risorse (il 13% del personale amministrativo), mentre il 75% viene investito nella ricerca.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da anni, il Cnr si autofinanzia le ricerche grazie a progetti e grant europei, al punto da avere raddoppiato il budget garantito dallo Stato. Il bilancio complessivo è di 1,1 miliardi di euro, più del doppio dei fondi ricevuti dal ministero. Qualora lo volesse, Profumo potrebbe affrontare anche da ministro il vero problema degli enti di ricerca: i loro fondi sono fermi ai valori del 1993, ci sono ancora migliaia di precari da stabilizzare, mentre sarebbe necessario creare nuovi posti per i ricercatori.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A Profumo interessa molto rendere più “competitiva” la ricerca italiana sui fondi europei, che presto arriveranno, del programma “Horizon 2020”. Se il suo intento è serio, e non c’è ragione di dubitarne, inizi a risolvere i gravissimi problemi strutturali creati dalla riforma Gelmini, che vanno ad aggiungersi a quelli che già in passato hanno penalizzato, e ridotto al lumicino, la ricerca italiana. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-6285028633992121189?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6285028633992121189'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6285028633992121189'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/cnr-si-dimette-profumo-restano-i.html' title='Cnr: Si dimette Profumo, restano i problemi'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-4586309865730708868</id><published>2012-02-01T12:11:00.000+01:00</published><updated>2012-02-01T12:11:43.639+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #4c4c4c; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 28pt; line-height: 115%;"&gt;Disoccupy Italia&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;span style="background-color: white; font-size: 13pt; line-height: 115%;"&gt;Il 31% dei giovani è senza lavoro: la disoccupazione italiana cresce di tre punti rispetto a un anno fa. La ministra Fornero: «È la mia principale preoccupazione». Ma oggi incontrerà i sindacati per discutere di art.18 e flessibilità. La Ue: «Un dato inaccettabile». Ma insiste sull'austerity&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Oltre 2,2 milioni di persone non&amp;nbsp;hanno un impiego. Senza la cassa&amp;nbsp;integrazione sarebbero già 3 milioni.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Perdono il posto soprattutto i maschi.&amp;nbsp;I contratti precari hanno peggiorato&amp;nbsp;la situazione tra i 15 e i 24 anni&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;Francesco Piccioni&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non va. E andrà peggio. L'occupazione in Europa è inchiodata, e a pagare il prezzo più alto sono soprattutto gli uomini e i giovani. La fotografia rilasciata dall'Eurostat - e dall'Istat per la parte che riguarda il nostro paese - è assolutamente impietosa. E i numeri vanno letti in controluce, per capire la tendenza reale. Partiamo dal quadro europeo. Il tasso di disoccupazione ufficiale, in tutto il 2011, è salito del1'0,4% al livello della zona euro; così come nell'intera Unione a 27 paesi. Ma la distribuzione non è affatto omogenea. In Germania (vedi l'articolo a parte) tutto sembra esser rimasto stabile, con un tasso di disoccupazione di appena il 5,5%. Così come in Francia (9,9). Le cadute più disastrose vengono invece registrate - non a caso - in Grecia (dove si passa dal 13,9 al 19,3% di disoccupati), Cipro (dal 6,1 al 9,3) e Spagna, dove sì registra un drammatico 22,9% di senza lavoro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'Italia - record di senza lavoro dal 2004 a oggi - è un caso a parte e richiede un briciolo di «analisi». Il dato più eclatante riguarda la fascia d'età dai 15 ai 24 anni (studenti esclusi, ovviamente), dove ben 31 ragazzi su cento risultano disoccupati. Qui ci sarebbe addirittura un lievissimo miglioramento (-0,2), ma sono in aumento gli «scoraggiati», che il lavoro non lo cercano neppure. Secondò le elaborazioni della Cgia di Mestre, comunque, il tasso «reale» (tenendo conto di sfiduciati, ecc) sarebbe del 38,7%.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutta la retorica di governo e dei partiti dovrebbe sfasciarsi dalla vergogna, davanti a questi numeri, perché è evidente che più precarietà («meno lacci e lacciuoli») non produce affatto più occupazione, ma solo minori salari e, quindi, meno consumi-crescita-nuova occupazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche i dati provenienti dalle grandi imprese - come fa notare Fulvio Fammoni, membro della segreteria nazionale Cgil - contribuiscono a smontare falsi ideologici sull'art. 18 e dintorni: qui «i licenziamenti sono cresciuti ìn 6 anni del 35%». Facile la conclusione: «qualcuno può ancora sostenere che c'è qualche problema di flessibilità in uscita?».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma sono i dati assoluti a smontare molti teoremi. Gli occupati, a dicembre, sono rimasti sostanzialmente stabili:&amp;nbsp;22.900.000, appena 23.000 in meno dell'anno precedente. Ma è il risultato di un movimento niente affatto indolore. I disoccupati sono infatti aumentati di 221mi1a unità (163mi1a uomini e 58mila donne), portando la cifra totale e 2.243.000 persone (un milione di donne, il resto maschi); ovvero un aumento del 10,9% nel numero di senza lavoro, che diventa addirittura un +15,1 per la componente maschile. Per le magie della statistica, però, il tasso di disoccupazione complessivo è aumentato «solo» dello 0,8%. Dalla Cgil arriva una prima precisazione: queste cifre sono «al lordo» della cassa integrazione (i lavoratori in cig sono considerati a tutti gli effetti «occupati»), altrimenti saremmo già a 3 milioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-S2G04g6m-vs/TykdRDAbGpI/AAAAAAAAETU/IiMRhp5tH0g/s1600/margherita%2Be%2Btesoriere.gif" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-S2G04g6m-vs/TykdRDAbGpI/AAAAAAAAETU/IiMRhp5tH0g/s320/margherita%2Be%2Btesoriere.gif" width="239" /&gt;&lt;/a&gt;Ma il dato più contraddittorio è quello relativo agli «inattivi»,ovvero alle persone tra i 15 e i 64 anni che non lavorano. Sono quasi 15 milioni, ma risultano diminuiti dì 186mì1a unità. Com'è possibile, se i disoccupati sono aumentati? La spiegazione è nello squilibrio tra popolazione anziana e giovanile: ci sono molti più anziani che escono dal novero di quanti sono considerati «in età da lavoro» che non giovani che vi entrano. La recente riforma delle pensioni costringerà anche l'Istat a cambiare - fin dai prossimi rapporti mensili - i criteri statistici: dovranno infatti esser calcolati come «in età lavorativa» anche gli anziani fino a 66 anni. Un effetto paradossale, ma non troppo, sarà dunque l'aumento vertiginoso della disoccupazione e anche del tasso di «inattivi». Ma non si tratta solo di un brutto scherzo statistico: quelle persone «in più», infatti, saranno senza un lavoro ed anche senza una pensione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una preoccupazione in più - se si devono prendere per buone le sue dichiarazioni - per il ministro del welfare, Elsa Fornero. Che ancora ieri, però, ha puntato tutte le sue chance sulla «riforma del mercato del lavoro». Ovvero su una riduzione drastica delle tutele, quindi sull'aumento della ricattabilità individuale dei lavoratori e, in definitiva, dell'intensità della prestazione o del prolungamento dell'orario di lavoro. Come dire: punta sul rafforzamento dei fattori che riducono l'occupazione. Quando usciremo da questa follia sarà sempre troppo tardi.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-4586309865730708868?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4586309865730708868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4586309865730708868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/02/disoccupy-italia-il-31-dei-giovani-e.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-S2G04g6m-vs/TykdRDAbGpI/AAAAAAAAETU/IiMRhp5tH0g/s72-c/margherita%2Be%2Btesoriere.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-2040903040243075352</id><published>2012-01-31T23:03:00.000+01:00</published><updated>2012-01-31T23:03:57.235+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Conflitti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Esteri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Democrazia'/><title type='text'>Il Consiglio di sicurezza Onu dà il via all'Operazione Siria</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;da redazione il Manifesto&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Un'altra "guerra umanitaria" in vista? Oggi Qatar e Lega araba presentano il "piano" che prevede le dimissioni di Assad, presenti Hillary Clinton e Alain Juppè. No di Mosca e forse di Pechino, per ora&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'Operazione Siria è partita sulle orme di quella che in marzo portò alla «guerra umanitaria» contro la Libia di Gheddafi. Il canovaccio è grosso modo lo stesso e, al momento, l'unica variante è l'atteggiamento di Russia (insieme, probabilmente, alla Cina) che al contrario del marzo scorso, quando entrambe non andarono oltre l'astensione nelle risoluzioni su sanzioni e no-fly zone consentendo di fatto il via libera ai bombardamenti Nato, questa volta, almeno per il momento, sembra decisa a usare il suo (o il loro) potere di veto sulle risoluzioni che i 15 del Consiglio si accingono a discutere e votare. Oggi al Palazzo di vetro newyorkese è stata annunciata la presenza della stessa Hillary Clinton, segretario di stato Usa, e del ministro degli esteri francese Alain Juppè per ascoltare i due esponenti arabi che arriveranno per illustrare e perorare il «piano» della Lega araba rispetto alla crisi siriana. I due saranno il primo ministro del Qatar (anche stavolta in prima fila, insieme all'Arabia saudita), Hamad el Qassem, e il segretario generale della Lega, l'egiziano Nabil al Arabi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il «piano» prevede la rinuncia immediata del presidente siriano Bashar al Assad in favore del suo vice e la formazione di un governo «di unità nazionale» con l'opposizione per avviare la trandizione «alla democrazia». Anche riguardo alla Libia gheddafista, in marzo, gli occidentali si fecero forti della richiesta della Lega araba della no-fly zone, il paravento che nasondeva l'attacco militare «per proteggere i civili». Mosca anche ieri ha ribadito che non ci sta a votare risoluzioni che prevedano sanzioni (già imposte, peraltro, da Usa e Ue) contro la Siria o, peggio, interventi militari «umanitari». La Russia ha rilanciato proponendo negoziati «informali» a Mosca fra il governo Assad e la variegata opposizione siriana, «senza condizioni previe». Damasco ha detto che ci sta, ma l'opposizione ha già detto di no. Burhan Ghalioun, presidente del Consiglio nazionale siriano (Cns, il raggruppamento di vari gruppi anti-Assad con base all'estero), che si trova già a New York annusando la vittoria, ha fatto sapere che il Cns non parteciperà a nessun negoziato «con il regime siriano prima che Assad abbandoni il potere». Il vice-ministro degli esteri russo Ghennadi Gatilov ha replicato che prima di discutere e votare il «piano» della Lega araba, vuole conoscere e studiare «le raccomandazioni e conclusioni» della missione degli osservatori inviata dalla Lega araba in Siria per monitorare la situazione. Ma, guarda caso, la missione è bloccata, prima per l'annunciato ritiro degli osservatori di Qatar, Arabia saudita e le altre petro-monarchie del Golfo, e del Marocco, poi per l'annuncio della sospensione dei lavori di monitoraggio fatta giorni fa dalla Lega.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quindi il discorso si morde la coda. Intanto in Siria e sulla Siria si accavallano le voci, quasi sempre incontrollabili. Voci di fuga all'estero della famiglia di Assad, voci che vogliono i miliziani ribelli ormai a Damasco, voci di altre decine di morti per mano della repressione governativa o di quelli che il regime chiama «gruppi terroristi». &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-2040903040243075352?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/2040903040243075352'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/2040903040243075352'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/il-consiglio-di-sicurezza-onu-da-il-via.html' title='Il Consiglio di sicurezza Onu dà il via all&apos;Operazione Siria'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-6384769064969095750</id><published>2012-01-31T13:51:00.001+01:00</published><updated>2012-01-31T13:51:01.004+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-7ubZwTwDwWA/TyfV-rc_srI/AAAAAAAAETI/tuIxyByvRFs/s1600/manovra%2Bsbagliata.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="328" src="http://3.bp.blogspot.com/-7ubZwTwDwWA/TyfV-rc_srI/AAAAAAAAETI/tuIxyByvRFs/s400/manovra%2Bsbagliata.gif" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #4c4c4c; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 40.5pt; line-height: 115%;"&gt;Cavoletti di Bruxelles&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%;"&gt;Accolto da uno sciopero generale che paralizza il Belgio, il vertice europeo discute di ripresa e occupazione. Vicina l'intesa sul patto di bilancio. Ma la crisi non accenna a migliorare: la Francia è costretta a dimezzare le stime sulla crescita, la Spagna ha una disoccupazione record, la Grecia è allo stremo e il Portogallo è sull'orlo del crac. Moody's boccia il decreto salva-Italia: «Farà calare il Pil»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-6384769064969095750?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6384769064969095750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6384769064969095750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/cavoletti-di-bruxelles-accolto-da-uno.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-7ubZwTwDwWA/TyfV-rc_srI/AAAAAAAAETI/tuIxyByvRFs/s72-c/manovra%2Bsbagliata.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-5065371477826214375</id><published>2012-01-31T08:58:00.000+01:00</published><updated>2012-01-31T08:58:24.542+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grottaglie'/><title type='text'>grande fo'cra, premi e cotillons, prossimo piano di lottizzazione e auguri Ciro</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-DYZDMbdN8qU/TyeZcH4PDYI/AAAAAAAAES8/6dYKcBXQyW0/s1600/riassunto%2Bs%2Bciro.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://1.bp.blogspot.com/-DYZDMbdN8qU/TyeZcH4PDYI/AAAAAAAAES8/6dYKcBXQyW0/s400/riassunto%2Bs%2Bciro.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Quest'anno alla fo'cra è stato cucito addosso un abito confezionato con cura, molto fumo e poco arrosto, il fuoco dopo meno di 8 ore era già spento, forse la brace cova ancora sotto la cenere...&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;rimane ancora un interrogativo, come ha fatto a reggere il palchetto delle autorità, quello che solitamente viene montato con la raccomandazione di non sovraccaricarlo. Erano in tanti, si è temuto per la loro incolumità, finchè non è stata fatta la prova del fuoco: è salito anche Lucianetto e si sa che quando sale lui la fortuna arride agli audaci!&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ultimo appunto per il Ciro finalmente anche sindaco. Il suo pistolotto sembrava il seguito di quello di Bagnardi dello scorso anno: cari amici vicini e lontani... ma la spina dorsale? Lucianetto potrà anche fungere da bastone ma in conclusione, sembrava più una festa di partito che di popolo. Poi l'ossessiva tiritera col referendum: "vuliti la banna o li fuechi".&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ciro, auguri! ma quale discontinuità, "megghiu lu fuecu ca la banna no la capimu"!&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-5065371477826214375?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/5065371477826214375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/5065371477826214375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/grande-focra-premi-e-cotillons-prossimo.html' title='grande fo&apos;cra, premi e cotillons, prossimo piano di lottizzazione e auguri Ciro'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-DYZDMbdN8qU/TyeZcH4PDYI/AAAAAAAAES8/6dYKcBXQyW0/s72-c/riassunto%2Bs%2Bciro.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-3643564209425395741</id><published>2012-01-30T21:06:00.000+01:00</published><updated>2012-01-30T21:06:00.815+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sanità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grottaglie'/><title type='text'>remember Ciro</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-LkX_HmiTel0/TyatEECmDMI/AAAAAAAAESw/mYimg5SUc-Y/s1600/ospedale%2Bsotto%2Bcasa.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="215" src="http://3.bp.blogspot.com/-LkX_HmiTel0/TyatEECmDMI/AAAAAAAAESw/mYimg5SUc-Y/s400/ospedale%2Bsotto%2Bcasa.gif" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo la guerra del S. Marco, quando in campagna elettorale 5 vessilli sventolavano fra l'indifferenza generale; dopo le dichiarazioni di autodafè per l'ospedale sotto casa; dopo lo spargimento di poche lacrime ma molte stille di sudore, in difesa del "nostro" ospedale, qualcuno, leggendo la cronaca del dibattito al convegno per il buon uso delle strutture (articolo su riportato), &amp;nbsp;dovrebbe ricredersi: &lt;b&gt;"L'errore che non dobbiamo commettere - ha detto Alabrese - è quello di pensare di avere a tutti i costi l'ospedale sotto casa, le battaglie di campanile non mi entusiasmano, ma allo stesso tempo ci dobbiamo impegnare per mantenere in piedi tutto quello che funziona e tutela le eccellenze, in quanto sarebbe un peccato perderle. Tutto questo al fine di costruire una sanità a tutela dei cittadini e dei più deboli. Noi dobbiamo essere consapevoli che ciò che accadrà tra dieci anni sarà il prodotto di ciò che oggi sapremo fare, se sbagliamo sarà colpa nostra e chi verrà dopo di noi non ci sarà grato".&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;Che belle parole hai detto&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Alabrese, otto mesi sono sufficienti per rimangiarsi quanto detto in campagna elettorale e anche dopo?&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Remember Ciro, remember people!&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-3643564209425395741?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/3643564209425395741'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/3643564209425395741'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/remember-ciro.html' title='remember Ciro'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-LkX_HmiTel0/TyatEECmDMI/AAAAAAAAESw/mYimg5SUc-Y/s72-c/ospedale%2Bsotto%2Bcasa.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-4159722618603454549</id><published>2012-01-30T17:07:00.003+01:00</published><updated>2012-01-30T17:07:00.846+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>A.A.A. POLITICA cercasi</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 18.75pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 10pt;"&gt;Adriana Pollice - Napoli&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 18.75pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12pt;"&gt;&lt;b&gt;Sala gremita per il dibattito, posti in piedi ai tavoli tematici. E' stato un successo il forum dei "Beni comuni" che si è svolto ieri a Napoli.&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=TFcU-E2PvsQ&amp;amp;feature=youtu.be" target="_blank" title="Opens external link in new window"&gt;&lt;span style="color: #4c4c4c; text-decoration: none;"&gt;GUARDA&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;l'intervista a Tommaso Sodano.&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=rQUJQnogbv8&amp;amp;feature=youtu.be" target="_blank" title="Opens external link in new window"&gt;&lt;span style="color: #4c4c4c; text-decoration: none;"&gt;GUARDA&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;l'intervista a Sergio D'Angelo.&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=rrydl9uQvT0&amp;amp;feature=youtu.be" target="_blank" title="Opens external link in new window"&gt;&lt;span style="color: #4c4c4c; text-decoration: none;"&gt;GUARDA&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;l'intervista a Alberto Lucarelli.&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 10pt;"&gt;«A sinistra ci siamo abituati a dire pochi ma buoni, però poi si vincono le amministrative, poi anche i referendum e allora, come al forum di Napoli 'Comuni per i beni comuni', dobbiamo abituarci a dire buoni e tantissimi». Norma Rangeri apre i lavori dell'appuntamento partenopeo che ieri ha riunito amministrazioni, associazioni, movimenti, cittadini e tutte le realtà del territorio intorno alle possibili declinazioni del benecomunismo. Tocca alla direttrice de&lt;i&gt;&amp;nbsp;il manifesto&lt;/i&gt;&amp;nbsp;«perché il nostro giornale dà voce e forma al cambiamento a cominciare dal referendum sull'acqua, su cui abbiamo condotto una battaglia quando erano in pochi a crederci. E poi siamo stati noi a scovare il comma dell'articolo 25, nelle liberalizzazioni di Monti, che avrebbe reso impossibile convertire le Spa in società speciali di diritto pubblico per gestire i servizi idrici», a partire da Abc Napoli - Acqua bene comune. «Ci siamo battuti e abbiamo ottenuto il ritiro della misura».&lt;br /&gt;La sala del teatro Politeama, il più grande di Napoli, è gremita già dalle 11, arrivano anche gli scettici, non si sottraggono al confronto. Nei corridoi i banchetti per le firme per far tornare la Fiom sui luoghi di lavoro ma anche per la petizione popolare per cambiare il Trattato economico europeo. Dalla direttrice del manifesto, due bacchettate: «Come spesso accade, manca una presenza femminile più ampia perché viene disconosciuta l'importanza del contributo delle donne al rinnovamento della politica italiana. Manca l'attenzione all'informazione. I giornali indipendenti, come Liberazione, hanno già cominciato a chiudere, quando resteranno le multinazionali delle news quale sarà la qualità dell'informazione? Anche noi potremmo a breve non esserci più. Vogliamo assistere al funerale o scongiurarlo in nome della stampa Bene comune?».&lt;br /&gt;Appello accolto da Alberto Lucarelli che comincia il suo intervento dalla difesa dei giornali senza padrone ma anche dei No Tav. Un tema, questo, che si rincorre in tutti i tavoli (contemporaneamente, alla stazione i movimenti occupavano in solidarietà i binari dell'alta velocità) perché ragionare di nuove forme di democrazia a partire dai Beni comuni è l'esatto opposto del delirio 'sviluppista' imposto con la forza. «Quando facevo parte della Commissione Rodotà - racconta Lucarelli - provammo a fare un elenco dei beni comuni, oggi non lo farei più perché è una categoria dell'essere e non dell'avere e si può declinare all'infinito». Ridefinizione dei parametri intorno a cui organizzare la democrazia attraverso la partecipazione ma, dice l'assessore, anche «strumenti concreti di azione a partire dal locale; rivendicare il diritto alla disobbedienza verso atti dello stato illegittimi e incostituzionali; un patto federativo tra amministrazioni per un modello pubblico e partecipato nella gestione dei servizi». E ancora: «Ci vogliono laboratori permanenti con capacità deliberativa per uscire dalla morsa della dittatura della delega da un lato e la proprietà privata dall'altro. Utilizziamo il Trattato di Lisbona per portare in Europa la Carta dei Beni comuni, rigettiamo unanimismo e pratichiamo la contaminazione permanente dei diversi».&lt;br /&gt;La sala si svuota rapidamente perché ci sono i tavoli tematici al Maschio Angioino. Quello sull'Ambiente è talmente partecipato che viene spostato a Palazzo San Giacomo, sede del comune. Tra gli iscritti a parlare Marco Sirotti del centro sociale Tpo di Bologna: «Sono qui per capire cosa fanno Lucarelli e de Magistris. Il sindaco è andato all'inaugurazione dell'anno giudiziario, cioè di quella parte di stato che ha arrestato 30 No Tav, incluso mio fratello. Sono qui per capire se ci possono essere dei punti comuni per uscire a sinistra dalla crisi». Sala gremita anche per welfare e lavoro, a calamitare l'attenzione è la Fiom: Francesca Re David racconta cosa è successo alla Iveco, lavoratori dentro e Landini fuori col megafono. Antonio Di Luca ce l'ha con Ichino: «Parla di catena di montaggio lenta. La verità è che una Panda viene prodotta in un minuto e cinque secondi, 56 macchine all'ora, senza pause e senza mensa». L'assessore al Welfare, Sergio D'Angelo, è impegnato in una battaglia per impedire il taglio dei fondi: «Siamo sicuri che convenga eliminare i servizi per i cittadini in difficoltà?». Il patto di stabilità è l'arma per strangolare il benecomunismo. Dal tavolo sull'economia il titolare partenopeo al Bilancio lancia «la disobbedienza civile contro la legge di stabilità a patto che lo facciano tutti i comuni». Ribattono i movimenti: «Tra tutti e nessuno, comincino le aree metropolitane».&lt;br /&gt;A portare il suo contributo sui Beni comuni Emiliano Viccaro del centro sociale romano Astra: «Cambiamo ragione d'essere all'esproprio, le amministrazioni lo usino per edifici pubblici vuoti rispondendo alla necessità della casa». Il gruppo ha riempito del tutto la Sala dei Baroni. L'esperienza del teatro Valle e del Cinema Palazzo è richiamata da Ugo Mattei. E ci sono anche loro. Non erano attesi, ma la democrazia partecipata non prevede limiti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-4159722618603454549?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4159722618603454549'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4159722618603454549'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/aaa-politica-cercasi.html' title='A.A.A. POLITICA cercasi'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-1794907349894165710</id><published>2012-01-30T11:34:00.001+01:00</published><updated>2012-01-30T11:34:00.268+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crisi'/><title type='text'>Monti, Merkel e lo spettro di Brüning</title><content type='html'>Joseph Halevi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Financial Times del 27 gennaio dedica un lungo articolo a Mario Monti, firmato da Phillip Stephens, secondo cui il futuro dell'Europa poggia sulle spalle del premier italiano. Il testo ricorda che, fino all'ascesa di Berlusconi al governo, l'Italia aveva avuto un ruolo cruciale nelle decisioni europee (la verità è più complessa: la netta emarginazione del paese iniziò con l'entrata in crisi del Sistema Monetario Europeo, nel 1991-92-93, che si sommava all'unilateralità di Bonn nel gestire lo sgretolamento della Germania est, mandando in tilt Mitterrand). &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;La rievocazione non è fine a se stessa.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Stephens sostiene infatti che con Monti l'Italia riacquista un ruolo centrale, perché ne dipende la sopravvivenza dell'euro. Secondo il Financial Times , Monti ha due carte in mano: una maggioranza parlamentare allo sbando che non vuole le elezioni - per cui avrebbe un anno di tempo per mostrare che la politica di austerità può avere dei risultati positivi - nonchè la capacità di dire con autorevolezza le cose come stanno ad Angela Merkel. Per la Francia, sottolinea Stephens, è vitale che Monti riesca nel suo scopo, altrimenti la fine dell'euro significherebbe la retrocessione di Parigi in serie B (alto deficit pubblico, alto deficit estero e un debito pubblico vicino al'85% del pil, ndr ). Il banco di prova del governo italiano non starebbe però nelle misure di austerità, sebbene l'avversione alle politiche di rigore fiscale stia aumentando nel paese, bensì nelle liberalizzazioni che si scontreranno con l'intricata rete corporativa dell'Italia. È qui che Monti rischia di affondare, dice il Financial Times . Stephens ha certamente ragione circa il ruolo di Monti in relazione alla Merkel. Se, come riportato dal Wall Street Journal , la Cancelliera ha avuto un ruolo importante nella caduta del governo Pdl-Lega, l'incontro concreto con Monti ha spiazzato sia Merkel che Sarkozy. Questo perché Monti ha detto un'assoluta verità, che suona così: «Se l'Europa non mi aiuta, adoperandosi per saggi di interesse più bassi sui titoli italiani, per sostegni finanziari non concessi ad hoc e con reticenza (problema per ora allontanato dalla politica di erogazione illimitata di liquidità da parte di Draghi), la mia politica fallirà e l'elettorato italiano si sposterà verso forze populiste antieuropee». Diagnosi giustissima, che però invalida seriamente la definizione di «salva-Italia» data al suo decreto. Oggi questa diagnosi viene comprovata dalla natura sociale corporativa dei movimenti di protesta di categorie-chiave. La Merkel, di fronte alla nuda verità spiattellatale da Monti, ha subìto una caduta di credibilità, accentuatasi ulteriormente dopo il discorso a Davos. Comunque, ha risposto negativamente al coinvolgimento dell'Europa richiesto da Monti, mostrando di non voler capire il quadro europeo. Quindi nel sacco del premier italiano rimangono soltanto le pive: cioè gli effetti profondamente negativi, perché recessivi, della sua politica fiscale. Per ora è Draghi a salvarlo, ma non può essere una soluzione permanente. Avendo già detto «da solo non ce la faccio», ed essendo sostanzialmente in linea con la valutazione di Standard&amp;amp;Poor's (che si concentra proprio sull'impatto negativo del rigore fiscale), Monti si trova ad essere, suo malgrado, un novello Heinrich Brüning. Il penultimo Cancelliere della Repubblica di Weimar era ritenuto un grande esperto di finanza. Si reggeva anche lui su una coalizione sbandata, basata sul partito di centro e sull'esitante appoggio dei socialdemocratici. In piena Grande Depressione, Brüning perseguiva con determinazione, tramite decreti legge, una politica di tagli di bilancio e degli stipendi pubblici per «salvare» la Germania dal debito estero connesso al pagamento delle riparazioni di guerra decise a Versailles. Più perseverava nella sua politica di rigore fiscale, più si aggravava lo stato dell'economia e si sfaldavano le forze che lo appoggiavano. In particolare, fu la sua politica a causare un massicio spostamento dei ceti medi e bassi verso l'estremismo populista ed antisemita di allora: il nazionalsocialismo. Crollò nel 1932, dopo due anni di governo. Mutatis mutandis, de te fabula narratur, Mr Monti?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-1794907349894165710?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/1794907349894165710'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/1794907349894165710'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/monti-merkel-e-lo-spettro-di-bruning.html' title='Monti, Merkel e lo spettro di Brüning'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-4085915834203362798</id><published>2012-01-30T08:52:00.002+01:00</published><updated>2012-01-30T08:52:00.479+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-o5UU1Lv2-UM/TyWUlPZL_II/AAAAAAAAESY/SYsFSfeZvH4/s1600/im15_cop960.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-o5UU1Lv2-UM/TyWUlPZL_II/AAAAAAAAESY/SYsFSfeZvH4/s400/im15_cop960.jpg" width="330" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: center;"&gt;&lt;span style="line-height: 115%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Una vita semplificata, senza Calderoli&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;A me gli occhi! Mesmerismo e magia! Voo­doo tecnologico e superpoteri modernissi­mi. Pensate, fratelli terrestri, e specialmen­te italiani (una sottospecie): potrete addi­rittura chiedere un certificato via internet! Eh? Chi l'avrebbe mai detto? Potrete addi­rittura iscrivervi a un esame all'università senza andare a piedi a fare la fila in segre­teria. Dopo la scoperta del fuoco, l'inven­zione della ruota e del gratta e vinci, am­metterete che cambiare residenza o rinno­vare un documento senza muoversi da ca­sa è un passo che l'umanità aspettava da secoli. Cioè, l'umanità italiana, perché in quasi tutto il resto del mondo si tratta di cose abbastanza normali, se non decisa­mente banali e consuete. Il governo Monti&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;annuncia la sua rivoluzione. Parole d'ordi­ne: semplificazione e internet, meno buro­crazia, leggi meno incasinate e contraddit­torie e pubblica amministrazione più effi­ciente con l'ausilio di quelle diavolerie chiamate computer (chi ci avrebbe mai pensato, eh!). Poi, come tutti sanno, ogni poderosa innovazione porta con sé stupori e tremori. Il mio stupore: ma non c'era già tutta `sta roba? Ma se abbiamo avuto per tre anni in mezzo agli zebedei un ministro liofilizzato, isterico e collerico, che ogni due per tre digrignava i denti dicendo: «Ho fatto questo! Ho fatto quello!». Credo si chiamasse Brunetta, il pover'uomo. A sentir lui si risparmiavano manciate di mi­liardi ogni giorno grazie alle sue innova­zioni moderniste. E poi, all'apparir del ve­ro, siamo ancora qui a promettere certifi­cati online. A semplificarci la vita abbia­mo avuto per tre anni una specie di bonzo padano che faceva addirittura i falò con le leggi inutili. Si chiamava Calderoli, mi pare di ricordare. E pure lui ci sfracellò i co­siddetti per anni: semplificava lo Stato, nientemeno. Per fortuna che il progresso non si ferma, tra poco potremo addirittu­ra usare il computer per fare quello che già tutti gli altri terrestri fanno. Chissà se ci sarà pure un tasto per formattare i Bru­netta e i Calderoli. Vuoi eliminare `sti buf­foni? Sei sicuro? Sì. Click.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;Alessandro Robecchi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-4085915834203362798?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4085915834203362798'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4085915834203362798'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/una-vita-semplificata-senza-calderoli.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-o5UU1Lv2-UM/TyWUlPZL_II/AAAAAAAAESY/SYsFSfeZvH4/s72-c/im15_cop960.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-666393449767083092</id><published>2012-01-29T18:31:00.000+01:00</published><updated>2012-01-29T18:31:39.235+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grottaglie'/><title type='text'>La fo'cra è pronta</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-O_Eh-6WbwSQ/TyWA1pVqm5I/AAAAAAAAESM/HSBa54UEc9Y/s1600/fo%2527cra.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://4.bp.blogspot.com/-O_Eh-6WbwSQ/TyWA1pVqm5I/AAAAAAAAESM/HSBa54UEc9Y/s400/fo%2527cra.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;S. Ciro si destreggerà tra tralicci e tabelloni pubblicitari...&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;si attendono anche aficionados, supporters, majorettes, ultras e tifo da stadio, tempo permettendo.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-666393449767083092?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/666393449767083092'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/666393449767083092'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/la-focra-e-pronta.html' title='La fo&apos;cra è pronta'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-O_Eh-6WbwSQ/TyWA1pVqm5I/AAAAAAAAESM/HSBa54UEc9Y/s72-c/fo%2527cra.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-3341025833026626831</id><published>2012-01-29T12:00:00.001+01:00</published><updated>2012-01-29T12:00:03.545+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Democrazia'/><title type='text'>due facce della stessa medaglia</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-4G0MWYtLRqQ/TyUBcldzRUI/AAAAAAAAER0/UumQafpLULA/s1600/alta%2Bresistenza.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="246" src="http://1.bp.blogspot.com/-4G0MWYtLRqQ/TyUBcldzRUI/AAAAAAAAER0/UumQafpLULA/s320/alta%2Bresistenza.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-oJZAiDX9I1Y/TyUBuNfbtpI/AAAAAAAAESA/9IW3Yi-PjUc/s1600/ammazza%2Bitalia.gif" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-oJZAiDX9I1Y/TyUBuNfbtpI/AAAAAAAAESA/9IW3Yi-PjUc/s320/ammazza%2Bitalia.gif" width="176" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-3341025833026626831?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/3341025833026626831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/3341025833026626831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/due-facce-della-stessa-medaglia.html' title='due facce della stessa medaglia'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-4G0MWYtLRqQ/TyUBcldzRUI/AAAAAAAAER0/UumQafpLULA/s72-c/alta%2Bresistenza.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-4331507930536461006</id><published>2012-01-29T09:29:00.002+01:00</published><updated>2012-01-29T09:33:54.046+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crisi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>La Repubblica fondata sul profitto</title><content type='html'>di Alessandra Algostino&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Feudi aziendali&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nell’era in cui gli uomini della Goldman Sachs e affini sono al vertice di governi e istituzioni, il conflitto è sedato, la giustizia sociale sostituita dal mantra della competitività, la concertazione collettiva svilita. Come e perché l’Italia è diventata una Repubblica fondata sul profitto&amp;nbsp;«Ogniqualvolta un notabile di Coketown si sentiva maltrattato – vale a dire, ogni volta che non gli si permetteva di fare il comodo suo e si avanzava l’ipotesi che potesse essere responsabile delle conseguenze dei suoi atti – si poteva star certi che costui se ne sarebbe uscito con la terribile minaccia che, piuttosto, avrebbe “gettato tutti i suoi beni nell’Atlantico”»&amp;nbsp;&lt;/div&gt;C. Dickens, Hard Times. For These Times, 1854&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il conflitto capitale-lavoro e la scelta della Costituzione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La storia della destrutturazione dei rapporti di lavoro è ormai lunga, dalle prime leggi sulla flessibilità al c.d. collegato lavoro, dalle concertazioni sul welfare agli “accordi” di Pomigliano e Mirafiori. Il lavoro, che la Costituzione disegna come strumento di dignità della persona e mezzo di emancipazione sociale, come fondamento della «Repubblica democratica» e trait d’union fra democrazia politica e democrazia economica, è sempre più solo merce. Il diritto dei lavoratori, che evoca diritti e garanzie, che ha come soggetto non la vendita di mano d’opera quanto la vita delle persone, è mistificato nella retorica dei lavori, della competitività, della “libertà” contrattuale del singolo lavoratore. La precarietà si ammanta e diviene flessibilità, quando non vuole essere ancor più affascinante e si fa flexicurity. La piena occupazione è sostituita dalla «propensione ad assumere» che, nel quadro dell’«efficientamento del mercato del lavoro», passa «attraverso una nuova [de-]regolazione dei licenziamenti» (così nella Lettera inviata dal governo italiano all’Unione europea, 26 ottobre 2011). Datori di lavoro e sindacati (nelle loro sigle maggiormente rappresentative a livello nazionale) concordano nel centrare le relazioni industriali sul profitto delle imprese (la loro competitività e produttività), nella prospettiva ordoliberale che da ciò possano discendere benefici per l’occupazione e le retribuzioni (per tutti, da ultimo, l’Accordo siglato il 28 giugno 2011 tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si è imposto, e si è optato, con il consenso o la tacita connivenza dei gruppi dirigenti delle principali forze politiche, per un modello che traduce nelle relazioni industriali il libero mercato. Dopo lo svuotamento del significato dell’art. 41 Cost., ormai così reinterpretato a tutela della libera concorrenza da non aver più nemmeno bisogno di essere modificato, si rovescia la Repubblica fondata sul lavoro (art. 1 Cost.) nella Repubblica fondata sul profitto.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Occorre recuperare la prospettiva della Costituzione fondata sul lavoro, anche contro i rapporti di forza e il vuoto di idee e di alternative che oggi dominano, sia nel contesto economico-sociale sia nel mondo politico sia nel pensiero. Non si tratta della nostalgia per un tempo che fu, ma di muovere dalla consapevolezza che la volontà di accantonare la Costituzione, una Costituzione mai attuata, se non in minima parte, nel decennio di “disgelo” degli anni Settanta, non esprime altro che la volontà di riscrivere i termini del conflitto sociale. Certo, i rapporti fra le parti sono mutati, ma proprio per questo oggi è più che mai necessario ricordare l’esistenza del conflitto, contro la retorica mistificatoria della concertazione, della governance, o dei governi tecnici.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il conflitto è negato, assorbito, sedato, ridotto al silenzio: sindacati e “padroni” «assumono la prevenzione del conflitto come un reciproco impegno su cui il sistema partecipativo si fonda» (sic l’Accordo di Mirafiori del 23 dicembre 2010). È un conflitto che contrappone lavoratori sempre più frammentati e deboli ad un potere sempre più pervasivo ed arrogante, un biopotere legibus solutus. La Costituzione testimonia l’esistenza del conflitto, lo assume come un dato, giuridicamente non irrilevante, e disegna un progetto nel segno della limitazione del potere, politico ed economico. Nel conflitto capitale-lavoro la Costituzione prevede esplicite garanzie a tutela del lavoratore e si esprime per un progetto di riduzione delle disuguaglianze e di emancipazione sociale che “favorisce” il soggetto svantaggiato, non rimettendo interamente la risoluzione del conflitto ai rapporti di forza tra le parti.&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Il mantra della competitività e i sindacati aziendali&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi la giustizia sociale scompare, sostituita dal mantra della competitività. Nel nome del dio competitività si recepiscono le indicazioni della lettera della Banca Centrale Europea al Governo italiano del 5 agosto 2011 e si avvia la sostituzione della contrattazione collettiva nazionale con la contrattazione aziendale. L’Accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009 (non sottoscritto dalla Cgil) aveva del resto già introdotto la derogabilità del contratto nazionale e la preferenza per il secondo livello di contrattazione, e il governo Monti, in perfetta continuità, si propone di «perseguire lo spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro» (Dichiarazioni programmatiche del Governo, 17 novembre 2011). Tutto ciò è coerente con un vero e proprio stravolgimento di senso della contrattazione collettiva, finalizzata non alla tutela dei lavoratori ma alla predisposizione della merce-lavoro necessaria alla produzione.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Attraverso il contratto collettivo i lavoratori oppongono la forza del numero al possesso dei mezzi di produzione. Oggi la ratio riequilibratrice della contrattazione collettiva scompare dietro la finzione di contraenti in condizioni di parità e accomunati dal medesimo obiettivo. Il contratto collettivo diviene uno strumento, si potrebbe dire, ex parte “padrone”. Libertà contrattuale e lavoro autonomo occultano condizioni sempre più servili del lavoro dipendente; dietro la libertà della partita Iva si nasconde un’alienazione totalizzate del lavoratore. Del resto, quale libertà contrattuale può esserci in presenza di una differenza sostanziale nel potere contrattuale? Mirafiori e Pomigliano docent.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Resta il diritto di sciopero, o meglio, restava: perché con le «clausole di tregua sindacale» è inibito il suo profilo collettivo, il suo utilizzo come strumento di coazione per bilanciare il minor potere contrattuale dei sindacati. Il diritto di sciopero diviene un diritto disponibile, rimesso alla contrattazione fra le parti, in coerenza con il disegno che lo vuole alla pari del diritto di serrata (come nell’art. 28 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea), nella prospettiva di una libertà cieca alle disuguaglianze. È la logica della “libera” competitività, in nome della quale fra l’altro i lavoratori devono competere fra loro per «cercare lavoro», in un orizzonte dove il diritto al lavoro è sostituito dal «diritto di lavorare» e dalla «libertà di cercare un lavoro» (art. 15 Carta dei diritti fondamentali): un mero diritto di libertà negativa, una possibilità dell’individuo, senza alcun obbligo o vincolo per le istituzioni.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Senz’armatura e senz’arma, dunque, il lavoratore, ma la storia è magistra vitae: i lavoratori unendosi hanno costruito armature ed armi. Coerentemente, allora, la destrutturazione e l’indebolimento si rivolgono anche alle associazioni sindacali. Attraverso la concertazione si persegue l’obiettivo di smussare le rivendicazioni sussumendo i sindacati nel governo delle relazioni industriali, frammentandone se del caso l’unione ed escludendo i sindacati più riottosi ad accettare il ruolo di negazione/assorbimento del conflitto. Ad essere colpiti sono sia l’autonomia sia il pluralismo sindacale, costituzionalmente garantiti e promossi dall’art. 39 Cost.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si attaccano autonomia ed indipendenza del sindacato e si favoriscono i sindacati aziendalizzati, nel duplice senso di frammentati a livello di azienda e di complici dell’azienda. Emblematici gli accordi separati della Fiat, che mirano all’esclusione della Fiom, sindacato “scomodo” (esclusione considerata antisindacale dal Tribunale di Torino in relazione al sito di Pomigliano). Non solo, si riducono gli spazi di democrazia sindacale, nel senso di partecipazione diretta dei lavoratori alla gestione delle relazioni industriali.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Diritti flessibili e derogabilità della legge&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se il quadro di riferimento è questo, non dovrebbe stupire la spudoratezza del passaggio successivo: la «politica di sviluppo adeguata alle differenti necessità produttive» è «da conciliare con il rispetto dei diritti e delle esigenze delle persone» (Accordo del 28/06/2011). I diritti, inviolabili, indisponibili, inalienabili, sono degradati al rango di benefici – di ottocentesca memoria – da modulare, in spregio all’inviolabilità e all’eguaglianza. Diritti flessibili? È la prospettiva del governo Monti, che constata l’esistenza di un mercato del lavoro duale, dove alcuni sono totalmente privi di tutele e altri sono «fin troppo tutelati». Come dire, la risposta alla precarietà è diminuire le garanzie legate alla stabilità, nella prospettiva per cui non è un diritto ma un (indebito) privilegio.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il quadro è completato con la riduzione dello spazio della legge a favore della contrattazione collettiva. Il ritrarsi della legge apre le porte ad una diminuzione delle garanzie e in periodi, come l’attuale, di debolezza delle forze del lavoro non può che veicolare un peggioramento delle condizioni di lavoro (i c.d. give-back agreements). Tutto ciò senza dimenticare che in presenza di un sistema elettorale con effetti maggioritari come il Porcellum e di un sistema partitico bipolare, tendenzialmente centripeto, sono già ridotte le possibilità delle classi più deboli di veder rappresentati i propri interessi in Parlamento. Non solo: la legge diviene derogabile dalle parti (art. 8, legge n. 148 del 2011, c.d. manovra finanziaria-bis). Norme flessibili? Regole sfuggenti e informali funzionali ad un sistema economico che plasma diritto e politica? Svanisce il diritto che conforma il fatto e ragiona di interessi generali, sostituito da un diritto prostrato agli interessi privati di una (sempre più) ristretta oligarchia economica. Il diritto diviene fluido, pronto a liquefarsi quando lo richiedono gli interessi del mercato. Si ragiona di medievalizzazione e privatizzazione del diritto, in coerenza con un mondo del lavoro neofeudale, dove ciascuna azienda costituisce un feudo a sé stante. L’impresa, con un sindacato locale, magari creato ad hoc, si dota di un proprio “non diritto del lavoro”, disponendo delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori. Un biopotere aziendale. Come in ogni feudo che si rispetti anche la giustizia è amministrata dal signore feudale e qui soccorre la legge n. 183 del 2010, il c.d. collegato lavoro, con l’“incentivazione” a ricorrere all’arbitrato e la facoltà di decidere secondo equità.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Il lavoratore, novello vassallo dell’era Marchionne&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Diritti flessibili, norme fluide, corporativizzazione delle relazioni industriali, contratto collettivo parcellizzato, quando non individualizzato: verso rapporti di lavoro vassallatici? La liquidazione del lavoro come mezzo di emancipazione destruttura le fondamenta della democrazia e della Costituzione. Nulla di strano, anzi coerente con un’epoca in cui evapora la distinzione pubblico-privato (a vantaggio del secondo, ça va sans dire), l’economia domina la politica, e si ragiona, come detto, di medievalizzazione del diritto e di neofeudalizzazione delle relazioni industriali. In un mondo in cui tutto è sempre più privato, dall’acqua alla sicurezza, dalla giustizia alla moneta, il lavoro non può che (tornare ad) essere servile. La fictio di una artificiale parità fa da sfondo ad meccanismo conciliativo-concertativo dove la negazione del conflitto segna il dominio della parte più forte. Nell’era in cui gli uomini della Goldman Sachs e affini sono al vertice di governi e istituzioni definite tecniche e neutrali, i vari Marchionne spadroneggiano nelle loro terre. Per fortuna la storia non è finita, è in continuo movimento: schiavi e dannati della terra si sono sempre ribellati.&lt;/div&gt;Una versione più ampia di questo articolo è in www.costituzionalismo.it, 3/2011&lt;br /&gt;La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte: www.sbilanciamoci.info&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-4331507930536461006?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4331507930536461006'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4331507930536461006'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/la-repubblica-fondata-sul-profitto.html' title='La Repubblica fondata sul profitto'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-8612899826128793308</id><published>2012-01-28T17:19:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T17:19:34.379+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='welfare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crisi'/><title type='text'>Il sociale al tempo della crisi</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; margin-bottom: 3pt;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; font-size: 10pt; line-height: 115%; text-align: justify;"&gt;In sei mesi, da agosto a oggi (dai crolli estivi delle borse, dalle rivolte giovanili in Gran Bretagna, dal cedimento del regime libico fino alla fine del governo Berlusconi e all’insediamento di quello Monti), in Italia, in Europa e in gran parte del mondo ricco e industrializzato le cose non sembrano più poter girare come hanno girato finora. L’accelerazione di un cambiamento temuto e non orientato appare improvviso e ingovernabile. Il concetto di “crisi” e l’accezione esclusivamente finanziaria che ne viene data non definisce il reale stato delle cose. Quello che invece appare evidente a tutti, con cognizione o per percezione cutanea, è che si stanno modificando improvvisamente sotto i nostri occhi i meccanismi di funzionamento della società. E il lavoro sociale e pedagogico come sarà condizionato dalla crisi, come ne verrà modificato? Come reagiremo noi educatori? Come vi reagiranno le organizzazioni del welfare e del privato sociale per le quali lavoriamo?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;Sono queste le domande che hanno iniziato a porsi alcuni gruppi di intervento sociale di cui&amp;nbsp;Gli asini&amp;nbsp;cercano di restituire, organizzare e amplificare le visioni, e che il 7 dicembre scorso si sono incontrati a Napoli, ospiti dal Centro territoriale Mammut, per discutere del&amp;nbsp;&lt;a href="http://gliasinirivista.org/2011/12/il-sociale-al-tempo-della-crisi-napoli-7-dicembre-2011/" target="_self"&gt;Sociale al tempo della crisi&amp;nbsp;&lt;/a&gt;. Data la consapevolezza che di fronte alla rottura epocale che si è aperta non si potrà più andare avanti come si è andati avanti sino a ora, diverse possono essere le reazioni e gli atteggiamenti di chi è impegnato in un lavoro di educazione, sostegno e cura: rallentare il disastro con argini, pressioni e rivendicazioni di tipo sindacale (peraltro sacrosante visti i licenziamenti o le condizioni contrattuali indecenti a cui molto spesso sono sottoposti gli operatori sociali; vista la volgarità delle proposte che arrivano da alcuni assessorati ed enti pubblici, con la mediazione altrettanto volgare delle cooperative “monopolistiche”, che propongono convenzioni con pagamenti fino a 40 mesi). Oppure ripensarsi e riorganizzare (sfruttandolo) il cambiamento in atto per riaprire una partita – quella sulla cultura, gli strumenti, l’assetto giuridico del lavoro sociale e pedagogico – che non solo ora e non solo a causa della crisi è a dir poco deteriorata. Scuola, servizi sociali e sanitari, relazioni d’aiuto, welfare, privato sociale sono in crisi da ben più tempo della finanza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;I tagli, drammatici, che ci saranno su un welfare che scontava già una condizione di estrema fragilità economica e politica, non possono diventare una giustificazione per rimpiangere un sistema di aiuto, di cura e di educazione che, nel complesso, non ci piaceva. Che nel complesso non liberava, non istruiva, non rendeva autonome le persone. Certo non bisogna illudersi (con un’ingenuità che pagherebbero, come stanno giù pagando, le persone e i ceti più umili e umiliati) nella capacità rigenerativa della povertà: quando la deistituzionalizzazione e la decrescita ci aggrediscono alle spalle (e “da destra”) non generano normalmente risposte creative e improntate all’universalismo, ma sofferenza, cinismo e guerra tra poveri. E su questo, noi operatori sociali che negli anni dello “sviluppo” abbiamo potuto accompagnare da anime belle conflitti sociali, economici e psicologici che il denaro ha finora potuto tenere sotto il livello di rottura, è bene che arriviamo pronti. È bene che ci prepariamo ad assistere a scoppi di violenza, individuali e di gruppo, che non abbiamo ancora conosciuto e rispetto ai quali una certa comprensione confusa e paternalistica così come una condanna moralistica saranno due estremi da evitare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;La domanda rimane quindi la stessa, sebbene con la crisi assuma un’urgenza e una necessità più pressanti: com’è possibile pensare e inventarsi un modo diverso di fare sociale? Di occuparci di chi sta peggio e di farlo in una maniera più improntata all’autonomia, alla democrazia, all’esigibilità dei diritti, alla cooperazione (quella vera!) e alla libertà? È in questa direzione che&amp;nbsp;Gli asini&amp;nbsp;e i gruppi che rappresenta cercheranno di fare un po’ di luce nei tempi bui (inutile nasconderselo) che ci attendono. Descrivendo con un po’ più di libertà e autonomia lo stato esistente del lavoro sociale e educativo e andando alla ricerca di quelle sperimentazioni sociali – “semi di socialismo” li abbiamo iniziati a chiamare – che in diversi ambiti (urbanistici, agricoli, educativi, sociali, sanitari…) sono riuscite a germinare, nonostante tutto, in questi anni. E di tutte quelle che, magari improntate a nuove forme di cooperazione, mutualismo e universalismo, potrebbero nascere in reazione alla crisi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;Non solo denuncia (l’indignatevi! e le sue tante, noiose e inermi declinazioni), ma anche opera di studio e di comprensione dei rapporti di forza, dell’immaginario e della cultura del mondo dell’intervento sociale. Non solo opera di studio, ma anche reazione pratica e proposte di cambiamento. Non solo reazioni pratiche, di “buone pratiche”, ma affinamento della capacità organizzativa da una parte e di pressione politica dall’altra. Non è un programma, ma lo sforzo di individuare, prima di tutto per noi, una direzione di marcia&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"&gt;Tratto da&amp;nbsp;&lt;a href="http://gliasinirivista.org/2012/01/il-sociale-al-tempo-della-crisi/"&gt;http://gliasinirivista.org&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-8612899826128793308?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/8612899826128793308'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/8612899826128793308'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/il-sociale-al-tempo-della-crisi.html' title='Il sociale al tempo della crisi'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-6619475050417693028</id><published>2012-01-28T10:15:00.001+01:00</published><updated>2012-01-28T10:15:30.178+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Democrazia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='beni comuni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dibattiti'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-zY0W4KMlwEs/TyO8XZXWjnI/AAAAAAAAERc/cuZlIeszcRw/s1600/napoli.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-zY0W4KMlwEs/TyO8XZXWjnI/AAAAAAAAERc/cuZlIeszcRw/s400/napoli.jpg" width="283" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-FHdu_io3boY/TyO8f8I7E-I/AAAAAAAAERo/jfjUTpjsBIY/s1600/napoli%2Bvisionaria.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="94" src="http://4.bp.blogspot.com/-FHdu_io3boY/TyO8f8I7E-I/AAAAAAAAERo/jfjUTpjsBIY/s400/napoli%2Bvisionaria.gif" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-6619475050417693028?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6619475050417693028'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6619475050417693028'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/blog-post_28.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-zY0W4KMlwEs/TyO8XZXWjnI/AAAAAAAAERc/cuZlIeszcRw/s72-c/napoli.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-8301369486371005538</id><published>2012-01-27T18:30:00.001+01:00</published><updated>2012-01-27T18:30:02.483+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grottaglie'/><title type='text'>L’ospedale è mio e me lo gestisco io!</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-QZhQgf5d820/TyLZq7Kg8jI/AAAAAAAAERQ/94fxa9wkg8Q/s1600/forestieri.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="302" src="http://4.bp.blogspot.com/-QZhQgf5d820/TyLZq7Kg8jI/AAAAAAAAERQ/94fxa9wkg8Q/s400/forestieri.gif" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Sembra questo l’insegnamento da trarre dall’articolo riportato. Del resto, più volte in passato si è sentito questo refrein, abbiamo l’ospedale dal 1492 e guai&amp;nbsp; chi ce lo tocca.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Senonchè questo modo di fare stona con il santo importato, prima a Napoli e poi a Grottaglie: e che, il santo si e l’interlocutore no? Magari in tempi di obiettori si potrebbe dire: i grottagliesi si e gli altri no, col rischio di vedersi svuotare l’ospedale per mancanza di pazienti grottagliesi che, notoriamente, preferiscono affidarsi alle cure dei forestieri.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-8301369486371005538?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/8301369486371005538'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/8301369486371005538'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/lospedale-e-mio-e-me-lo-gestisco-io.html' title='L’ospedale è mio e me lo gestisco io!'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-QZhQgf5d820/TyLZq7Kg8jI/AAAAAAAAERQ/94fxa9wkg8Q/s72-c/forestieri.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-2099998206396764395</id><published>2012-01-27T16:45:00.000+01:00</published><updated>2012-01-27T16:45:00.885+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='generi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crisi'/><title type='text'>L'Onu all’Italia: "Niente tagli anti-crisi sulla pelle delle donne"</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;Luisa Betti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9.0pt; line-height: 115%;"&gt;La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza di genere in missione a Roma per esaminare l'inquietante "caso Italia". La questione della violenza domestica e le raccomandazioni al governo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9.0pt; line-height: 115%;"&gt;Le donne italiane&amp;nbsp;fanno sentire la loro voce: a Roma, Milano, Bologna, Napoli, Catania. Non ce la fanno più a vedersi rappresentate come pin-up col culo per aria, a lavorare di più e guadagnare meno, a sottostare alle prepotenze maschili in casa e fuori casa, a essere considerate delle bambole di carne senza cervello; e&amp;nbsp;hanno dichiarato guerra a chi le discrimina, le violenta, le uccide. Ieri è stata una giornata intensa per queste donne: perché mentre in diverse città si preparavano fiaccolate in ricordo di Stefania Noce, uccisa dall’ex fidanzato a coltellate il 26 dicembre scorso, e di tutte le donne uccise in questi mesi, Rachida Manjoo, esperta indipendente incaricata dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite per il monitoraggio della violenza contro le donne nel mondo, concludeva la sua visita ufficiale nel nostro paese dando ai giornalisti/e presenti ieri alla Sioi (Società italiana per l'organizzazione internazionale di Roma), un'anteprima del rapporto che presenterà a giugno alla 20a sessione del Consiglio dei Diritti Umani.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9.0pt; line-height: 115%;"&gt;Un rapporto che arriva dopo il grande e intenso lavoro della Piattaforma “Lavori in corsa – 30 anni CEDAW”, (Actionaid, Arci, Pangea, Differenza donna, Be Free, Casa internazionale delle donne, Fratelli dell'uomo, Giuristi democratici e Le9) che a luglio ha presentato alle Nazioni Unite a New York il suo “Rapporto ombra” sulla situazione delle donne italiane. Una settimana fa la Piattaforma ha presentato il Rapporto ombra anche a Montecitorio, grazie all’on. Rosa Calipari, portando a Roma Violeta Neubauer, rappresentante Cedaw (Comitato Onu che vigila sull’applicazione della&amp;nbsp;Convenzione internazionale per l’eliminazione delle discriminazione nei confronti delle donne), che ha bacchettato a dovere le istituzioni italiane per la loro inadempienza e il forte ritardo nel rispetto della Convenzione Internazionale ratificata dall’Italia 27 anni fa. Un lavoro, quello della Piattaforma, fatto da donne italiane che si sono indebitate per far conoscere la nostra situazione e che per la visita di Rashida Manjoo si sono mobilitate, insieme a tutte le associazioni, per far vedere alla relatrice dell’Onu la nostra realtà.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9.0pt; line-height: 115%;"&gt;La cosa importante infatti non sono tanto i dati, che più o meno conoscevamo, riguardo la violenza, quanto la portata dell’evento: è la prima volta che una inviata speciale dell’Onu sulla violenza di genere si è dedicata alla situazione italiana, esaminandone gli aspetti più inquietanti e dialogando con le istituzioni, per portare poi il caso al Congresso sui diritti umani di giugno.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9.0pt; line-height: 115%;"&gt;Rashida Manjoo si è soffermata su diversi punti, primo tra tutti la violenza domestica che si rivela come “la forma di violenza più pervasiva che continua a colpire le donne italiane”, cioè la più diffusa e la più capillare, presente tra il 70 e l’87% dei casi (i dati non sono mai precisi perché i dati ufficiali, quando ci sono, non coincidono quasi mai con quelli delle associazioni che lavorano sul territorio), in cui le donne “non denunciano e non segnalano” sia perché sono all’interno di un “contesto culturale patriarcale incentrato sulla famiglia” con forte dipendenza economica della donna, sia perché la percezione riguardo alle istituzioni non è quella di uno Stato che protegge le donne, ma al contrario le espone in “un quadro giuridico frammentario con inadeguatezza delle indagini, delle sanzioni e del risarcimento alle vittime, fattori che contribuiscono al muro di silenzio e di invisibilità che circonda questo tema”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9.0pt; line-height: 115%;"&gt;“Sulla violenza domestica – continua Manjoo – è doverosa una sensibilizzazione forte perché questa violenza non viene ancora percepita come un reato e un danno, e viene troppe volte considerata normale all’interno della famiglia. Una cosa che avviene sia nei nuclei italiani che tra le minoranze presenti nel paese e in entrambi i casi le donne non si sentono tutelate né all’interno delle mura domestiche né dallo Stato, in un contesto culturale in cui spesso non si rendono conto di quello che succede perché non ne hanno piena consapevolezza”. Una violenza che anche agli occhi della relatrice dell’Onu non è slegata dal resto perché, afferma, “se nella società e nei media la donna viene rappresentata in maniera riduttiva e viene considerata esclusivamente come oggetto sessuale e come madre, si crea un terreno fertile per discriminazione e violenza di genere”.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9.0pt; line-height: 115%;"&gt;Ma cosa fa il nostro governo rispetto a un quadro così chiaro? Rashida Manjoo, durante la conferenza stampa, è rimasta sorpresa di alcuni fatti: il primo, di non aver incontrato donne provenienti dal Nord Africa nei Cie: “Che fine hanno fatto tutte le donne che sono sbarcate in Italia? Alcune le ho incontrate ai centri antiviolenza, altre in carcere, e il resto?”; secondo, di aver appreso che da noi c’è una nuova legge, passata alla Camera ma ancora in sospeso, per cui i bambini possono stare in carcere con le mamme non più fino ai tre ma fino ai sei anni: “Non mi sembra una buona idea, i bambini devono vivere in una casa e andare a scuola, perché non si applicano pene alternative come la detenzione domiciliare?”. Perplessità legittime in un paese civile. Ma l’Italia è civile? Perché in un paese in cui viene ormai uccisa una donna ogni due giorni per motivi di genere (cioè in quanto donna) e per la maggior parte per mano di un partner o di un ex, non c’è un piano efficace di sostegno ai centri antiviolenza, dato che la maggior parte di questi femmicidi si consuma in famiglia ed è preceduta da ripetuti episodi di violenza domestica?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9.0pt; line-height: 115%;"&gt;“Nei centri antiviolenza che ho visitato – chiarisce la relatrice speciale dell’Onu - c’è tutto quello che occorre a una donna che subisce violenza: sostegno psicologico, assistenza legale specializzata, accudimento delle donne e dei bambini che sono presenti. Ma il problema è che queste associazioni non sono finanziate in maniera costante soprattutto dagli enti locali e molto lavoro viene fatto a livello volontario. Una situazione che io stessa ho sottolineato al governo italiano perché se la forte competenza di questi centri non viene sostenuta economicamente, tutto il patrimonio di questo lavoro che si è accumulato negli anni rischia di andare perso”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9.0pt; line-height: 115%;"&gt;La piattaforma, insieme all’Associazione nazionale Dire (Donne in rete contro la violenza) ha promosso oggi, a ridosso dela conferenza, un messaggio in cui si chiede alle istituzioni, oltre alla&amp;nbsp;ratifica della&amp;nbsp;Convenzione Europea per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne&amp;nbsp;di Istanbul (vergognoso che l’Italia non l’abbia ancora almeno firmata) e all’applicazione reale della&amp;nbsp;Convenzione internazionale per l'eliminazione delle discriminazione nei confronti delle donne, anche il varo di “una legge che definisca la violenza di genere in tutte le sue forme prendendo atto delle raccomandazioni Cedaw al governo italiano” e “un impegno particolare nell’applicazione della&amp;nbsp;Convenzione internazionale, che coinvolga gli enti locali che dovranno mantenere un costante sostegno economico ai centri antiviolenza italiani”.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9.0pt; line-height: 115%;"&gt;Il messaggio al governo italiano sulla “questione femminile” è stato quindi, in questi giorni, chiaro e netto da più parti, e nel caso ci fosse qualche dubbio la stessa relatrice speciale ha precisato che “l’attuale situazione politica ed economica dell'Italia non può essere utilizzata come giustificazione per la diminuzione di attenzione e risorse dedicate alla lotta contro tutte le manifestazioni della violenza su donne e bambine in questo Paese. Le sfide sono ancora tante, e tra queste la piena ed effettiva partecipazione delle donne al lavoro e alla sfera politica”.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-2099998206396764395?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/2099998206396764395'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/2099998206396764395'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/lonu-allitalia-niente-tagli-anti-crisi.html' title='L&apos;Onu all’Italia: &quot;Niente tagli anti-crisi sulla pelle delle donne&quot;'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-4716407361913964445</id><published>2012-01-27T12:34:00.000+01:00</published><updated>2012-01-27T12:34:59.767+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crisi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>POTERE D'ACQUISTO A PICCO • Anno nero per le buste paga italiane, che nel 2011 raggiungono i livelli più bassi dal 1999</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-0iqNilM27vs/TyKKH8ELgPI/AAAAAAAAERE/b126KoI40RA/s1600/sovversivi.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="349" src="http://3.bp.blogspot.com/-0iqNilM27vs/TyKKH8ELgPI/AAAAAAAAERE/b126KoI40RA/s400/sovversivi.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="line-height: 48.6pt; margin-bottom: 7.2pt; mso-line-height-rule: exactly; text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 28.0pt;"&gt;E l'inflazione si mangia i salari&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Tahoma&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;A dicembre le retribuzioni orarie crescono. appena dell'1,4%, il costo della vita del 3,3%&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Roberto Tesi&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Seguita a diminuire il potere d'ac­quisto delle retribuzioni. A di­cembre - secondo i dati Istat - a fronte di un aumento tendenziale dei prezzi al consumo del 3,3%, le retribu­zioni contrattuali sono cresciute solo dell'1,4% (le orarie) e dell'1,5%, quelle per dipendente. Si tratta dell'incre­mento più basso dal 1999. Insomma, l'inflazione si è mangiata in dicembre l'1,8-1,9 per cento dei salari. Per una re­tribuzione lorda di 2 mila euro mensili si tratta di una sforbiciata di oltre 36 euro. Intanto sempre l'Istat ha fatto sa­pere che a gennaio la fiducia dei consu­matori è rimasta stabile a quota 91,6, come in dicembre, il valore più basso dal 1996, ovvero dall'inizio delle serie storiche confrontabili.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Partendo dalla fiducia, l'Istat osser­va che la stabilità «capita di rado» nelle rilevazioni e, comunque, deriva da un andamento abbastanza diverso» del­le due componenti principali, quella relativa allo scenario economico, che peggiora (da 77,1 a 75,3), e la dimensio­ne riferita alla situazione personale, fa­miliare, degli intervistati, che, invece, migliora (da 97,3 a 97,9). Guardando al­le altre variabili si deteriorano le aspet­tative sull'andamento generale del­l'economia italiana (il saldo scende da -56 a -67) e segnano una forte crescita le aspettative di disoccupazione (da 87 a 97 il saldo delle risposte). Per l'anda­mento dei prezzi al consumo, il saldo dei giudizi sull'evoluzione recente au­menta da 65 a 69 e quello sull'evoluzio­ne nei prossimi dodici mesi diminui­sce da 58 a 57. Il clima di fiducia dei consumatori migliora nel Nord-ovest e nel Mezzogiorno, mentre peggiora nel Nord-est e al Centro.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Tornando alle retribuzioni, la diffe­renza tra l'aumento annuo delle retri­buzioni orarie (+1,8%) e il livello d'in­flazione (+2,8%) raggiunge un divario pari a 1 punto percentuale. In pratica l'inflazione si è mangiata ogni mese 1'1% di un salario. E si tratta dello scar­to più forte dal 1995. Guardando ai di­versi settori, aumenti significativamen­te superiori alla media si registrano per i comparti «militari-difesa» (3,3%), forze dell'ordine (3,1%), «gomma, pla­stica e lavorazioni minerali non metal­liferi» (3,0%). Mentre le variazioni più contenute interessano «ministeri» e «scuola» con un aumento dello 0,2%, cioè con una perdita del potere d'ac­quisto di oltre il 2,5% ogni mese.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;L'Istat sottolinea anche come sia no­tevolmente salita la media dei mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto: a dicembre 2011 supera la so­glia dei due anni (24,9 mesi) in aumen­to rispetto allo stesso mese del 2010 (14,5). A dicembre 2011 risultano in at­tesa di rinnovo 30 accordi contrattuali, di cui 16 appartenenti alla pubblica amministrazione, relativi a 4,1 milioni di dipendenti (circa 3 milioni nel pub­blico impiego). I dipendenti che aspet­tano il rinnovo sono quindi - sottoli­nea l'Istat - il 31,4% del totale.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Complessivamente, nell'anno 2011 sono stati rinnovati 19 contratti, per 3,1 milioni di lavoratori dipendenti. Quasi tutti i rinnovi del settore privato, ricorda 1'Istat, hanno durata triennale sia per la parte normativa sia per quel­la economica, come prevede il nuovo modello contrattuale introdotto nel gennaio 2009. Fa eccezione l'accordo per i giornalisti che si riferisce al secon­do biennio economico. Nella pubblica amministrazione, gli unici due contrat­ti siglati (vigili del fuoco: personale nei livelli e direttivi) costituiscono la con­clusione del quadriennio normativo 2006-2009 e sono relativi al secondo bi­ennio economico 2008-2009.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 31.8pt; mso-line-height-rule: exactly; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Tahoma&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 24.0pt;"&gt;Oggi sciopero generale dei sindacati di base&amp;nbsp; contro i&lt;sub&gt; &lt;/sub&gt;tagli di Monti&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-4716407361913964445?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4716407361913964445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4716407361913964445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/potere-dacquisto-picco-anno-nero-per-le.html' title='POTERE D&apos;ACQUISTO A PICCO • Anno nero per le buste paga italiane, che nel 2011 raggiungono i livelli più bassi dal 1999'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-0iqNilM27vs/TyKKH8ELgPI/AAAAAAAAERE/b126KoI40RA/s72-c/sovversivi.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-369260316031692962</id><published>2012-01-27T09:07:00.001+01:00</published><updated>2012-01-27T09:07:00.557+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Democrazia'/><title type='text'>La politica in ritardo nell'era di Internet</title><content type='html'>Manuel Castells da resetonline&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel corso della storia, la pratica e le istituzioni della politica sono dipese in larga misura dai processi di informazione e comunicazione. Il motivo è semplice: le persone prendono decisioni, in tutti gli ambiti della loro vita, in funzione degli stimoli e dei diversi tipi di informazione che arrivano alle loro menti a partire dal loro ambiente comunicativo. E il modus operandi di questo ambiente dipende a sua volta dalla tecnologia e dall’organizzazione del processo della comunicazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che si parli delle cerimonie sacro-politiche dell’antichità, dei sermoni dal pulpito, della comunicazione scritta a partire dall’invenzione della stampa, della radio, della televisione o di internet: i mass media, nel senso più lato del termine, costituiscono lo spazio pubblico, lo spazio in cui vi sono punti di vista contrastanti, in cui vengono formate opinioni, in cui i comportamenti vengono influenzati; dove, infine, viene deciso il futuro delle élite che aspirano a governare e conseguentemente il destino dei governati. Benché questa stretta relazione tra comunicazione e politica si produca in tutti i sistemi di governo, in democrazia essa gioca un ruolo ancora più decisivo nella misura in cui i cittadini decidono liberamente da chi, come e quando saranno governati, sulla base di un giudizio informato intorno a ciò che è meglio per loro e per il paese. Per questo a volte si è parlato di quarto potere, in riferimento al potere dei media e alla loro influenza sull’opinione pubblica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In realtà, però, questa caratterizzazione è inesatta. Perché sono i politici coloro che detengono il potere politico, i finanzieri coloro che esercitano quello economico, e i ministeri intellettuali e religiosi quelli che si arrogano il potere morale e culturale. Accanto a loro, sono molte altre le dimensioni del potere che costituiscono le proprie élite, in modo tale che la totalità del potere nella società sia di fatto costruita intorno a reti di relazioni tra élite dominanti in ciascuno dei settori del potere. Non vi è una élite unificata del potere, ma una rete di élite locali, nazionali, internazionali e globali in dimensioni differenziate, le quali, nelle loro alleanze e nei conflitti che scaturiscono da interessi condivisi o divergenti, compongono quella rete cangiante di relazioni asimmetriche che, in ultima istanza, costituisce la cornice della vita quotidiana dei cittadini.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il vecchio spazio pubblico&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tuttavia, tutti i processi di formazione del potere avvengono nel medesimo spazio: lo spazio della comunicazione socializzata, ovvero della comunicazione che potenzialmente arriva all’intera società. Questo non significa che i media sono i detentori del potere, ma un qualcosa di ancora più importante: essi sono lo spazio nel quale il potere è costituito, dal momento che solo le opzioni personali o programmatiche che accedono a questo spazio arrivano alla conoscenza dei cittadini. E il modo in cui vi accedono, l’intensità, il formato e la narrazione con cui lo fanno sono tutti elementi decisivi nella percezione delle persone e, in ultima istanza, anche nella loro partecipazione e capacità di prendere decisioni all’interno del processo politico. Eppure, questo non è uno spazio neutro. È condizionato dagli interessi economici e politici delle imprese mediatiche e dei governi, nonché dalla mediazione, dalle preferenze e dalle diverse opzioni di professionisti della comunicazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per questo, in democrazia, sono state create delle regole di accesso ai media di massa con l’obiettivo, in via di principio, di garantire una certa uguaglianza delle opportunità rispetto alle diverse opzioni. Tuttavia, un’analisi comparativa delle legislazioni in materia ci induce a dubitare dell’efficienza democratica di queste regolamentazioni. Nel contesto dello Stato spagnolo, la norma essenziale è la possibilità di accedere ai media pubblici per un tempo proporzionale al successo ottenuto nelle elezioni precedenti e questo tende a privilegiare l’inerzia del passato rispetto alla possibilità di un futuro diverso. Inoltre, tenuto conto del fatto che l’interesse dell’audience per la propaganda elettorale ufficiale è minimo, l’impatto di quest’ultima sull’opinione pubblica è molto scarso. Più efficaci sono le campagne subliminali di promozione politica, ivi inclusi gli articoli d’opinione scritti su commissione e l’informazione giornalistica tendenziosa. E poiché questo tipo di politica mediatica è caro, la sua pratica generalizzata incoraggia il finanziamento illegale delle campagne politiche in quasi tutto il mondo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La regolamentazione dei contributi economici non è una soluzione, perché una volta approvata la legge, il trucco è fatto. La soluzione alternativa, di recente sancita dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, sarebbe la possibilità di un finanziamento illimitato delle attività politiche: questo, ovviamente, favorirebbe le opzioni che il mondo del business predilige. Pertanto, la politica mediatica distorce e vizia il processo democratico. Ma distorce anche il dibattito politico, poiché utilizza come arma principale la politica dello scandalo, ovvero la produzione (più o meno accurata) di informazioni che denigrano l’avversario. I messaggi negativi infatti vengono registrati dalla mente in maniera molto più intensa che i messaggi positivi. Benché lo scandalo non funzioni sempre – poiché esso stanca l’opinione pubblica – quando viene utilizzato direttamente o indirettamente da tutte le forze politiche esso contribuisce in maniera decisiva a screditare l’intera classe politica, aggravando la crisi di legittimità delle istituzioni democratiche, e in particolare dei partiti politici. I sondaggi, sia nazionali che internazionali, rivelano la sfiducia crescente dei cittadini di quasi tutto il mondo nei partiti, nei politici, e in misura minore, nelle classi di governo. Così, nelle nostre società la politica è una politica mediatica esercitata attraverso lo spazio della comunicazione ed è generalmente parziale e messa in atto facendo ricorso alla politica dello scandalo. Lo spettacolo di una politica dell’attacco ad hominem e dei messaggi ridotti a spot pubblicitari contribuisce in larga misura non solo a fomentare una disaffezione generalizzata dei cittadini nei confronti dei loro rappresentanti, ma anche a minare le fondamenta del sostegno per i compiti del governo, fatto particolarmente grave in un contesto di crisi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Proprio in questa situazione risiede l’importanza della trasformazione dello spazio di comunicazione attraverso lo sviluppo di internet e delle reti di comunicazione mobile. Da noi, quasi tre quarti delle persone hanno accesso a internet, mentre la diffusione della telefonia mobile è praticamente universale. Inoltre, la rapida espansione della banda larga costituisce la piattaforma multimodale di comunicazione in cui viviamo. Non «guardiamo» internet come guardiamo la televisione. Noi viviamo con la Rete e dentro di essa, in tutti gli ambiti della nostra vita quotidiana. Le nuove generazioni continuano a guardare la televisione in maniera selettiva, ma attraverso internet. E, seppur in forma frammentaria, attraverso internet continuano a leggere i giornali, come mai prima d’ora. Hanno costruito i propri spazi di relazione, informazione, interazione e dibattito nei cosiddetti social media – le reti sociali multimodali di internet – accedendo, nello stesso tempo, ai contenuti più disparati a partire dalle tecnologie portatili. Ricordiamo che, nella comunicazione mobile, ciò che importa non è tanto la mobilità – visto che quasi tutte le chiamate vengono comunque effettuate da luoghi «fissi», come la propria abitazione, il luogo di lavoro o la scuola – ma lo stato di connettività permanente. È la connettività e non la mobilità che sta modificando radicalmente il modello sociale della comunicazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci troviamo alle soglie di una trasformazione essenziale del sistema di comunicazione, caratterizzata di massdallo sviluppo di quella che io chiamo l’autocomunicazione di massa: «di massa» perché è in grado di arrivare a tutta la società, nonché alle reti di comunicazione globali; «auto» perché i messaggi vengono prodotti, ricevuti, selezionati e combinati da individui o gruppi interrelazionati tra loro e con la banca dati della Rete nella sua totalità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Generalmente, la comunicazione in internet è libera. È monitorata, questo è vero, e la privacy ha cessato di esistere nel web. Tuttavia, ci sono così tante informazioni da processare e i motori di ricerca imprecisi sono così numerosi, che le sole vittime sono i soliti noti. Per l’immensa maggioranza della gente, internet è un vasto oceano di comunicazione solcato andata e ritorno dai velieri dei loro messaggi, verso porti che devono ancora essere scoperti. Se questa situazione sia un bene o un male è una questione aliena all’indagine del ricercatore, poiché esso cerca di analizzare per comprendere e non per giudicare. Diciamo pure che il punto fondamentale è rappresentato dal fatto che la libertà non garantisce gli usi della libertà. Più una società è libera, più essa dipende dalla qualità etica dei suoi membri e delle sue istituzioni. internet riflette ciò che siamo, individualmente e collettivamente.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Politica e internet: cosa cambia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Invece, ciò che sappiamo è che internet sta trasformando il processo politico, perché ha già trasformato lo spazio della comunicazione. Il monopolio informativo dei media di massa controllati da aziende e governi è terminato. Perché, anche se la stessa infrastruttura di internet ha dei proprietari, essi non possono proibire l’accesso alla circolazione dei suoi messaggi, dal momento che internet è una rete globale di computer i cui server, in caso di chiusura autoritaria, possono essere rimpiazzati da server collocati in altri paesi: proprio come è accaduto nelle proteste iraniane del 2010, quando la comunicazione via Twitter ha tenuto in vita la rivolta e la sua relazione con il mondo esterno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I media sociali di comunicazione includono i blog, che nascono a centinaia di migliaia e continuamente in tutto il pianeta – per ogni persona un blog, se necessario – siti come YouTube e molti altri ancora, che diventano un deposito permanentemente aggiornato di immagini e suoni di tutte le società. Il citizen journalism arriva dove i giornalisti professionisti non arrivano, mentre per i professionisti vi è un chiaro interesse nell’alleanza con i non professionisti per difendersi dagli ostacoli che l’industria della comunicazione oppone alla loro indipendenza. Come si può censurare ciò che è già stato messo in rete? Per quanto riguarda la credibilità dell’informazione, tutto dipende dall’abilità dell’informato nel separare il grano dal loglio; in altre parole, tutto dipende dal livello di educazione e dalla qualità culturale dei cittadini. Ormai, la credibilità non sta più solo dalla parte di chi emette l’informazione, ma anche nella capacità di filtraggio di chi la riceve.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’effetto più immediato di questa esplosione di reti orizzontali di comunicazione sulla politica è che i governi e i politici devono stare molto attenti a quello che fanno. Non ci sono più segreti, a meno che uno non conduca una vita monastica. Qualunque cosa può finire su YouTube, perché tutti hanno un telefono cellulare con telecamera e tutti sanno come mettere in linea delle foto. La menzogna come modo di governare ha un prezzo molto alto. Si provi a chiedere ad Aznar degli attacchi terroristici che colpirono Madrid il 14 marzo 2004. Per i vari Machiavelli che operano nell’ombra la situazione si fa difficile: in politica, la trasparenza adesso non è più solo una virtù auspicabile, ma anche un imperativo tattico per tenere alla larga la cattiva reputazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I cittadini utilizzano internet e i telefoni cellulari per informarsi, per discutere, per organizzarsi e, se necessario, per mobilitarsi. Però la classe politica, in generale, non ha ancora colto il potenziale di internet. Essa si limita a gesti simbolici con scarso contenuto pratico. Tutti i politici hanno una pagina web, tutti utilizzano YouTube o scrivono sui blog, ma tendono a confondere tutto questo con una sorta di bacheca annunci elettronica. Inoltre, i governi forniscono informazioni su internet, ma pochi di loro hanno il coraggio di aumentare la trasparenza della propria gestione attraverso sistemi interattivi e user-friendly che rendano possibile la partecipazione dei cittadini a partire dal libero accesso a tutte le banche dati contenenti le informazioni che avremmo il diritto di conoscere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È questa la chiave: l’auto-organizzazione. I politici che vogliono veramente mettere a frutto tutto il potenziale di internet devono avere il coraggio di avvicinarsi a un nuovo modo di fare politica. Una politica in cui siano gli elettori, e non gli apparati, a prendere l’iniziativa; una politica in cui i politici imparino attraverso delle consultazioni popolari di massa, entrando in dibattito con la società, e non solo con delle minoranze di attivisti, ma con l’intera cittadinanza. Se i politici non cominceranno a praticare la politica di internet, i cittadini cominceranno a praticarla contro i politici. Di fatto, è quello che sta già accadendo. Ed è chiaro che in questo vi sono dei pericoli. Lo si chieda a Obama. Dopo i tentennamenti del suo primo anno di mandato, il movimento populista di estrema destra dei Tea Parties che osteggia le sue riforme è venuto generandosi in buona parte proprio grazie a internet. Quando si aprono i compartimenti stagni che bloccano la partecipazione dei cittadini e si libera l’accesso alle reti di comunicazione, si alimentano tutti i venti che soffiano all’interno di una società: si deve quindi navigare con essi e, talvolta, contro di essi. Per far questo sono necessari coraggio politico, leadership e, soprattutto, convinzione democratica. Non sarà più possibile trincerarsi dietro gli apparati di partito e la manipolazione mediatica, nascondendosi dietro la minaccia che c’è sempre di peggio. Forse così si conquista o si conserva il potere, ma si perde il contatto con una cittadinanza sempre più informata e auto-organizzata che chiederà conto di tutto in ogni momento, fino ad arrivare alla frattura o alla riforma delle istituzioni democratiche. La democrazia nell’era di internet non è la democrazia dei partiti. È la democrazia dei cittadini, fatta dai cittadini e per i cittadini. Con, senza o contro i partiti, essa è un derivato della capacità che partiti hanno di rigenerarsi.&lt;/div&gt;(Traduzione di Nicola Missaglia)&lt;br /&gt;Questo articolo è stato pubblicato in catalano nel numero 12 di «Via» e in inglese nel numero 6 di «Transfer».Tratto da http://www.reset.it&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-369260316031692962?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/369260316031692962'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/369260316031692962'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/la-politica-in-ritardo-nellera-di.html' title='La politica in ritardo nell&apos;era di Internet'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-4997752476746327032</id><published>2012-01-26T18:11:00.001+01:00</published><updated>2012-01-26T18:11:00.440+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crisi'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 19.5pt; line-height: 115%;"&gt;No agli F35, la nostra campagna&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 11.25pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #334d7e; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 7.5pt; text-transform: uppercase;"&gt;GIULIO MARCON&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 8.5pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #333333; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 7.5pt; text-transform: uppercase;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il decreto sulle liberalizzazioni - ieri pubblicato in Gazzetta Ufficiale - salva i poteri forti (banche, assicurazioni, petrolieri), colpisce i servizi pubblici locali - costringendo le amministrazioni locali a privatizzare - e solo marginalmente dà qualche sforbiciata alle rendite di posizione di corporazioni come quelle degli avvocati, dei farmacisti, dei tassisti. Che tutto questo - come ha detto Monti - faccia aumentare il Pil del 10% in 10 anni è abbastanza fantasioso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;Tra le corporazioni nemmeno sfiorate dal provvedimento c'è quella dei militari, che continuano a spendere e a sprecare una gran quantità di soldi. Come è noto, solo per la costruzione e l'acquisto dei cacciabombardieri F35 si prevede di spendere 15 miliardi di euro: più o meno la stessa cifra che gli esperti del governo stimano (anche qui in modo fantasioso) nel breve periodo come possibili risparmi per i cittadini dall'impatto del provvedimento sulle liberalizzazioni. Uno spreco, quello degli F35, di cui beneficiano i militari e il colosso della Finmeccanica, classico caso - a proposito della propaganda neoliberista antistato - di impresa lautamente assistita dai soldi pubblici, legata alla politica ed invischiata in opache vicende giudiziarie.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;Per mettere uno stop alla costruzione degli F35 la campagna Sbilanciamoci, la Tavola per la pace, la Rete Disarmo e Unimondo hanno promosso un mese di mobilitazione che si conluderà alla fine di febbraio con manifestazioni in 100 piazze italiane e con la consegna di decine di migliaia di firme contro gli F35 al governo italiano.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;Anche per ricordare - in tempi di crisi - che con quei 15 miliardi di euro si potrebbero ad esempio creare 4.500 nuovi asili nido comunali e mettere in sicurezza le oltre 12mila scuola italiane che non rispettano le norme antincendio, antisismiche e di idoneità statica e in questo modo creare più di 100mila posti di lavoro, a fronte degli 8-900 che si alimenterebbero con la costruzione degli F35.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;Ci pensi anche il sindacato prima di cadere nelle trappole e nelle finte promesse degli armieri.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;E ci ripensi anche il governo Monti. Mettere fine alla vicenda degli F35 è sicuramente una scelta importante e impegnativa, ma sicuramente - per le nostre tasche e per i posti di lavoro - assai più concreta ed efficace di quelle misure del decreto liberalizzazioni come i tagliandi delle assicurazioni elettronici e delle Srl a 1 euro per i giovani, di cui tra qualche mese nessuno si ricorderà più.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-4997752476746327032?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4997752476746327032'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4997752476746327032'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/no-agli-f35-la-nostra-campagna-giulio.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-6584948566965347199</id><published>2012-01-26T15:07:00.001+01:00</published><updated>2012-01-26T15:07:00.287+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotte'/><title type='text'>Il governo Monti non piange più e mostra i denti.</title><content type='html'>&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 19.5pt; line-height: 115%;"&gt;Offensiva contro il movimento No Tav&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 19.5pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;br style="text-align: -webkit-auto;" /&gt; &lt;span style="background: white;"&gt;&lt;span style="text-align: -webkit-auto;"&gt;Retata in tutta Italia, 25 arresti&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 11.25pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #334d7e; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 7.5pt; mso-bidi-font-size: 11.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT; text-transform: uppercase;"&gt;REDAZIONE il Manifesto&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 8.5pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13.5pt;"&gt;Il governo Monti non piange più e&amp;nbsp;mostra i denti. Violento&amp;nbsp;attacco contro i&amp;nbsp;No Tav: all'alba, retata della polizia&amp;nbsp;in tutta Italia con 25 arresti e una quindicina di altri provvedimenti cautelari nei confronti di esponenti del movimento e di partecipanti alle manifestazioni dell'estate scorsa. Solidarietà da&amp;nbsp;Fiom e Prc. Ieri a Roma&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6344/" target="_blank" title="Opens external link in new window"&gt;&lt;span style="color: #4c4c4c; mso-bidi-font-size: 11.0pt; text-decoration: none; text-underline: none;"&gt;botte ai pescatori&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #333333; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 7.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT; text-transform: uppercase;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 10pt;"&gt;Blitz della polizia all'alba in diverse città d'Italia per eseguire 25 provvedimenti di custodia cautelare in carcere, 15 misure di obbligo di dimora, un provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari e una misura di divieto di dimora nei confronti di attivisti No Tav, per una serie di reati in relazione agli incidenti avvenuti quest'estate durante le manifestazioni in Val di Susa. Le accuse vanno dalla violenza alla resistenza a pubblico ufficiale, a lesioni e danneggiamento. Le ordinanze sono state emesse dal gip di Torino su richiesta del procuratore aggiunto, Andrea Beconi, che coordina le indagini. L'esecuzione dei provvedimenti è in corso in tutta Italia, la maggior parte in Piemonte.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 10pt;"&gt;Le città interessate dall'operazione, che ha toccato anche la Francia, sono Torino, Asti, Milano, Trento, Palermo, Roma, Padova, Genova, Pistoia, Cremona, Macerata,Biella, Bergamo, Parma e Modena. Fra le decine di arresti, alcuni riguardano frequentatori del Centro sociale torinese Askatasuna e di case occupate a Milano. Un ordine di custodia è stato emesso anche per un militante No Tav attivista di un comitato di Bussoleno, in Val Susa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 10pt;"&gt;"Il movimento No Tav è stato colpito perchè è diventato il faro della protesta e colpendolo pesantemente con questi arresti si è voluto dare un messaggio a tutti gli altri movimenti che alzano la testa per difendere i loro diritti" - ha detto Alberto Perino, uno dei leader del movimento No Tav. "L'altra ragione per cui si è voluto colpire il movimento No Tav - ha aggiunto Perino - è farlo passare non per un movimento popolare ma per un gruppo infiltrato e gestito dall'ala antagonista italiana. Non a caso, gli arrestati valsusini sono soltanto due, un barbiere e un consigliere comunale. Vogliono far passare il messaggio che il nostro movimento non è radicato sul territorio, ma avulso e infiltrato".&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 10pt;"&gt;"Piena solidarietà agli arrestati" per Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale della Fiom, che ha partecipato questa mattina a un incontro nella sala consiliare del Comune di Villarfocchiardo (Torino), in segno di solidarietà con il consigliere Guido Fissore, arrestato la scorsa notte. "Sono misure repressive inaccettabili. Non si risponde così a una protesta sociale come quella della Valle di Susa. Mi pare evidente, se mettiamo insieme tutti gli episodi di questi giorni - ha aggiunto Cremaschi - che si vuole dare un segnale di repressione a tutte le proteste sociali che crescono e cresceranno nel Paese ed è questa la cosa più grave e inaccettabile di tutte».&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 10pt;"&gt;Per il segretario del Prc Paolo Ferrero "Gli arresti di stamane sono l'ennesimo tentativo di ridurre il movimento No tav ad un problema di ordine pubblico al fine di dividerlo e delegittimarlo. È l'ennesimo punto di continuità tra il governo Berlusconi e il governo Monti: non si riconoscono le ragioni di chi protesta, non si tratta, ma si agisce militarmente, si determina un clima di tensione e poi si processa sulla base degli scontri che avvengono. Il 28 giugno e il 3 luglio ho partecipato anch'io alle manifestazioni in Val di Susa" -ricorda Ferrero - "sono stato abbondantemente gasato e voglio affermare ancora una volta che - al contrario di quel che si vuol far credere - il movimento No tav non è un problema di ordine pubblico ma una grande esperienza politica in cui una comunità vuole decidere democraticamente sul proprio futuro, così come democraticamente decide le forme e i contenuti delle mobilitazioni".&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 10pt;"&gt;La manifestazione indetta dai No Tav per sabato a Torino è comunque "confermata, anzi confermatissima": lo ha detto Francesco Richetto, uno dei leader del movimento che, in queste ore, è riunito al presidio di Vaie (Torino) per discutere sulle iniziative da intraprendere dopo gli arresti.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-6584948566965347199?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6584948566965347199'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6584948566965347199'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/il-governo-monti-non-piange-piu-e.html' title='Il governo Monti non piange più e mostra i denti.'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-1377085402351364386</id><published>2012-01-26T11:53:00.001+01:00</published><updated>2012-01-26T11:53:00.504+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tasse'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crisi'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-hIpKEWOtFo4/TyEU5BP15dI/AAAAAAAAEQ4/WUOLiJCthfc/s1600/w%2Bil%2Bricco.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="308" src="http://1.bp.blogspot.com/-hIpKEWOtFo4/TyEU5BP15dI/AAAAAAAAEQ4/WUOLiJCthfc/s400/w%2Bil%2Bricco.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;CHI NON PAGA LA CRISI&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Galapagos&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;E’ una piramide con una base sempre più larga e un verti­ce più sottile quella che emerge dai dati di Bankitalia sulla distribuzione dei redditi e della ric­chezza. Solo un paio di dati: nel 2010 il 14,4% della popolazione era ufficialmente in una situazio­ne di povertà a causa di un reddito insufficiente. Il tutto mentre il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46% della ricchezza totale stima­ta in circa 9 mila miliardi di euro. Semplificando, circa 6 milioni di italiani possiedono - in media - una ricchezza di quasi 4200 miliar­di, circa 700 mila euro a testa, con­tro 54 milioni di persone che - sem­pre in media - hanno un patrimo­nio di circa 90 mila euro. Come di­re: il 10-20 per cento delle persone più povere non ha nulla di ricchez­za e il 70-80 per cento ha un patri­monio che corrisponde al valore di una abitazioni modesta. Che ov­viamente non tutti hanno, visto che il 21% delle famiglie vive in af­fitto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;C'è un altro aspetto che colpi­sce: negli ultimi 20 anni il reddito dell'Italia è cresciuto poco, ma il reddito reale dei lavoratori autono­mi è aumentato del 15,7%, quasi 5 volte di più del 3,3% dei lavoratori dipendenti. Siamo di fronte, a una gigantesca redistribuzione dei red­diti a sfavore dei lavoratori dipen­denti. La specificità della crisi ita­liana è in questi dati che conferma­no come la progressiva pauperiz­zazione del lavoro dipendente a fronte di uno stato sociale sempre meno generoso è alla base della ca­duta della domanda. Cioè dei con­sumi, anche quelli alimentari, come confermano i dati Istat sulla vendite al dettaglio.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Ma c'è ancora un altro dato - non di Bankitalia - che completa il quadro: ieri mattina Attilio Befera, il massimo dirigente dell'agenzia delle entrate, ha denunciato che in Italia l'evasione fiscale tocca i 120 miliardi l'anno. E non sono certo i lavoratori dipendenti (an­che se a volte lo fanno) e i pensio­nati a evadere. Insomma, chi più guadagna più evade. E questo spie­ga perché molti ristoranti sono pie­ni e ci siano in circolazione centi­naia di migliaia di auto di lusso.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Da questi numeri è possibile trarre alcune conclusioni che do­vrebbero fare da guida alla politica economica della sinistra. La prima è che la lotta all'evasione deve es­sere l'obiettivo prioritario: se non aumenta il gettito fiscale non sarà possibile diminuire il cuneo fisca­le che penalizza i lavoratori dipen­denti e far pagare meno tasse a lo­ro e ai pensionati. E senza recupe­rare i soldi degli evasori non sarà possibile aumentare la spesa socia­le e i consumi privati di milioni di persone. Di più: la distribuzione della ricchezza indica con chiarez­za che è necessario procedere a una riforma fiscale che alleggeri­sca la pressione sui redditi e au­menti quella sul patrimonio.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Quanto ai salari, non aumenta­no solo con la diminuzione della pressione fiscale, ma anche con l'aumento della produttività. At­tenzione, però: la produttività non deve aumentare «strizzando» an­cora di più i lavoratori con innova­zioni di processo, magari con l'ag­giunta del ricatto della flessibilità in uscita, ma deve essere ottenuta attraverso innovazioni di prodot­to. Perché - ce lo spiegano i dati an­nuali di Mediobanca - nelle impre­se che innovano i profitti, ma anche i salari, sono più alti. Ma la sinistra è convinta che il program­ma di Monti si muova in questa di­rezione?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-1377085402351364386?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/1377085402351364386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/1377085402351364386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/chi-non-paga-la-crisi-galapagos-e-una.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-hIpKEWOtFo4/TyEU5BP15dI/AAAAAAAAEQ4/WUOLiJCthfc/s72-c/w%2Bil%2Bricco.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-3973638228403595321</id><published>2012-01-26T09:17:00.001+01:00</published><updated>2012-01-26T09:17:00.675+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='disastri'/><title type='text'>Rischi sottovalutati, Bertolaso indagato per omicidio colposo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il superGuido nazionale accusato per il modo deliberatamente "basso" ("solo un'operazione mediatica") con cui organizzò la riunione all'Aquila della Commissione grandi rischi prima del terremoto del 2009&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;redazione - 25.01.2012&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' finito sul registro degli indagati con l'accusa di omicidio colposo, Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile e ex sottosegretario alla Presidenza del consiglio, per le indicazioni con le quali aveva organizzato all'Aquila la riunione della Commissione grandi rischi prima del devastante terremoto del 6 aprile 2009 nel quale moritono 309 persone. “E' un'operazione mediatica per tranquillizzare la gente”, aveva spiegato Bertolaso in una telefonata all'ex assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati. L'intercettazione era finita tra le carte dell'inchiesta sugli appalti del G8 della Maddalena aperta dalla procura di Firenze ed è stata trasmessa al procuratore capo del capoluogo abruzzese Alfredo Rossini che però ha aperto il fascicolo a carico del superGuido nazionale solo dopo le denunce presentate dall'avvocato aquilano Antonio Valentini e dalla sezione locale di Rifondazione comunista. Ora i magistrati stanno studiando la possibilità di unificare quest'ultimo procedimento con quello già in fase dibattimentale a carico dei sette partecipanti alla riunione del 30 marzo 2009. Proprio l'8 febbraio, alla prossima udienza del processo contro la Commissione Grandi rischi, era prevista la deposizione come testimone di Bertolaso che a questo punto però non sarà più convocato.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Facciamo una riunione all'Aquila con tutti i massimi esperti di terremoto per rassicurare la popolazione”, comunicava Bertolaso ad una riverente Daniela Stati nella telefonata il cui audio è ormai perfino su youtube. “Devono spiegare che sono meglio 100 scosse che nessuna – aggiungeva, facendo riferimento allo sciame sismico che da settimane terrorizzava gli aquilani - perché 100 scosse liberano energia e così una scossa forte non ci sarà mai”. Il capo della Protezione civile, invece, aveva un'unica preoccupazione: sedare la tensione sociale in modo da poter continuare a lavorare al grande evento della Maddalena, palcoscenico necessario al presidente del consiglio. Anche l'allora assessore Stati fece la sua parte dichiarando alla televisione locale Tv1, a conclusione della riunione della Commissione, che non c'erano motivi di preoccupazione.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli aquilani che già bocciarono la proposta di conferire la cittadinanza onoraria a Bertolaso, a differenza di altri piccoli comuni del cratere guidati da giunte di centrodestra, ovviamente hanno reagito male alla diffusione dell'intercettazione telefonica: la città è stata tappezzata di manifesti contro il brutto film diretto dall'”uomo della Provvidenza che tutto il mondo ci invidia”. (red. Soc.)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-3973638228403595321?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/3973638228403595321'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/3973638228403595321'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/rischi-sottovalutati-bertolaso-indagato.html' title='Rischi sottovalutati, Bertolaso indagato per omicidio colposo'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-6693336644355898031</id><published>2012-01-25T18:29:00.001+01:00</published><updated>2012-01-25T18:29:00.469+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Informazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Democrazia'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: center;"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 19.5pt;"&gt;Silenzio, non si stampa&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #334d7e; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 7.5pt; mso-bidi-font-size: 11.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT; text-transform: uppercase;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 11.25pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #334d7e; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 7.5pt; mso-bidi-font-size: 11.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT; text-transform: uppercase;"&gt;CARLO LANIA&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 8.5pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 18.75pt; text-align: justify;"&gt;Anche il silenzio uccide. Nonostante le rassicurazioni e le sollecitazioni del capo dello Stato, il governo Monti non muove un dito sul fondo per l'editoria. Mentre i giornali continuano a uscire dalle edicole. Ultima chance col Milleproproghe.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 10pt; line-height: 13.5pt; text-align: justify;"&gt;Anche il silenzio uccide. È esattamente quello che il governo Monti sta facendo nei confronti dei giornali di cooperativa, no profit e di idee la cui sopravvivenza è pesantemente messa a rischio dalla soppressione del fondo per l'editoria. Lunedì alla Camera è stato giudicato&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="background-color: white; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 10pt; line-height: 13.5pt; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;inammissibile&lt;/b&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 10pt; line-height: 13.5pt; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;un altro emendamento che puntava a rifinanziare il fondo con 100 milioni di euro. Secondo i tecnici di Montecitorio altro non sarebbe stato che una finta proroga il che, in un provvedimento come il Milleproroghe che contiene il consueto condono ai partiti per aver appeso abusivamente manifesti elettorali, appare decisamente come una scusa.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 10pt;"&gt;La verità è che questo governo&lt;b&gt;&amp;nbsp;non ha la volontà politica&lt;/b&gt;&amp;nbsp;di salvare non solo le cento testate a rischio, ma lo stesso pluralismo dell'informazione nel nostro paese. Basti pensare che oltre al manifesto rischiano la chiusura l'Unità, la Padania, Il Secolo, l'Avvenire, il Riformista e molti settimanali cattolici mentre Liberazione insieme a numerose testate locali sono già fuori dalle edicole. Le ultime vittime sono Domani/Informazione di Reggio Emilia e la Cronaca di Piacenza e Cremona. Un elenco che potrebbe allungarsi drammaticamente nelle prossime settimane.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 10pt;"&gt;&lt;br /&gt;Di fronte a questa situazione il governo tace, dimenticando le rassicurazioni fatte in merito dallo stesso Mario Monti nel corso della conferenza stampa di fine anno e ignorando completamente la raccomandazione con cui il presidente della Repubblica&amp;nbsp;&lt;b&gt;Giorgio Napolitano&lt;/b&gt;&amp;nbsp;in passato ha più volte sollecitato un intervento a sostegno dell'editoria. «Dietro la neutralità dei tecnici, in realtà questo governo non fa assolutamente niente per intervenire a sostegno di un settore pesantemente in crisi», conferma il portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti che lunedì ha chiesto all'esecutivo di intervenire in aula per spiegare la sua posizione. «Dicessero chiaro e tondo che&amp;nbsp;&lt;b&gt;non vogliono mantenere il fondo&lt;/b&gt;, sarebbe più onesto. Invece questo silenzio e immobilismo portano solo alla lenta asfissia di decine di giornali».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 10pt;"&gt;&lt;br /&gt;«Giulietti ha messo a fuoco il cuore del problema di un pluralismo che viene reso povero e mortificato da drastici tagli al fondo senza nuove misure di riequilibrio del sistema», commenta il segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi. «&lt;b&gt;Esistono le soluzioni&amp;nbsp;&lt;/b&gt;per impedire che testate giornalistiche siano costrette a chiudere - prosegue Siddi - ed esiste inoltre la disponibilità delle parti sociali a individuare strumenti e proposte per&lt;b&gt;&amp;nbsp;impedire storture&lt;/b&gt;&amp;nbsp;nell'assegnazione dei contributi».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 10pt;"&gt;&lt;br /&gt;Paradossalmente i costi sociali derivanti dalla chiusura delle testate a rischio e dalla conseguente perdita di oltre 5.000 posti di lavoro tra giornalisti e poligrafici, sarebbero molto più alti rispetto allo stesso rifinanziamento del fondo per l'editoria. Una contraddizione che per qualche motivo sfugge ai professori di palazzo Chigi. Ieri il decreto Milleproroghe è tornato in commissione dove verranno riesaminati una serie di articoli, tra i quali quelli relativi a pensioni e alluvioni. Potrebbe essere l'occasione per&amp;nbsp;&lt;b&gt;tornare a esaminare&lt;/b&gt;&amp;nbsp;anche la questione editoria. In caso contrario la questione torna nelle mani del&amp;nbsp;&lt;b&gt;sottosegretario Palo Peluffo&lt;/b&gt;, a cui Monti ha affidato al delega all'Editoria dopo le dimissioni di Carlo Malinconico. E Peluffo, starebbe lavorando a un possibile trasferimento di soldi dal Fondo Letta. Ma si tratta, al momento, solo di ipotesi. Di certo, invece, c'è solo il fatto che i tempi per un intervento si fanno sempre più stretti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-6693336644355898031?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6693336644355898031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/6693336644355898031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/silenzio-non-si-stampa-carlo-lania.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-8080453802103028753</id><published>2012-01-25T15:21:00.000+01:00</published><updated>2012-01-25T15:21:27.700+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='beni comuni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dibattiti'/><title type='text'>da Luigi De Magistris</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-oRNmLlUApbM/TyAO9dAupuI/AAAAAAAAEQs/i6u8yuDVemI/s1600/forumlogo.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="342" src="http://2.bp.blogspot.com/-oRNmLlUApbM/TyAO9dAupuI/AAAAAAAAEQs/i6u8yuDVemI/s400/forumlogo.jpg" width="250" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Ti aspetto a Napoli, questo sabato 28 gennaio, per la giornata dedicata al “Forum dei comuni per i beni comuni”. Un'iniziativa che la nostra amministrazione comunale ha fortemente voluto, considerandola una occasione preziosa per discutere dei beni comuni e della democrazia partecipativa, per analizzare anche quelle esperienze di politica dal basso che alcune amministrazioni comunali stanno realizzando.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Abbiamo diviso il lavoro del Forum in quattro tavoli tematici di ampio respiro, invitando i sindaci, gli amministratori locali, gli esponenti dei movimenti di tutta Italia.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Il Forum è una iniziativa importante per confrontarci su come si possa costruire una democrazia partecipativa dal basso che abbia come filosofia di fondo la difesa e la promozione dei beni comuni, come l'acqua, il sapere, la conoscenza, il mare, il territorio.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Dal concetto dei beni comuni, infatti, può nascere un movimento di liberazione e, quindi, di politica dal basso.&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;E' l'occasione anche per trovare pratiche che possano portare alla costruzione di alternative politiche, sociali, culturali ed economiche a modelli che ormai sono falliti, quelli del liberismo e della concentrazione di poteri, i quali hanno prodotto così tante e profonde diseguaglianze sociali inaccettabili.&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Quindi il tema della promozione dei beni comuni è un tema fondamentale anche dal punto di vista costituzionale, è un tema radicato nei territori.&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Sono certo che alla fine della giornata del 28 gennaio, dopo discussioni e ragionamenti, con la passione che ci contraddistingue, saremo tutti più consapevoli e magari anche pronti per elaborare insieme un percorso, una strategia per costruire uniti un'alternativa dal basso, un'alternativa capace di sintetizzare esperienze virtuose, laboratori, movimenti, lotte per i diritti e per il cambiamento.&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;a href="http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/16512"&gt;&lt;span style="color: #2e4b9b; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-size: 11.0pt;"&gt;Per informazioni e registrazione all'evento clicca qui.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Programma&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Ore 9-10,00&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Registrazione presso il Teatro Politeama, via Monte di Dio&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;br /&gt;Ore 11,00&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;apertura dei lavori:&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Norma Rangieri (Il manifesto)&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Alberto Lucarelli (Assessore ai beni comuni e democrazia partecipativa del Comune di Napoli)&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;br /&gt;Ore 12-16,30&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;presso il Maschio Angioino, svolgimento dei quattro tavoli tematici:&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;1. Economia del territorio e degli Enti Locali&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;2. Beni comuni, partecipazione e servizi pubblici&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;3. Politiche del welfare, diritti, politiche dei migranti e del lavoro&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;4. Ambiente e nuovi modelli urbani&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;br /&gt;Dalle 17,00&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;presso il teatro Politeama, in via Monte di Dio&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Report dei quattro tavoli tematici&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Interventi di: Nichi Vendola (Presidente della Regione Puglia), Massimo Zedda (Sindaco di Cagliari), Giuliano Pisapia (Sindaco di Milano), Michele Emiliano (Sindaco di Bari), Giorgio Orsoni (Sindaco di Venezia), Virginio Merola (Sindaco di Bologna), Nicola Zingaretti (presidente della Provincia di Roma)&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Conclusioni di Luigi de Magistris (Sindaco di Napoli)&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="background: white; color: #333333; font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Composizione dei Tavoli&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-8080453802103028753?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/8080453802103028753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/8080453802103028753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/da-luigi-de-magistris.html' title='da Luigi De Magistris'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-oRNmLlUApbM/TyAO9dAupuI/AAAAAAAAEQs/i6u8yuDVemI/s72-c/forumlogo.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-4865289843034595215</id><published>2012-01-25T12:12:00.004+01:00</published><updated>2012-01-25T12:12:00.717+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crisi'/><title type='text'>Clima cileno, ma senza Allende</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-mXIKo_1XsQ8/Tx_I2WdM6sI/AAAAAAAAEQg/6c90tbx0ghk/s1600/tir%2Be%2Bmollo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="284" src="http://3.bp.blogspot.com/-mXIKo_1XsQ8/Tx_I2WdM6sI/AAAAAAAAEQg/6c90tbx0ghk/s400/tir%2Be%2Bmollo.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="line-height: 14px;"&gt;Chi è eversivo davvero,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 14px;"&gt;­i camionisti&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 14px;"&gt;o il governo «tecnico» che&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="line-height: 14px;"&gt;punta nella crisi a cancellare le conquiste dei lavoratori?&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;Tommaso Di Francesco&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;Era il 14 giugno 1972 quando i camionisti cileni, da tempo finanziati dalla Cia, organizzarono uno sciopero contro il governo di Unidad Po­pular guidato da Salvador Allende. Bisognava ferma­re a tutti i costi quel governo rivoluzionario che l'11, settembre 1973 sarebbe stato abbattuto dal colpo di stato militare del generale Pinochet. Bisognava costruire una mobilitazione sociale corporativa con­tro le riforme del governo che aveva avviato la nazio­nalizzazione delle miniere controllate fino allora da multinazionali straniere, un'autentica riforma agra­ria e la nazionalizzazione delle banche e di piccole e medie imprese strategiche. Nel luglio 1971 i com­mercianti avevano già cominciato ad accaparrare generi di prima necessità, mettendo in ginocchio il Cile. Con il loro sciopero i camionisti cileni provocarono l'interruzione dei rifornimenti di carburante, aggravando la crisi; il primo dicembre le donne del Barrio Alto scesero in strada per un cacerolazo, pro­testa sonora con pentole vuote. L'università era sot­to il controllo del movimento studentesco gremiali­sta di estrema destra di Jaime Guzman.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;Questa piccola lezione di storia sembra portarci lontano. Senonché vale la pena ricordare il valore dell'esperienza cilena per le strategie della sinistra internazionale a cominciare dalla scelta del com­promesso storico in Italia da parte del Pci. E comunque serve in questo momento per fare una conside­razione. L'attuale sciopero dei camionisti può esse­re paragonato, socialmente e politicamente, al­l'esperienza cilena?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;La prima considerazione da fare è che sì, in Italia i camionisti dei Tir - ora anche, dolorosamente, con una vittima della loro lotta - e i taxisti, stanno bloc­cando l'Italia e gli approvvigionamenti; ed è certo che le dinamiche del «Movimento dei forconi» in Si­cilia sembrano ricordare in modo spettrale, anche con la ventata di indipendentismo, proprio la storia cilena. Insomma &amp;nbsp;quanto al blocco ge­nerale è sicuro che siamo al Cile. Siamo al Cile ma senza Allende. Anzi viviamo dentro il paradosso della crisi italiana dove i provvedimenti del governo Monti si caratterizzano pro­prio in antitesi al Cile di Allende. Avevamo infatti capito che ci trovavamo di fronte ad una crisi mondia­le ed italiana dell'economia e della finanza iperliberista, siamo invece a li­beralizzazioni il cui unico effetto sarà alla fine, insie­me ad una marginale razionalizzazione venduta co­me «rivoluzione» e addirittura «aumento dei salari», quello di attivare, attizzare sarebbe meglio dire, seg­menti sociali storicamente corporativi anche per­ché o completamente abbandonati da tutti rispetto ad una chiara e consapevole identità sociale, o per­ché da sempre interni alle corruttele e clientele del potere, locale e nazionale. Stavolta, è giusto ricor­darlo, i camionisti dei Tir rivendicano contenuti (la contrarietà all'aumento di carburanti e pedaggi au­tostradali) assolutamente comprensibili da tutti, an­che a sinistra. Compresa la denuncia delle loro «operaie» condizioni di lavoro e dello sfruttamento a nero a cui sono costretti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;E vero che ci troviamo di fronte ai «padroncini della mobilità». Ma chi ha mai messo mano al fatto che a predominare il trasporto di merci - e grazie al­le liberalizzazioni montiane, tra poco non solo quel­le - sia il settore «su gomma» degli autotrasportato­ri, invece che «su rotaia» o, meglio e più razional­mente, «su acqua» per un paese-penisola proiettata dentro il mare?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;Facile prendersela con i camionisti e i taxisti. O con la destra estrema che, in compagnia dei frantu­mi della compagine berlusconiana sempre in ag­guato, in Sicilia fa il suo lavoro sporco, «ungherese», in chiave antiunitaria e antisistema progettando una nuova «Reggio Calabria» del XXImo secolo. Dif­ficile invece denunciare quello che in questo momento appare a noi come realmente eversivo. Vale a dire il governo del «tecnico» Mario Monti. Il quale non perde occasione, di fronte alla presunta dirom­penza delle sue liberalizzazioni, di rivendicare che lui può essere così spregiudicato perché «non deve tenere conto del corpo elettorale». Insomma, non deve rispondere ad un processo democratico. Una condizione pericolosa la sua - e veniamo all'eversio­ne più esplicita - che non gli impedisce, in compa­gnia della ministra Fornero, di manipolare la Costi­tuzione e lo Statuto dei lavoratori, nel tentativo di stravolgere l'Articolo 18 che impedisce la mano libe­ra sui licenziamenti che già devastano il Belpaese e che però «non è tabù». Fino all'dea, rimandata a pa­role, della quasi cancellazione della cassa integra­zione, considerata sperpero non finalizzato alla ri­presa produttiva. Quale, se le previsioni di Bce, Fmi e dello stesso governo parlano di crescita sottozero per i prossimi due-tre anni? È un comportamento eversivo che, togliendo legittimità politica ai sinda­cati, da quelli nazionali a quelli di categoria e di ba­se, destruttura la rappresentanza del lavoro dentro la crisi del neoliberismo. Siamo all'introduzione a Weimar. Ci sono già tutti i segnali di una deriva au­toritaria. Nell'assenza di una sinistra che torni a co­niugare l'idea di un blocco sociale alternativo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-4865289843034595215?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4865289843034595215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4865289843034595215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/clima-cileno-ma-senza-allende.html' title='Clima cileno, ma senza Allende'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-mXIKo_1XsQ8/Tx_I2WdM6sI/AAAAAAAAEQg/6c90tbx0ghk/s72-c/tir%2Be%2Bmollo.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-5237071315203160511</id><published>2012-01-25T08:56:00.001+01:00</published><updated>2012-01-25T08:56:00.102+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>BRIC: lotta per la supremazia industriale</title><content type='html'>&lt;div class="attribute-byline"&gt;&lt;span class="author"&gt;di &lt;a href="http://www.sbilanciamoci.info/Chi-scrive/Vincenzo-Comito-247"&gt;Vincenzo  Comito&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="clear: both;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="attribute-short"&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il Giappone frena, Corea e India crescono, ma è la Cina il vero protagonista  della lotta per diventare la potenza industriale dominante in Asia. E forse nel  mondo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="attribute-long"&gt; &lt;i&gt;Premessa&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Asia, nel corso dell’ultimo millennio, gli scontri militari tra Giappone,  Corea, Cina, sono stati frequenti, la maggior parte delle volte su iniziativa  del Giappone, che mirava a combattere soprattutto la Cina, più che la Corea,  mentre il mondo indiano ha sempre sostanzialmente fatto storia a sé, non  coinvolto nelle lotte tra gli altri attori. Oggi la contesa tra le attuali  quattro grandi potenze del continente - lasciando da parte la Russia - si è  spostata in gran parte sul terreno economico e, in particolare, su quello della  conquista di posizioni nelle attività industriali dell’Asia e dell’intero  pianeta. Anche in questo caso l’India, che pure partecipa alla contesa, appare  relativamente defilata rispetto agli altri tre paesi. Speriamo che tale lotta  non si traduca anche in una corsa agli armamenti, come qualcuno sembra temere  (Emmott, 2008). Vediamo brevemente ed in maniera approssimata la situazione  attuale e le prospettive dei quattro protagonisti.&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;la Corea&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel corso della storia dell’ultimo millennio, la Corea si è trovata, per  ragioni di posizionamento geografico, collocata com’è tra Cina e Giappone,  grosso modo nella stessa situazione in cui in Europa si è dovuta barcamenare in  tempi più recenti la Polonia, stretta anch’essa tra due giganti, la Germania e  la Russia. Ma il paese asiatico è riuscito a cavarsela meglio di quello europeo,  riuscendo quasi sempre a non fare le spese della lotta, o dell’accordo, tra i  due contendenti. Oggi il sistema industriale coreano, per prosperare, si trova a  dover affrontare ancora quello giapponese, apparentemente in declino ma sempre  agguerrito, e quello cinese, invece in grande sviluppo. Come in passato sul  terreno militare, oggi su quello industriale i coreani, attraverso in  particolare il sistema dei &lt;i&gt;chaebol&lt;/i&gt;, entrato in crisi in un periodo  relativamente recente e che ora sembra invece rivivere rinnovato, stanno  riuscendo a contrastare efficacemente le imprese giapponesi in diversi settori  (Soble, 2011). Si consideri quello che è avvenuto nel campo dell’elettronica di  consumo, dove imprese come LG e Samsung tendono a dominare i mercati avendo  sopravanzato da tempo come risultati i loro omologhi giapponesi, mentre le  grandi imprese di quest’ultimo paese, un tempo dominanti – citiamo soltanto la  Sony - oggi sono in difficoltà. Qualcosa di ancora più decisivo è avvenuto nella  cantieristica, dove i coreani, dopo aver debellato i rivali giapponesi, si  trovano peraltro oggi di fronte a quelli cinesi, armati di ben altri mezzi.  Intanto nel settore dell’auto, la Hyunday Motor sta riuscendo a sfidare con  rilevanti successi la Toyota. L’economia coreana presenta comunque alcuni punti  deboli di rilievo (Oliver, 2011): da una parte la struttura delle piccole e  medie imprese è molto precaria, con i grandi &lt;i&gt;chaebol&lt;/i&gt; che contribuiscono a  mantenerla in uno stato di difficoltà; dall’altra parte le grandi imprese del  paese sono, in parte almeno, dipendenti da quelle giapponesi per la fornitura di  componentistica avanzata. La Corea presenta così un deficit rilevante della  bilancia commerciale con il Giappone. &lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;il Giappone&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Giappone è il paese che, tra i quattro, presenta in prospettiva la  posizione meno confortevole. Si consideri che venti anni fa il suo Pil  rappresentava ben il 14% di quello mondiale, mentre oggi si è ridotto al 9%  (Soble, 2011). Più in generale, sono in diversi a pensare che il paese si trovi  di fronte ad una crisi generale di prospettive. A livello del sistema delle  imprese, diversi fattori di costo si stanno rilevando sostanzialmente  insostenibili. La rivalutazione dello yen rispetto al dollaro ha raggiunto  livelli molto alti, mentre il costo del lavoro appare tra i più elevati del  pianeta. Lo tsunami, con le conseguenze di produzioni in difficoltà, ha fatto di  recente il resto. Di tutto questo stanno approfittando proprio Cina e Corea.  Parallelamente, nel sistema delle imprese si manifesta una pressione molto forte  verso processi spinti di delocalizzazione per cercare di sottrarsi ai problemi  del paese, e solo chi lo fa riesce a tenere i mercati mondiali. Certo non tutto  è perduto e il Giappone regge il colpo su alcune produzioni avanzate, ad alto  livello di intensità di conoscenza, in particolare per quanto riguarda alcuni  settori della componentistica. Ma, in prospettiva, Cina e Corea andranno  presumibilmente avanti anche in tali aree.&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;la Cina&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Cina segue da tempo una strategia industriale che potremmo definire come  &lt;i&gt;tous azimut&lt;/i&gt;, sia nel senso che essa cerca di avanzare contemporaneamente  su tutti i settori dello spettro industriale, sostanzialmente riuscendoci, anche  se in maniera diseguale, sia perché nei confronti degli altri tre rivali adotta  una strategia molto flessibile e articolata di rapporti, a livello dei singoli  paesi, settori, imprese, con cui essa ha a che fare. Dopo i tradizionali  successi in attività quali il tessile-abbigliamento, le scarpe o i mobili e  nelle loro fasce basse, il paese ha cominciato da tempo a crescere fortemente in  settori a maggiore valore aggiunto, quale quello dei trasporti – produzione di  treni, auto, navi, aerei -, in quello dell’energia verde, dell’elettronica di  consumo, delle telecomunicazioni, e sta facendo passi avanti importanti in  altri, quali le biotecnologie, l’elettronica avanzata e le tecnologie militari e  spaziali. Le previsioni internazionali dicono che entro il 2020 la Cina sarà,  tra l’altro, il primo paese del mondo per numero di brevetti depositati, mentre  le sue spese per la ricerca e sviluppo continuano a crescere fortemente ogni  anno. Se la sua dinamica di sviluppo proseguirà con la stessa intensità ancora  nel prossimo decennio, il paese diventerà la potenza industriale dominante o  almeno più importante in quasi tutti i settori, non solo in Asia, ma nel mondo.  &lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;l’India &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se c’è un’entità che nel corso della sua storia ha pensato poco a disturbare  i suoi vicini e a tentare conquiste territoriali questo è proprio il  sub-continente indiano, che ha semmai dovuto affrontare ripetuti tentativi di  invasione. Ed anche oggi cerca di seguire una strategia di sviluppo quanto più  possibile autonoma. L’India ha registrato negli ultimi venti anni tassi di  crescita soltanto un poco inferiori a quelli cinesi, ma il settore industriale  non ha ottenuto nel complesso i risultati che sono invece arrivati in alcuni  comparti dei servizi avanzati. Oggi la percentuale degli occupati nel comparto  manifatturiero è molto inferiore a quella della sua grande rivale. Tuttavia il  paese si è distinto nell’ultimo periodo, tra l’altro, per l’invenzione e la  messa in produzione di prodotti basati sulle cosiddette tecnologie “frugali”,  attività che appare destinata ancora a grandi sviluppi. Peraltro, le imprese  indiane stanno conquistando delle posizioni anche dominanti in una serie di  settori, a scapito soprattutto delle imprese dei paesi sviluppati, più che di  quelle dei paesi emergenti. Si prenda ad esempio il mercato dei trattori, nel  quale la Mahindra &amp;amp; Mahindra ha annunciato di recente di essere diventata il  principale produttore mondiale, almeno per numero delle unità vendute, anche se  la statunitense J. Deere resta in testa per quanto riguarda il livello  complessivo del fatturato. Ma probabilmente tale primato è destinato anch’esso a  cadere con il tempo. Il punto di forza del produttore indiano è costituito dal  suo dominio in un mercato interno in forte crescita, ma anche dal suo solido  radicamento in Cina, dove ha costituito delle joint-ventures importanti. Più in  generale, di recente sembra aprirsi un’interessante opportunità per le grandi  imprese indiane sul terreno finanziario, con un’accresciuta attenzione del  sistema finanziario cinese alle loro necessità, in cambio peraltro di accordi di  fornitura delle stesse imprese cinesi a quelle indiane. L’evento mostra ancora  una volta, alla fine, la crescente pervasività dello stesso sistema cinese. &lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;conclusioni&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il quadro complessivo appare in forte movimento, ma almeno per il momento  sembra avanzare un ridimensionamento delle produzioni giapponesi, con un paese  che si interroga da tempo sulle sue possibili strategie future, senza riuscire a  trovare una risposta convincente. Si assiste invece ad una crescita ulteriore  del settore industriale cinese, che sta scalando rapidamente i gradini che  portano alle produzioni più avanzate. Più sfumato, ma sostanzialmente positivo,  il giudizio su Corea e India, che presentano comunque, accanto ad alcuni  problemi anche seri, rilevanti opportunità. Ma le loro prospettive sembrano  comunque dipendere, in non piccola parte, dagli accordi che essi riusciranno a  contrattare con la Cina sul terreno produttivo come su quello finanziario. &lt;/div&gt;&lt;b&gt;Testi citati nell’articolo&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;-Emmott B., &lt;i&gt;Rivals: how the power struggle between China, India and Japan  will shape our next decade&lt;/i&gt;, Allen Lane, Londra, 2008&lt;br /&gt;-Oliver Ch., Seoul’s titans triumph but little lies below, &lt;i&gt;Financial  Times&lt;/i&gt;, 5 gennaio 2012&lt;br /&gt;-Soble J., In search of salvation, &lt;i&gt;Financial Times&lt;/i&gt;, 5 gennaio  2012&lt;/div&gt;&lt;b&gt;La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che sia  citata la fonte: www.sbilanciamoci.info&lt;br /&gt;Vuoi contribuire a  sbilanciamoci.info? Clicca &lt;a href="http://www.sbilanciamoci.info/Finanziamoci"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-5237071315203160511?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/5237071315203160511'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/5237071315203160511'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/bric-lotta-per-la-supremazia.html' title='BRIC: lotta per la supremazia industriale'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-107554108518957736</id><published>2012-01-24T17:38:00.002+01:00</published><updated>2012-01-24T17:38:01.032+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Istruzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='università'/><title type='text'>La laurea “carta straccia”, dei liberalizzatori fantasma</title><content type='html'>&lt;div style="background-color: white; color: #333333; font-family: Arial, Verdana, 'Trebuchet MS', serif; font-size: 12px; margin-bottom: 9px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;Roberto Ciccarelli&lt;br /&gt;Indiscrezioni rumorose sostengono che venerdì prossimo il governo&amp;nbsp;Monti abolirà il valore legale del titolo di studio. C’è la&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_22/conti-piano-per-titoli-studio_75fd23dc-44dd-11e1-b12c-223272f476c4.shtml" style="color: #9a0303; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-decoration: none;"&gt;possibilità&lt;/a&gt;&amp;nbsp;che il voto della tesi non sarà più valutato nei concorsi&amp;nbsp;pubblici. E si dice che modificherà anche il sistema di&amp;nbsp;«accreditamento» degli atenei.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Sullo sfondo c’è il progetto di&amp;nbsp;formalizzare la differenza tra università di «serie A» e «serie B»,&amp;nbsp;tra atenei (del Nord) che si dedicano alla ricerca d’eccellenza e&amp;nbsp;atenei (del Sud) destinati a produrre più laureati possibili con fondi&amp;nbsp;decrescenti. Insomma, una laurea presa a Bari avrebbe un valore&amp;nbsp;formale inferiore di quella presa alla Bocconi di Milano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;«Così non si va a nessuna parte – afferma il rettore dell’università di&amp;nbsp;Bari&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.crui.it/root/file/immagini/Rettori/petrocelli.jpg" style="background-color: white; color: #9a0303; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-decoration: none;"&gt;Corrado Petrocelli&lt;/a&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;&amp;nbsp;– negare il valore legale della laurea&amp;nbsp;significa compromettere definitivamente la mobilità sociale. Dietro&amp;nbsp;queste proposte, c’è l’idea di concentrare le eccellenze in poche&amp;nbsp;realtà, lasciando che tutti gli altri atenei svolgano attività&amp;nbsp;derubricate a rango inferiore. Si rischia di compromettere&amp;nbsp;l’omogeneità del nostro sistema universitario, fondata&amp;nbsp;sull’inscindibilità tra ricerca e didattica. Invece di collaborare per&amp;nbsp;raggiungere un obiettivo, qui si vorrebbe imporre un criterio di&amp;nbsp;governo estraneo alla nostra attività. È già successo con la regola&amp;nbsp;del 90% nel rapporto tra spese fisse e fondi statali».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;Gli esperti come&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.cimea.it/files/225_doc108.pdf" style="background-color: white; color: #9a0303; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left; text-decoration: none;"&gt;Carlo Finocchietti&lt;/a&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;&amp;nbsp;– direttore di un centro&amp;nbsp;specializzato nel riconoscimento dei titoli, il&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.cimea.it/" style="background-color: white; color: #9a0303; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left; text-decoration: none;"&gt;Cimea&lt;/a&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;&amp;nbsp;– provano a&amp;nbsp;mettere ordine nel polverone alzato da un&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.radicali.it/comunicati/20120111/vogliamo-liberare-l-universit-prime-firme-allappello-risposte-alle-domande-sulla" style="background-color: white; color: #9a0303; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left; text-decoration: none;"&gt;appello&lt;/a&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;&amp;nbsp;sottoscritto, tra&amp;nbsp;gli altri, da Francesco Giavazzi, Alberto Alesina, Margherita Hack e&amp;nbsp;Andrea Ichino, fratello del più famoso Pietro. «Abolire il valore&amp;nbsp;legale del titolo di studio è irrealistico – afferma – c’è bisogno di&amp;nbsp;una riforma costituzionale che, con i tempi che corrono, non mi sembra&amp;nbsp;possibile. E poi si dovrebbe eliminare l’ordinamento didattico&amp;nbsp;nazionale, cancellare il concorso come strumento di accesso alle&amp;nbsp;professioni». Ipotesi peraltro già esclusa: chi vorrà fare il medico,&amp;nbsp;o l’avvocato, dovrà laurearsi e fare l’esame di stato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;Ma allora di cosa si sta parlando, in realtà? «Si contrappone il&amp;nbsp;modello “liberista” degli Stati Uniti a quello “corporativo” italiano,&amp;nbsp;ma da decenni la situazione è cambiata su entrambe le sponde&amp;nbsp;dell’oceano – spiega Finocchietti – in Italia c’è già stata una&amp;nbsp;liberalizzazione che ha depotenziato il valore legale a favore&amp;nbsp;dell’autonomia degli atenei che definiscono la propria offerta&amp;nbsp;formativa. Anche negli Stati Uniti, si sono stabiliti standard minimi&amp;nbsp;verificati da società di accredimento su base di disciplinare o&amp;nbsp;territoriale».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;Ma se il governo facesse sul serio? «È probabile allora&amp;nbsp;– risponde Finocchietti – che invece di ottenere una concorrenza verso&amp;nbsp;l’alto tra atenei, ci sarà una competizione al ribasso. Si verranno&amp;nbsp;così a creare fabbriche di diplomi contro le quali già oggi ci si&amp;nbsp;difende a fatica. Eliminando, o riducendo, la protezione legale, si&amp;nbsp;aprirebbe il campo ad un grandissimo numero di atenei fasulli, con&amp;nbsp;titoli privi di contenuto».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;Gli studenti della&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.retedellaconoscenza.it/news/481-abolizione-legale-del-titolo-di-studio-perche-no.html" style="background-color: white; color: #9a0303; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left; text-decoration: none;"&gt;Rete della conoscenza&lt;/a&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;&amp;nbsp;intervengono nel dibattito sostenendo che la “liberalizzazione” del sistema universitario attuale equivale alla sua definitiva deregolamentazione. I tagli al fondo per gli atenei (1,3 su un budget di 7,4 miliardi di euro annui nel 2008) e la forte sperequazione territoriale tra atenei del nord e del sud, tra mega-atenei e piccoli atenei, e poi tra atenei che sorgono in territori depressi economicamente e quelli invece che vivono in luoghi più produttivi, equivale a&amp;nbsp;ridurre i servizi (e le spese) e imporrà ai rettori di far cassa aumentando le tasse agli studenti universitari.&amp;nbsp;Ad esser penalizzati dai tagli sono stati principalmente le Università meridionali. La maggior parte dei 29 Atenei che hanno subito un taglio maggiore della media (7.2%) si trova al Sud. &amp;nbsp;Anche&amp;nbsp;le&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm07/Indagini%20conoscitive/Documenti/DOCUMENTO%20UNITARIO%20(ADU,%20ANDU,%20CISL,%20CNRU,%20CNU,%20CONPASS,%20FLC-CGIL,%20LINK,%20RETE29APRILE,%20UDU,%20UILPA-UR,%20UGL,%20USB,%20CISAL,%20SNALS%20(7.6.11).pdf" style="background-color: white; color: #9a0303; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left; text-decoration: none;"&gt;organizzazioni sindacali&lt;/a&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;&amp;nbsp;sono su queste posizioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;«A questo progetto – sostiene Francesca Coin, ricercatrice della&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm07/Indagini%20conoscitive/Documenti/Rete29Aprile%20(7.6.11).pdf" style="background-color: white; color: #9a0303; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left; text-decoration: none;"&gt;Rete&amp;nbsp;29 aprile&lt;/a&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;, tra&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/liberare-luniversita-lettera-aperta-hack/185361/" style="background-color: white; color: #9a0303; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left; text-decoration: none;"&gt;le prime&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;a denunciare il progetto del governo – c’è&amp;nbsp;anche l’introduzione dei prestiti d’onore e l’aumento delle tasse. Con&amp;nbsp;una disoccupazione giovanile al 30%, si rischia il crollo delle&amp;nbsp;immatricolazioni. La stessa Moody’s ha di recente definito&amp;nbsp;“worrisome”, preoccupanti, gli effetti che potrebbe avere questo&amp;nbsp;progetto».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;La proposta dell’abolizione del valore legale del titolo di studio ha attraversato sottotraccia anche questa legislatura. Nel 2011 è stato oggetto di un larghissimo dibattito accademico presso la Commissione cultura della Camera. In quella sede, i rappresentati del&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm07/documenti_acquisiti/CUN%20(15.6.11).pdf" style="background-color: white; color: #9a0303; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left; text-decoration: none;"&gt;Consiglio Universitario Nazionale (Cun)&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;sono intervenuti sulle possibili implicazioni che avrebbe questa decisione rispetto alla “liberalizzazione” delle professioni tentata oggi dal governo Monti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;“Nei concorsi pubblici e negli esami di abilitazione per le professioni il valore preselettivo della laurea è molto scaduto per cui l’abolizione totale del valore legale del titolo porterebbe ad un rafforzamento di quei criteri selettivi extra-scolastici che già oggi sono percepiti dagli interessati come più importanti della laurea, ai fini del raggiungimento dell’obiettivo finale. L’effetto più probabile sarebbe quello di stimolare la concorrenza nei servizi privati di preparazione alle prove finali. Inoltre, va posta attenzione che l’abolizione legale del valore della laurea darebbe un maggior peso agli ordini professionali che potrebbero influenzare pesantemente le scelte culturali degli atenei”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;La partita inaugurata dal governo dei professori sulle liberalizzazioni e, a cascata, sul vecchio motto di Luigi Einaudi, quello di abolire il valore legale del titolo di studio, nasconde dunque questo scenario:&lt;/span&gt;&lt;strong style="background-color: white; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&amp;nbsp;il rafforzamento del potere delle corporazioni che da sempre desiderano intervenire sulla formazione dei loro membri (e non solo sull’accesso alla professione).&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;E’ questo il parere dei rappresentanti dell’&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm07/Indagini%20conoscitive/Documenti/CONSIGLIO%20NAZIONALE%20INGEGNERI.pdf" style="background-color: white; color: #9a0303; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left; text-decoration: none;"&gt;ordine professionale degli ingegner&lt;/a&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;i:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;“Tale processo potrebbe essere abrogato solo e soltanto se, contemporaneamente, fossero introdotti uovo meccanismi di verifica e validazione dei percorsi formativi (accreditamento) e delle conoscenze e competenze dei candidati all’esercizio della professione (nuovo esame di Stato preceduto da un congruo periodo di tirocinio)&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong style="background-color: white; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;affidati alla completa ed autonoma responsabilità dell’Ordine professionale”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;Oggi in Italia conosciamo la moltiplicazione di atenei privati o para-pubblici, di università telematiche e di università sedicenti. Nel caso di una “liberalizzazione” del titolo di studio assisteremmo alla nascita di un altro mercato, quello dell’accreditamento dei corsi e delle sedi da parte di soggetti indipendenti dalle università (e dalle scuole). Ciò non toglie che le “colorazioni” (vale a dire i moderni “ordini professionali”, insieme alle università più forti (quelle “eccellenti”) non possano creare i propri enti di accreditamento. Avviando così una “competizione” viziata all’origine. Secondo la ricostruzione del Cun, il governo Monti darebbe il via a questo scenario.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;I rappresentanti di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm07/documenti_acquisiti/Confindustria%20(25.5.11).pdf" style="background-color: white; color: #9a0303; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left; text-decoration: none;"&gt;Confindustria&lt;/a&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;&amp;nbsp;ne sono certamente consapevoli. E infatti, nell’audizione del 25 maggio 2011 alla Camera, hanno sostenuto:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;“L’abolizione del valore legale del titolo di studio (…) va accompagnato da un sistema di accreditamento dei corsi di studio. La crescita di strumenti di valutazione deve andare di pari passo rispetto all’abolizione del valore legale. Per Confindustria è importante, a tutela del consumatore di formazione e degli studenti , la “sostituzione” del valore legale con un sistema di accreditamento svolto da agenzie indipendenti, che assicuri la verifica del “valore reale” dei corsi di studio universitari. In questa direzione peraltro si sta già andando da parte del Miur sia attraverso i “requisiti minimi” che attraverso l’istituzione dell’Anvur”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;E’ curioso notare come i difensori della tesi “abrogazionista” non vogliano “liberalizzare” completamente il mercato dell’accreditamento (se non relativamente ad alcune professioni), bensì di affidare ad un ente controllato dallo stesso ministero (quindi dal governo), l’Anvur, questa missione. Questo ente, che rappresenta una delle colonne portanti della riforma Gelmini dell’università, si troverebbe a ricoprire un doppio ruolo: dovrebbe innanzitutto valutare la qualità della ricerca, della qualità dei “servizi” erogati dagli atenei agli studenti (“Consumatori”) e poi anche determinare i criteri a partire dai quali un corso di laurea può partire. In altre parole, questa è un’ulteriore sottrazione di autonomia agli atenei. L’Agenzia di valutazione della ricerca svolgerà un ruolo politico di indirizzo e di controllo sugli atenei, come sui singoli ricercatori. Nel disegno della riforma Gelmini (e non solo nei pareri degli esperti di Confindustria) emerge il progetto di individuare i ricercatori e le migliori università sulle quali valga la pena investire, assegnando “premi” economici, sulla base del potere conferito a questa agenzia governativa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; text-align: left;"&gt;Tutto il contrario, dunque, di una “liberalizzazione”.&amp;nbsp;La confusione di questi progetti, che mescolano suggestioni liberiste e prevedibili ricadute corporative, non permettono di avviare un dibattito sereno sulle policies della ricerca, e dell’organizzazione della conoscenza in Italia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-107554108518957736?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/107554108518957736'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/107554108518957736'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/la-laurea-carta-straccia-dei.html' title='La laurea “carta straccia”, dei liberalizzatori fantasma'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-30346516079277268</id><published>2012-01-24T13:03:00.001+01:00</published><updated>2012-01-24T13:03:00.251+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sindacato'/><title type='text'>Via alla riforma del mercato del lavoro ma non ci sono risorse</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Si apre nel peggiore dei modi il tavolo di contrattazione tra il governo e le parti sociali sulla riforma del lavoro. Obiettivo, ha detto il ministro Fornero, "ridurre le tipologie contrattuali superando il dualismo del mercato del lavoro". Ma ha specificato che, al momento, non ci sono risorse per gli ammortizzatori sociali.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Antonio Sciotto - 24.01.2012&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un nuovo coniglio dal cappello di Monti: il governo punta a ridimensionare la cassa integrazione, limitandola alla sola ordinaria e per un solo anno, e riservandola unicamente alle imprese che hanno buone possibilità di riprendere il lavoro. La proposta choc (tantopiù in un momento di crisi per centinaia di aziende in Italia) è venuta dal tavolo aperto ieri dallo stesso premier Mario Monti con imprese e sindacati. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un'idea subito respinta, con nettezza, dalla Cgil. Non si sarebbe parlato per ora di articolo 18 - anche se il tema resta sempre sospeso sulla testa dei lavoratori - nè del «contratto unico» (cioè con il licenziamento possibile nei primi tre anni), caro alla ministra Elsa Fornero. Anzi, la titolare del Lavoro ha detto che il tavolo si dovrebbe limitare a un massimo di 3 o 4 settimane, e che di contratto unico al limite si parlerà soltanto alla fine. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Era già stato Monti, in apertura dell'incontro, ad annunciare che il governo non procederà per decreto, ma che si dovrà lavorare «con tempi non lunghi» (appunto un mese, ha chiarito poi Fornero). «Spero che si riesca a non ridurre il messaggio che mandiamo sulla riforma del mercato del lavoro solo all'articolo 18 - ha poi aggiunto il presidente del consiglio - Servono buone soluzioni strutturali». «Voi forze produttive avete il mondo dove competere - ha infine concluso - Noi, come governo, agiamo in Italia e abbiamo un lavoro non facilissimo da condurre in Europa». &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Monti ha poi lasciato il tavolo a un pool di ministri e vice competenti: Fornero con il viceministro al Lavoro Michel Martone, il responsabile dello Sviluppo Corrado Passera, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Antonio Catricalà, il viceministro all'Economia Vittorio Grilli. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La ministra Fornero ha esposto il piano dell'esecutivo, diviso in 5 capitoli: tipologie contrattuali; formazione e apprendistato; flessibilità; ammortizzatori sociali; servizi per il lavoro. «È una riforma ambiziosa - ha detto - ma non c'è alcuna pretesa di farla senza un largo consenso». L'obiettivo, ha poi aggiunto la ministra, è quello «di ridurre le tipologie contrattuali superando il dualismo del mercato del lavoro». Si è anche parlato di ammortizzatori e reddito minimo, ma deludendo chi si aspettava grandi news. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il fatto è che le risorse mancano: il reddito minimo secondo Fornero «richiede risorse ora non individuabili»: «Per ragioni di bilancio potrebbe essere già individuato in questa riforma ma, per le stesse ragioni, l'applicazione normativa potrebbe essere dilazionata». Dunque, per il momento, un bel pugno di mosche. Si prevederebbe poi un sistema di ammortizzatori su due pilastri: uno di assistenza nei momenti in cui c'è meno lavoro, e uno risarcitorio quando si perde il posto. Ma è sul primo che l'esecutivo punta a una vera e propria stretta. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come già detto, si prevederebbe un uso limitatissimo della cassa integrazione: solo quella ordinaria, e soltanto nei casi in cui si possa rapidamente riprendere il lavoro; il che vorrebbe dire, dato che si prevederebbe di mettere in soffitta la cassa straordinaria e quella in deroga, un sistema di ammortizzatori con la conservazione del posto limitata soltanto a 52 settimane. Oggi, in alcuni settori e condizioni, tra tutte le tipologie previste, è possibile invece conservare il proprio posto di lavoro anche per tre-quattro anni (esclusa la mobilità, che si attiva a licenziamento già avvenuto). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il documento del governo prevede anche che il lavoro flessibile dovrà costare di più mentre la conversione da contratto a tempo determinato a indeterminato verrebbe favorita con la graduazione degli sgravi contributivi anche in rapporto alla formazione svolta; il contratto non sarà più uguale per tutti, ma «si dovrà evolvere con l'età dei lavoratori». &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un'altra particolarità riguarda il fatto che vengono banditi i tavoli tematici di trattativa tradizionali: l'aggiornamento del negoziato avverrà via mail, con gruppi di lavoro «informatici». Ieri comunque Fornero non ha voluto consegnare alle parti il documento del governo: lo farà la settimana prossima, dopo averlo corretto in base alle osservazioni sentite ieri.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il testo dell'esecutivo non viene ritenuto dalla Cgil base del confronto: «Sono linee guida non condivise - ha spiegato Susanna Camusso uscendo dall'incontro - Le parti sociali sono tutte d'accordo sul fatto che non si può superare la cassa integrazione straordinaria». «Per noi si parte dall'agenda dei tavoli e non da contenuti già predeterminati», ha poi aggiunto, facendo capire che insomma il confronto c'è, ma parte da zero. Più aperturista Raffaele Bonanni, della Cisl, che chiede al governo di «non procedere con colpi di mano». Per la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, le imprese sono «disponibili a ragionare su cassa e indennità di licenziamento, ma per ora siamo davanti a una grande crisi e non si può procedere a grandi cambiamenti». &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-30346516079277268?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/30346516079277268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/30346516079277268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/via-alla-riforma-del-mercato-del-lavoro.html' title='Via alla riforma del mercato del lavoro ma non ci sono risorse'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-4939984996586064940</id><published>2012-01-24T10:26:00.002+01:00</published><updated>2012-01-24T10:26:00.383+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sindacato'/><title type='text'>Mentre la rivolta dei camionisti blocca mezza Italia, il governo dei prof. sa già a chi farla pagare...</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-TFcoQeCAKOs/Tx5rd6_lx0I/AAAAAAAAEQU/PDWetzLrUcQ/s1600/scassa%2Bintegrazione.gif" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="274" src="http://1.bp.blogspot.com/-TFcoQeCAKOs/Tx5rd6_lx0I/AAAAAAAAEQU/PDWetzLrUcQ/s320/scassa%2Bintegrazione.gif" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;SCASSA INTEGRAZIONE&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 18.75pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt;"&gt;Quasi abolita la cassa integrazione, «flessibilità» in entrata e in uscita per neutralizzare l'articolo 18, solo un indennizzo ai licenziati, nessuna risorsa per il reddito minimo. Il confronto tra governo e sindacati sulla riforma del lavoro comincia nel peggiore dei modi. La Cgil: «Linee guida non condivise»&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-4939984996586064940?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4939984996586064940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4939984996586064940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/mentre-la-rivolta-dei-camionisti-blocca.html' title='Mentre la rivolta dei camionisti blocca mezza Italia, il governo dei prof. sa già a chi farla pagare...'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-TFcoQeCAKOs/Tx5rd6_lx0I/AAAAAAAAEQU/PDWetzLrUcQ/s72-c/scassa%2Bintegrazione.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-5040241835829934423</id><published>2012-01-23T23:36:00.000+01:00</published><updated>2012-01-23T23:36:24.229+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Democrazia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grottaglie'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;da: &lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;SEL GIOVANI&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: 10.5pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background: white;"&gt;“&lt;em&gt;L’ attività dell’ Amministrazione Comunale, continua nel chiaroscuro. Da una parte la disponibilità al recupero ed alla riqualificazione della pista di pattinaggio a Campus Campitelli: l’obiettivo è stato perseguito grazie all’ azione del nostro gruppo consiliare, che ha ad esempio proposto l’ adesione al bando regionale che destina 124000 euro al recupero di impianti sportivi nella provincia di Taranto, dall’ altra, la penosa risposta all’ interrogazione del consigliere Mauro Liuzzi del 12 gennaio, con la quale si chiedevano chiarimenti riguardo alla proroga della convenzione sulla gestione dei palazzetti dello sport e la prescrizione di inibizione al pubblico dell’ impianto di Via Don Minzoni&lt;/em&gt;.&lt;em&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: 10.5pt; line-height: 115%;"&gt;Urge ricordare che per la seconda domenica consecutiva, Grottaglie non potrà ospitare partite ufficiali di pallacanestro, con grave danno anche economico alle società stesse, oltre che all’ immagine della nostra città. La responsabilità di questa situazione è da attribuirsi all’ immobilismo che anni contraddistingue assessorato ed ufficio al ramo: particolarismi, clientele, tutela degli interessi dei “soliti”, associati al più completo disinteresse per lo stato del patrimonio sportivo comunale. A sette mesi dall’ incarico, l’attuale assessore non ha dimostrato di discostarsi da questo modus operandi.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: 10.5pt; line-height: 115%;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: 10.5pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nonostante le continue sollecitazioni arrivate dal nostro partito in Consiglio Comunale e nella Commissione di pertinenza, sia anche da quella parte della cittadinanza operante nel mondo dello Sport, che rivendica l’ utilizzo dignitoso e democratico degli impianti in questione e trasparenza nei processi&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: 10.5pt; line-height: 115%;"&gt;.&lt;em&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: 10.5pt; line-height: 115%;"&gt;Considerato lo sport un’argomento del ben più ampio universo dell’ associazionismo, chiediamo al Sindaco ed al Presidente del Consiglio, di sollecitare la discussione sulla proposta di istituzione dell’ Albo delle Associazioni (protocollata il 20 gennaio 2012), strumento necessario alla realizzazione di un diverso metodo di gestione dello sport e del tempo libero, che sia in grado di superare l’ attuale situazione di stallo, attivandosi affinchè la parte attiva e propositiva della nostra città, possa partecipare al processo di cambiamento necessario&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: 10.5pt; line-height: 115%;"&gt;.”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-5040241835829934423?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/5040241835829934423'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/5040241835829934423'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/da-sel-giovani-l-attivita-dell.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-734140055032295578</id><published>2012-01-23T16:02:00.001+01:00</published><updated>2012-01-23T17:33:14.173+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Scioperi e blocchi, è rivolta contro la riforma Monti</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Or50sUd4zWM/Tx2LrrMAZII/AAAAAAAAEQI/sqLRXpyjlko/s1600/taxi%2Bmille.gif" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-Or50sUd4zWM/Tx2LrrMAZII/AAAAAAAAEQI/sqLRXpyjlko/s320/taxi%2Bmille.gif" width="290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;REDAZIONE il Manifesto&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="line-height: 115%;"&gt;&lt;b&gt; E' cominciata la "settimana della passione", le categorie "prese di mira" dal decreto sulle liberalizzazioni che sta per approdare in parlamento hanno iniziato le loro azioni di protesta. Cancellieri: "I blocchi non li tolleriamo"&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;E da stamattina si registrano situazioni di caos in varie città d'Italia. Per il momento le mobilitazioni riguardano i mezzi di trasporto: tir e taxi. Nei prossimi giorni toccherà a farmacie e avvocati.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;A proposito della "rivolta dei tir" che stanno presidiando vari tratti di autostrada, il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, parlando a Radio uno, ha detto di "monitorare con attenzione la situazione" e di temere che "possano sfociare in manifestazioni di tipo diverso". Più tardi ha reso noto che al Viminale sono state predisposte ben due sale per monitorare la crisi, e ha lanciato un messaggio non proprio amichevole nei confronti dei "rivoltosi": "Nelle proteste non si può andare oltre le leggi e non saranno tollerati blocchi stradali, nel rispetto dei diritti dei cittadini", ha spiegato il ministro dell'Interno, precisando che "per noi si tratta di una situazione da affrontare con grande responsabilità, ma anche con determinazione".&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;Al momento i maggiori disagi si registrano a Bari e a Frosinone, ma anche a Torino dove i camionisti hanno intasato la tangenziale del capoluogo piemontese all'altezza di Siuto Interporto. A Bari sono i tassisti ad essere in sciopero - come anche in altre città d'Italia, tra cui Roma dove sono di nuovo riuniti a Circo Massimo, e a milano davanti allo stadio - e dove ahnno anunciato un "coreto a passo d'uomo". A Frosinone i camionisti, invece, hanno di fatto bloccato i caselli, nonostante ieri avessero assicurato che le loro proteste non avrebbero disturbato il normale flusso del traffico. Rallentamenti anche nelle Marche autostradali dell'A14 nella zona sud delle marche, a San Benedetto del Tronto, Porto Sant'Elpidio, Civitanova Marche e Ancona Sud. I manifestanti fanno parcheggiare i mezzi in entrata e in uscita. Alla protesta partecipano anche i pescatori della marineria di San Benedetto del Tronto che stanno bloccando il porto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;Da redazione Cadoinpiedi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;[…] Le situazioni piu' critiche si registrano attualmente:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;- in Piemonte: temporanea chiusura del casello di Asti est sull'A21: sulla Tangenziale di Torino disagi per la presenza in carreggiata di manifestanti (libera una corsia su tre);&lt;br /&gt;- in&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif;"&gt;Lombardia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;: sull'A4 Milano-Brescia si registra congestione degli svincoli di Bergamo, Capriate, Seriate e Dalmine con conseguenti code in entrambe le direzioni sulla carreggiata autostradale;&lt;br /&gt;- in&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif;"&gt;Abruzzo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;: caselli di Pescara Nord e Mosciano Sant'Angelo;&lt;br /&gt;- in&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif;"&gt;Campania&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;: sull'A30 Caserta-Salerno dove si sono formati 2 km di coda in direzione sud alla barriera di Mercato San Severino e sull'A1 alla barriera di Napoli Nord verso Roma.&lt;br /&gt;"Altri presidi di manifestanti - ricorda il Centro - sono presenti in prossimita' degli ingressi alla rete autostradale, ma al di fuori della carreggiata: questo potrebbe arrecare disagi alla regolarita' della circolazione, anche se al momento non si registrano particolari turbative".&lt;br /&gt;- in&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif;"&gt;Calabria&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;presidi di mezzi pesanti sono stati attuati nei punti strategici della viabilita'. Interrotti a Villa San Giovanni i tragettamenti per la Sicilia. Presidiati gli svincoli dell'A3, alcuni incroci della strada statale 106, e, sulla statale dei due mari che collega Catanzaro all'autostrada, lo svincolo di Settingiano, alle porte del capoluogo di regione. Sulla 106 i mezzi si sono radunati in locaita' Passovecchio, a Crotone, e, piu' a sud, a Belcastro (Cz).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;- in&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif;"&gt;Puglia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, i camionisti hanno fermato i tir in prossimita' degli svincoli di entrata e uscita dell'autostrada A/14 e A/16 e delle principali strade statali. In particolare, sulla tangenziale di Bari ci sono lunghe code in prossimita' degli ingressi in citta', 4 km quella rilevata dalla Polstrada per l'ingresso 'Poggiofranco', mentre blocchi di tir sono segnalati sulla SS371 nei pressi di Specchiolla, nel brindisino, sulla SS7 di Taranto, nei pressi dello stabilimento Ilva, sulla SS106 Jonica e sulla SS 100 Taranto-Bari.&lt;br /&gt;- nelle&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif;"&gt;Marche&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, sulla A14 e' bloccato il casello di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno: decine di mezzi pesanti impediscono l'entrata e l'uscita degli autoveicoli. Un presidio anche all'altezza di Ancona Sud, brevi code in alri caselli, in particolare all'entrata di Fano.&lt;br /&gt;- in&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif;"&gt;Sicilia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;presidi a Giarre e Caltagirone in provincia di Catania. Nel ragusano a Ragusa, Modica, Monterosso, Sampieri, Pozzallo, Donnalucata, Comiso e santa Croce Camericno.&lt;br /&gt;- in&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif;"&gt;Liguria&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;bloccato il casello autostradale Genova-Bolzaneto, sulla A7 Genova-Milano&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-734140055032295578?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/734140055032295578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/734140055032295578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/scioperi-e-blocchi-e-rivolta-contro-la.html' title='Scioperi e blocchi, è rivolta contro la riforma Monti'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Or50sUd4zWM/Tx2LrrMAZII/AAAAAAAAEQI/sqLRXpyjlko/s72-c/taxi%2Bmille.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-7484927607141062076</id><published>2012-01-23T12:12:00.001+01:00</published><updated>2012-01-23T12:12:01.001+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Lavoro: meno flessibile, più produttivo</title><content type='html'>di Bruno Contini&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La produttività del lavoro si riduce dal 2001, a causa di contratti atipici, bassi salari e stagnazione degli investimenti. Serve riformare il sistema fiscale e lo Stato sociale&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È luogo comune che da molti anni oltre due terzi delle nuove assunzioni in Italia avvengono con contratti variamente atipici che, in larga misura, escludono dalla tutela del welfare chi viene assunto. Il numero dei precari senza tutele è cresciuto a dismisura nell’ultimo quindicennio: oggi, alla soglia dei 29 anni, oltre metà dei cittadini non ha ancora un posto di lavoro fisso, con ben note conseguenze sullo stile di vita e le aspettative sul futuro. E la stragrande maggioranza di queste persone è soggetta a un eccessivo turnover, con durata media di ogni periodo di occupazione continuata inferiore a due anni, inframmezzati da periodi senza né lavoro né indennità di disoccupazione. Ma vi sono anche quasi due milioni di persone, giovani di età 19-30 al momento del primo impiego, “gettate fuori” dal mercato del lavoro da almeno 7-8 anni, dopo un primo periodo di occupazione perfettamente regolare a cui segue una sparizione tout court dal mercato del lavoro regolare: una modalità di utilizzo di forza-lavoro che viene ormai comunemente chiamata “usa e getta”. Per molti è probabile che la destinazione finale sia l’economia sommersa, per altri uno stato di disoccupazione permanente che si trasforma presto in condizione di inattività da scoraggiamento. I numeri sono drammatici. Su 100 entrati per la prima volta nel lavoro regolare alla fine degli anni Ottanta in età 19-30, meno di 80 sono ancora al lavoro venti anni dopo: i restanti 20 sono letteralmente scomparsi nel corso del tempo. Un turnover così elevato ha conseguenze assai negative sulla crescita e sull’innovazione tecnologica. Al di là della ridotta capacità di consumo delle famiglie, già grave problema di per sé, ne risente sia l’accumulazione di capitale umano che l’innovazione tecnologica perché viene meno l’incentivo a investire in formazione da parte delle imprese e dei lavoratori stessi. I dati OECD indicano che la produttività del lavoro (misurata dalla differenza tra il tasso di crescita del PIL e quello dell’occupazione) è notevolmente cresciuta nel periodo 2000-2008 in molti paesi europei. Invece in Italia (e in Spagna) la produttività del lavoro va riducendosi dal 2001, e così anche la MFP (multi-factor productivity), conseguenze probabili dell’enorme abuso di contratti variamente atipici, a bassi salari e alta flessibilità e della stagnazione degli investimenti che ne consegue.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Molti autorevoli economisti riconoscono che le politiche per l’occupazione dei giovani dell’ultimo ventennio hanno avuto un successo assai modesto. Il capo-economista della Banca Mondiale, O. Blanchard, si è recentemente chiesto coraggiosamente: “ne sappiamo abbastanza per dare consigli ?”. Forse sì, forse no. Ma sicuramente abbiamo a che fare con tendenze persistenti e strutturali, difficilissime da modificare senza drastiche riforme del sistema fiscale e dello Stato sociale. Non riforme “al margine”, come quasi tutte quelle che sono state introdotte in Italia negli ultimi vent’anni. Ma le riforme strutturali richiedono una classe politica forte e un elettorato disposto a sostenerle energicamente. C’è da sperare che la sobrietà e la serietà di intenti del Governo Monti aiuti il paese a reagire all’apatia e all’antipolitica diffusa negli anni del berlusconismo, e riesca nell’intento di mettere in moto un ciclo virtuoso di riforme strutturali in grado di incidere sull’assetto del mercato del lavoro. I cui risultati più importanti potranno vedersi solo nel medio-lungo periodo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il disegno di legge Nerozzi (che recepisce molte idee della proposta Boeri-Garbaldi di qualche anno fa) sembra una buona piattaforma di avvio per il negoziato sul mercato del lavoro che si sta aprendo in questi giorni. Il Contratto Unico di Ingresso (CUI), o “contratto prevalente a tutele crescenti”, prevede un percorso di ingresso di durata non superiore ai tre anni, durante il quale il lavoratore acquisisce garanzie crescenti qualora si verifichino interruzioni del rapporto di lavoro. Al termine dei tre anni il contratto si trasforma automaticamente in contratto a tempo indeterminato, sottoposto a tutela reale come prevista dalla normativa vigente. Il CUI è pensato come strumento per garantire tutele minime ai lavoratori non protetti dalla contrattazione e non proibisce forme contrattuali diverse, ma “mira a un loro forte ridimensionamento scoraggiandone l’abuso”. Dovrebbe sostituire la pletora di forme contrattuali atipiche a oggi vigenti, e portare a un allineamento dei contributi previdenziali tra tutti quelli che rimarranno in essere pro tempore. Il CUI è un contratto che ammette flessibilità sull’uso dello straordinario e sull’orario di lavoro con modalità negoziate tra le parti. Il disegno di legge Nerozzi riconosce che la contrattazione aziendale decentrata è più funzionale a un utilizzo razionale di forza-lavoro: in nessun modo, tuttavia essa può contravvenire alle procedure costituzionalmente previste, come invece è il caso per l’art. 8 della legge 148/2011 che, introducendo il “contratto di prossimità”, produce effetti vincolanti erga omnes.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In caso di licenziamento prima della decorrenza del terzo anno, il lavoratore assunto con CUI maturerebbe un indennizzo a carico dell’impresa pari a cinque giorni di salario ogni mese lavorato. Dopo un anno, l’indennizzo è pari a due mesi di salario; dopo due anni a quattro mesi.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi pare relativamente infondato, il timore di Tiraboschi che vede nel CUI un depotenziamento dell’aspetto formativo che caratterizza il nuovo contratto di apprendistato (accordo firmato in estate 2011). Una volta riportata la fascia di età dell’apprendistato entro limiti più ragionevoli (oggi l’applicabilità del contratto si estende fino a 29 anni) – il CUI e il contratto di apprendistato potrebbero convivere, posto che il target dell’apprendistato è pensato come molto più professionalizzante di qualsiasi altra forma contrattuale, e che, per questo motivo, richiede un monitoraggio specifico e relativamente costoso della fase formativa, pena la inadempienza degli obblighi formativi del datore di lavoro così come, in molti casi, avveniva per i CFL.[1]&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La proposta Nerozzi recepisce il principio che i lavoratori a tempo indeterminato guadagnino meno di coloro che vengono assunti a progetto e/o a tempo determinato, qualunque sia la tipologia di contratto atipico che viene utilizzato. I lavoratori assunti con tali contratti devono essere compensati per il maggiore rischio di restare senza lavoro, e il relativo costo deve essere a carico dell’impresa. I datori di lavoro che volessero assumere con contratti a progetto o a tempo determinato dovrebbero quindi pagare i lavoratori al di sopra di una soglia da determinare, ad esempio di 25 mila eu/ anno, o anche più elevata se è particolarmente elevato il rischio di perdere il lavoro.[2]&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La strada degli incentivi e sgravi contributivi che vigeva con i contratti formazione-lavoro al fine di favorire l’ingresso dei giovani, e che era stata autorevolmente appoggiata dalle istituzioni comunitarie, ampiamente utilizzata sia in Italia che in altri paesi membri, andava esattamente nel senso opposto, rendendo conveniente l’utilizzo sistematico dei giovani con contratti a tempo determinato che potevano ripetersi nel tempo.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il governo deve affrontare contestualmente una riforma degli ammortizzatori sociali in grado di tutelare la generalità dei lavoratori, e in particolare i precari. Il sussidio di disoccupazione è ancora oggi modestissimo e disponibile solo per un’esigua minoranza di lavoratori con contratto standard; la CIG ha avuto e continua ad avere un ruolo fondamentale in tutti questi anni di pesanti ristrutturazioni industriali, ma, anche questa, si rivolge a una platea molto parziale di lavoratori. Il progetto di riforma dovrà salvaguardare le centinaia di migliaia di persone in mobilità che, alla scadenza, non avranno i requisiti per andare in pensione. Dovrà anche tenere in conto l’esistenza di un “esercito di riserva” di oltre tre milioni di “inattivi ma disposti a lavorare” – lavoratori “scoraggiati” a tutti gli effetti – che non ha eguali in nessun paese europeo (in Francia gli inattivi disposti a lavorare sono un decimo di quelli italiani; perfino in Spagna sono meno di un terzo). La differenza tra l’Italia e tali paesi sta proprio nel fatto che altrove esistono sussidi di disoccupazione generalizzati che agiscono da disincentivo al dichiararsi inattivo. In Italia tale disincentivo non esiste. Una larga parte dei tre milioni di persone in condizione di inattività, ma disposti a lavorare, lo sono da 8-10 anni. Il loro numero è cresciuto di quasi 200 mila unità all’anno dal 2004 a oggi, e continuerà a crescere nei prossimi anni, stante le condizioni dell’economia. Non vi è dubbio che almeno la metà degli inattivi disposti a lavorare siano da considerare disoccupati a tutti gli effetti, e che molti altri lavorino nel sommerso: anche escludendo dal computo gli irregolari del sommerso, il tasso reale di disoccupazione italiana verrebbe a collocarsi vicino al 15%, lontanissimo dal 9% circa che viene sbandierato nelle statistiche ufficiali. Nel momento in cui fosse introdotto un sussidio di disoccupazione generalizzato, molti degli attuali inattivi si presenterebbero con i requisiti in regola per ottenerlo. Nel fare i conti di quanto costerà la riforma e dove trovare le risorse per finanziarla, sarà necessario avere bene in mente questo scenario.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[1] Non è da trascurare la proposta di Boeri e Garibaldi sull’opportunità che Università e imprese creino dei corsi di laurea triennale da svolgere sia in aula che in posti di lavoro monitorati all’interno delle imprese stesse. Qualche forma di sperimentazione non dovrebbe essere difficile da realizzare – il Politecnico di Torino ne ha già in corso – e fornirebbe elementi per migliorarla in itinere.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[2] Ci si dovrà chiedere in fase di approntamento degli strumenti adeguati – qualora si ispirino al disegno di legge Nerozzi – se siano prevedibili “facili” forme di elusione degli obblighi e/o comportamenti opportunistici e/o decisamente truffaldini specialmente (ma non solo) sui contratti atipici che resterebbero comunque in essere. È noto che, specialmente in alcuni settori e in alcune regioni, sono frequenti i casi di buste-paga mensili di 1.500 euro, cui corrisponde una corresponsione effettiva di soli 1000 euro. La minaccia di licenziamento se il lavoratore non accetta sarebbe forte specialmente se l’assunzione fosse avvenuta con contratto atipico che prevede cessazione del rapporto senza costi per il datore. Al lavoratore potrebbe facilmente essere rinfacciato che il suo salario è comunque più alto di quello che otterrebbe sotto un CUI, e che i contributi previdenziali sono versati sulla base della busta-paga ufficiale. Non è affatto impossibile che comportamenti altrettanto truffaldini possano aversi anche con i CUI: l’incentivo sarà però minore perché un licenziamento nel corso dei tre anni sarebbe più costoso per il datore e il salario del lavoratore è comunque inferiore a quello che verrebbe corrisposto con contratto atipico per una prestazione analoga.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte: www.sbilanciamoci.info&lt;br /&gt;Vuoi contribuire a sbilanciamoci.info? Clicca qui&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-7484927607141062076?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/7484927607141062076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/7484927607141062076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/lavoro-meno-flessibile-piu-produttivo.html' title='Lavoro: meno flessibile, più produttivo'/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-4642559881187637057</id><published>2012-01-23T08:52:00.001+01:00</published><updated>2012-01-23T08:52:00.353+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="margin-bottom: 14.4pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 55.8pt; text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Lucida Console&amp;quot;; font-size: 15.5pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Lucida Console&amp;quot;;"&gt;Che belle crociere ai tempi di Bertolaso&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il gigante spiaggiato della Costa Concor­dia sarà pure una metafora niente male di come ce la passiamo da queste parti. Così come la moldava venticinquenne (un passo avanti: per Silvio sarebbe sta­ta anzianotta). Così come il gesto di bul­lismo dello sfiorare le isole per mostrarsi capitani coraggiosi. Così come il dibatti­to un po' fesso sul fatto che abbiamo bi­sogno di eroi almeno quanto siamo in mano a poderosi cialtroni. Insomma, tutto previsto e tutto prevedibile, tutto prevedibilmente commentato dai soliti, prevedibili commentatori. Cosa manca­va a completare il quadretto di ordina­rio albertosordismo nazionale? Manca­va lui, Guido Bertolaso. Che interviene piccato per difendere la «sua» Protezio­ne Civile, che sarebbe stata «delegittima­ta» con «calunnie e false accuse». Insom­ma, Bertolaso ci dice che «quando c'era lui, caro lei», le cose andavano meglio. Ecco. Si dà il caso, però, che proprio in questi giorni si inseguano in rete e sui media più attenti certe divertenti con­versazioni del Bertolaso dei tempi d'oro. Quando c'era lui, caro lei, poteva telefo­nare all'Aquila prima del terremoto per dire che la convocazione della Commis­sione Grandi rischi «è un'operazione mediatici» e «che non ci sarà mai la scossa che fa male» (bingo!). In un'altra telefonata (con Gianni Letta), Bertolaso esprime il timore che ai funerali delle vittime del terremoto Berlusconi non conquisti la prima fila, eventualità che lo angoscia al punto da proporre che il presidente della Camera, o del Senato, se ne stiano a casa. E tutto questo senza contare i rinvii a giudizio, i massag­gi al centro benessere, gli appalti, i va­ri G8 e altre cosucce ancora. Se il capi­tano Schettino fosse l'unità di misura del cialtronismo nazionale, qui sarem­mo davanti a uno Schettino al quadra­to, a uno Schettino al cubo. Che però ci fa ancora la lezioncina e la moralet­ta. «Per salvare tutti sarebbe bastata una app da due euro», ci dice Bertola­so. E per salvarci da Bertolaso, invece, cosa serve? Un po' di decenza? Un po' di silenzio è chiedere troppo?&lt;/div&gt;&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="line-height: 10.8pt; text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 7.5pt;"&gt;Alessandro Robecchi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-4642559881187637057?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4642559881187637057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/4642559881187637057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/che-belle-crociere-ai-tempi-di.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-75511553781486757</id><published>2012-01-22T17:29:00.002+01:00</published><updated>2012-01-22T17:29:00.558+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='beni comuni'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; line-height: 22.5pt; margin-bottom: 7.5pt; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 19.5pt;"&gt;Volontà popolare salva. (Per ora)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 18.75pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13.5pt;"&gt;Appena&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13.5pt;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13.5pt;"&gt;il manifesto&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13.5pt;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13.5pt;"&gt;mercoledi scorso mi ha avvertito della norma truffa contenuta nel decreto Monti bis sulle liberalizzazioni, che all'art. 20 vietava alle aziende speciali di gestire i servizi di interesse economico generale, non ho esitato a confermare il mio giudizio in merito ad un progetto eversivo, incostituzionale: una barbarie giuridica.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 11.25pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #334d7e; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT; text-transform: uppercase;"&gt;ALBERTO LUCARELLI&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;Ancora una volta l'immediata reattività del manifesto e del Forum dei movimenti per l'acqua consentiva di tutelare ed affermare principi elementari di convivenza e di civiltà giuridica: l'art. 20 veniva stralciato. Una vittoria dunque, la cittadinanza attiva ha resistito.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il decreto approvato nel suo complesso è devastante e qualcuno potrebbe dire che la nostra è stata una vittoria di Pirro. Non è così! Certo, esso inasprisce quanto introdotto dalla manovra di ferragosto, ovvero il progetto di privatizzazione forzata dei servizi pubblici locali, disattendendo l'esito referendario. Tuttavia l'aver bloccato quella norma ha un forte significato. La democrazia partecipativa ha impedito alla democrazia tecnocratica di commissariare definitivamente la democrazia locale, negando ai comuni di scegliere i propri modelli organizzativi, ma soprattutto ha impedito che fosse decretato il de profundis dei soggetti di diritto pubblico, quali appunto l'azienda speciale, ente pubblico superstite nell'ordinamento giuridico italiano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il governo stralciando l'art. 20 dal decreto ha avuto paura di approvare un "papocchio" e soprattutto paura di 27 milioni di cittadini pronti questa volta a trasformare i voti in "spade". Ci proveranno ancora? Gli intrecci affaristici sono belli e pronti e attendono soltanto il «la» per depredare e saccheggiare i beni comuni. Per questo motivo i movimenti dovranno essere sempre più compatti e l'obiettivo finale dovrà essere il governo pubblico democratico e partecipato di tutto il ciclo integrato delle acque: dalle sorgenti, alla captazione, agli oneri di concessione, agli ambiti territoriali, alla difesa del suolo e dei bacini idrografici, alle tariffe, ai modi di gestione e finanziamento, alla trasparenza nelle gare di appalto, alla dimensione sociale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;L'azienda speciale Abc Napoli, voluta fortemente da de Magistris, e ancora avversata, nella sua prima realizzazione, da poteri oscuri e trasversali, si è, per il momento, salvata, ma forse abbiamo contribuito anche a salvare un "pezzettino" della democrazia locale, che, fino a quando i comuni non decideranno di reagire con forza alla dittatura del patto di stabilità, rischia, giorno dopo giorno, di divenire un simulacro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 13.5pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Ma di questo e altro se ne parlerà il 28 gennaio a Napoli nel primo Forum della rete dei comuni per i beni comuni, con l'obiettivo di smettere di scrutare il pagliaio e con la consapevolezza che è arrivata l'ora di trovare l'ago. Alcuni comuni l'ago lo stanno trovando e la novità è che lo stanno trovando trasformando in azione politico-amministrativa quanto emerso e dettato dal basso, dalle pratiche sociali: dal conflitto e dalla proposta. All'orizzonte, ma neanche tanto, nuovi modelli di democrazia e nuove soggettività con l'ambizione di esprimere alternative al dominio di una sovranità autoritaria da disincagliare dagli istituti della rappresentanza, della delega e dalle logiche proprietarie egoistiche ed escludenti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-75511553781486757?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/75511553781486757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/75511553781486757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/volonta-popolare-salva.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-7387029516973612235</id><published>2012-01-22T12:37:00.000+01:00</published><updated>2012-01-22T12:37:00.537+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='beni comuni'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/--L5HQ09fgL4/TxvZM7F71BI/AAAAAAAAEP8/H-k4Nwe9sKA/s1600/sotto%2Bil%2Blenzuolo.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/--L5HQ09fgL4/TxvZM7F71BI/AAAAAAAAEP8/H-k4Nwe9sKA/s400/sotto%2Bil%2Blenzuolo.jpg" width="258" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 18px; line-height: 25px; text-align: left;"&gt;La «lenzuolata» sulle liberalizzazioni non smette di riservare sorprese: il permesso di trivellare non si revoca, nemmeno in aree protette. Il ministro Clini smentisce ma l'art.17 del decreto parla chiaro. I Verdi accusano: «Un trucchetto legislativo per garantire le concessioni petrolifere dove non si potrebbe». Migliaia di persone manifestano in Puglia contro le perforazioni nell'Adriatico&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7699879103722681689-7387029516973612235?l=papaveriepaperetante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/7387029516973612235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7699879103722681689/posts/default/7387029516973612235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://papaveriepaperetante.blogspot.com/2012/01/la-lenzuolata-sulle-liberalizzazioni.html' title=''/><author><name>versolafinedeltunnel</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/--L5HQ09fgL4/TxvZM7F71BI/AAAAAAAAEP8/H-k4Nwe9sKA/s72-c/sotto%2Bil%2Blenzuolo.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7699879103722681689.post-5462821437451192750</id><published>2012-01-22T09:07:00.000+01:00</published><updated>2012-01-22T09:07:00.565+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crisi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Più taxi per tutti?</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #999999; font-family: &amp;quot;Tahoma&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 10.0pt; mso-bidi-font-size: 11.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;di&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.sbilanciamoci.info/Chi-scrive/Roberta-Carlini-553"&gt;&lt;span style="color: #d03030;"&gt;Roberta Carlini&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #535548; font-family: &amp;quot;Tahoma&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 10.0pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; margin-bottom: 3pt;"&gt;&lt;b style="background-color: white;"&gt;&lt;span style="color: #535548; font-family: Tahoma, sans-serif;"&gt;2 su 100: tanti sono i romani che prendono il taxi. Perché invece è diventata questione nazionale, e il grande assente di tutta la discussione: un altro modo di trasportarsi&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 9.0pt; line-height: 115%;"&gt;I tassisti italiani, messi tutti insieme, non arrivano a 20.000. Il problema-taxi riguarda in tutt'Italia tre città: Roma, 
